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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda il 45esimo anniversario della strage di Ustica del 27 giugno 1980 in cui il Dc9 I-Tigi Itavia precipitò nel Tirreno provocando 81 morti
ROMA – “La strage di 45 anni or sono nel cielo di Ustica ha impresso nella storia della Repubblica un segno doloroso e profondo che non potrà mai essere cancellato. Tutti coloro che erano a bordo di quel DC9, partito da Bologna con destinazione Palermo, vi trovarono la morte. Ottantuno persone tra equipaggio e passeggeri: tanti i corpi che non fu possibile ritrovare. Èstata una tragedia tra le più oscure e laceranti che hanno colpito il nostro Paese”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 45° anniversario della strage di Ustica.
“La memoria rinnova anzitutto i sentimenti di solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime, costretti a uno strazio indicibile, indelebile, inspiegabile – aggiunge -. La Repubblica non abbandona la ricerca della verità e sollecita la collaborazione di tutti coloro che, anche tra i Paesi amici, possono aiutarci a rispondere al bisogno di giustizia, che non si dissolve negli anni perché è parte del tessuto stesso della democrazia”.
LA STRAGE DI USTICA RICORDATA DA MATTARELLA, NODO OSCURO DELLA STORIA D’ITALIA
La strage di Ustica fa riferimento all’inabissamento nelle acque del Mar Tirreno del volo IH870. Il volo di linea doveva essere compiuto dal Dc9 I-Tigi con partenza da Bologna e arrivo programmato a Palermo-Punta Raisi. Il volo è correttamente partito da Bologna ma con un ritardo di circa due ore a causa di una tempesta che aveva colpito la citta.
Poco dopo essere partito alle 20.08 con 113 minuti di ritardo, nello specifico alle 20.59, l’aereo perse il contatto radio con il centro di controllo d’area di Roma. Alle 21.04, alla chiamata per l’autorizzazione per la discesa verso Palermo, il Dc9 non rispose. Nei cinque minuti tra l’ultimo contatto e la mancata risposta alla chiamata l’aereo, secondo la tesi più accreditata, fu colpito da un missile. In conseguenza dell’impatto il velivolo si inabissò nel Tirreno diviso in almeno due grandi tronconi. In quel momento stava sorvolando il cielo tra le isole di Ponza e Ustica. Il bilancio fu drammatico. Tutti gli 81 occupanti, tra passeggeri e personale di bordo, morirono nello schianto.
L’ABBATTIMENTO DEL DC9 SUI CIELI DI USTICA
Ciò che rende la strage di Ustica un nodo oscuro della storia d’Italia è la circostanza che, in via ufficiale, non è stata appurata la causa per la quale l’aereo è precipitato. O meglio non ci sono responsabili sotto il profilo penale. Resta oscura la dinamica dell’incidente ma anche la stessa causa che ha portato l’aereo ad inabissarsi. La tesi quasi “ufficiale” (anche perché accettata come causa dell’incidente in sede di procedimenti civili e risarcitori) è quella del coinvolgimento di aerei di più nazioni (forse Francia, Libia e Stati Uniti) intenti in un inseguimento che aveva come soggetto principale l’allora leader libico Gheddafi. Il Dc9 si sarebbe, in sostanza, trovato sulla linea di fuoco. Venendo, quindi, abbattuto per errore da un missile “amico” ossia sparato da un aereo potenzialmente alleato dell’Italia.
La tesi del missile, nello specifico francese, venne sostenuta anche da Francesco Cossiga nel 2007. L’allora emerito capo dello Stato all’epoca dei fatti era presidente del Consiglio e all’autorità giudiziaria ha riferito che a informarlo furono i servizi segreti. Cossiga confermò che l’obiettivo era abbattere il mig 21 libico su cui si riteneva viaggiasse Gheddafi. Questa ricostruzione fu poi confermata a Repubblica da Giuliano Amato nel 2023. All’epoca dei fatti Amato era ministro dell’Interno. Stessa linea, per sommi capi, è quella sancita dalla Cassazione nei procedimenti civili e risarcitori.
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