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L'aula della Camera

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Una sola certezza. In un bicameralismo più che perfetto come quello italiano il sì al taglio dei parlamentari segna di fatto la nascita della terza Camera dello Stato fuori da ogni scelta dei cittadini o del Parlamento. Non abbiamo il Senato delle autonomie ma di sicuro da oggi aumenta il peso della Conferenza Stato-Regioni. Il “luogo nascosto” della democrazia italiana dove la Sinistra Padronale tosco-emiliana e la Destra lombardo-veneta a trazione leghista governano saldamente la spesa sociale e infrastrutturale e lo fanno dando sempre di più ai ricchi e sempre di meno ai poveri. Siamo francamente molto preoccupati. Perché il problema competitivo del Paese che è uno solo e riguarda il suo divario interno resta imprigionato in questo federalismo all’italiana che ne è la causa principale. Non è cambiato nulla. La Sinistra Padronale, anche ai tempi del Covid e senza l’alleato Cinque Stelle, ha saldamente nelle sue mani il governo delle due Regioni forti del CentroItalia. La Destra a trazione leghista si conferma in Veneto con una leadership di Zaia che ha numeri strepitosi e di sicuro motivo di preoccupazione per la leadership sempre più traballante di Salvini.

Siamo al combinato disposto della vittoria del Sì al referendum che dà ai grillini l’ultimo trofeo dell’anti-politica con cui coprire la disfatta di partito nelle consultazioni regionali e la tenuta di un Pd che vince bene in Toscana senza l’alleato grillino e sorprendentemente in Puglia anche con Italia Viva contro oltre i Cinque Stelle, mentre De Luca capitalizza in Campania la campagna Covid e consegue un risultato che è più suo del Pd ma è comunque anche del Pd. Diciamocelo chiaro. Questo combinato disposto è quello di un voto stabilizzante per il governo Conte e questo non ci dispiace. A patto che la stabilità sia un valore che si traduca in scelte di rottura che non sono compatibili con un sistema di spesa pubblica per reti infrastrutturali che assegna al cittadino emiliano-romagnolo tre volte di più di quanto viene erogato a un cittadino campano. A patto che la scelta di rottura si traduca in un cambio di passo nella definizione delle priorità del Recovery Fund e nella capacità di gestione su poche opere mirate di sviluppo, materiali e immateriali, tutte collocate nel Mezzogiorno.

Il federalismo all’italiana che sottrae decine di miliardi l’anno dovuti alle regioni meridionali per lo sviluppo e li regala alla voce assistenzialismo alle regioni settentrionali ha prodotto il capolavoro che gli unici due territori europei a non avere raggiunto i livelli pre-crisi in Europa sono il Nord e il Sud dell’Italia. Non vorremmo turbare il sonno di nessuno e nemmeno l’allegria del Viceré pluriconfermato De Luca, ma gli ultimi dati dell’Eurostat indicano al primo posto delle regioni europee più a rischio di povertà o esclusione sociale proprio la Campania. Al secondo posto c’è la Sicilia, al settimo la Calabria. Il Sud dell’Italia, per capirci, è il problema dell’Europa e la differenza tra l’Europa e l’Italia è essenzialmente una: a Bruxelles lo hanno capito, aprono i cordoni della Borsa solo per questo, in casa i potentati regionali del Nord o non lo hanno capito o fanno finta di non capirlo perché – sbagliando – credono che a loro convenga. Non è così. Ha ragione Ercole Incalza: prima c’era l’ottimismo della ragione, poi l’ottimismo della volontà e della speranza, oggi scopriamo l’ottimismo della illusione che è quella di potere fare la rete unica della fibra lasciandone il controllo alla Tim franco-italo-americana guidata da Bolloré o di fare la riunificazione infrastrutturale del Paese con l’elenco di fantasia delle opere della ministra De Micheli. La cassa italiana è vuota, domani si potrà riempire a condizione che il governo della Repubblica italiana indichi nel Mezzogiorno il suo Progetto Paese e ponga le condizioni tecniche perché i cantieri si possano aprire per davvero.

Questo significa attuare oggi la coerenza meridionalista del trentino De Gasperi. Se non si esce dalla spirale perversa del federalismo all’italiana e dalla sua stanza di compensazione malata non abbiamo nessuna speranza di riprenderci. Il Presidente del Consiglio Conte ha su di sé una responsabilità enorme, ma anche la possibilità di giocare la sua partita senza stare lì a mediare ogni volta. Si liberi di ministri inadeguati che giocano una partita diversa dalla sua. Metta sul piatto il peso della sua libertà personale e della congiuntura politica favorevole per combattere a viso aperto e con scelte pragmatiche la battaglia del Mezzogiorno. Che vuol dire combattere la battaglia dell’Italia. Anche se molti continuano a fare finta di non capire.

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