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Una dose di vaccino AstraZeneca

Tempo di lettura 3 Minuti

AstraZeneca sì, AstraZeneca no, AstraZeneca forse. La girandola di dubbi, notizie vere o presunte, conferme e smentite sul vaccino dell’azienda anglo-svedese non rassicura i cittadini e rischia di rallentare la campagna vaccinale.

Oggi è atteso un nuovo capitolo di una saga che dura ormai dal 15 marzo, data in cui l’Aifa aveva sospeso «in via del tutto precauzionale e temporanea» il vaccino AstraZeneca in attesa di un pronunciamento dell’Ema.

Il giorno dopo l’agenzia europea del farmaco aveva dato il proprio assenso con qualche precisazione a proposito di alcuni eventi tromboembolici registrati. Il disco verde di Amsterdam aveva sbloccato le campagne di vaccinazione nei vari Stati membri, Italia compresa. E così, nell’arco di un paio di settimane, il nostro Paese stava riuscendo ad assorbire i ritardi accumulati a seguito della sospensione.

Ora però, rischia di arrivare un nuovo stop. Nelle scorse ore, valutando una possibile correlazione con rari episodi di trombosi, alcuni Paesi hanno limitato l’uso di AstraZeneca a categorie specifiche, ragione per cui l’Ema ha deciso di fare un supplemento di verifica. Oggi in tarda serata il verdetto.

ITALIA ALLA FINESTRA

Pierpaolo Sileri, sottosegretario italiano alla Salute, ha riferito a “Radio24” che «è possibile, per maggiore precauzione», che l’Ema «indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare» il vaccino anti-Covid di AstraZeneca, «può cioè individuare dei sottogruppi di popolazione che presentano un comune denominatore per un maggiore livello di rischio, e valutare il rapporto causa-effetto in tali gruppi» in relazione agli eventi trombotici rari che sono stati segnalati. Il sottosegretario ha, però, precisato che questo è «successo anche per tanti altri farmaci».

L’Italia dunque aspetta il responso dell’Ema. Ieri pomeriggio era circolata la voce che una possibile limitazione all’utilizzo del vaccino di Oxford potesse essere presa dalle autorità italiane nel corso di un vertice ad hoc tra ministero della Salute e Aifa.

Il dicastero guidato da Roberto Speranza, tuttavia, ha smentito riferendo che il confronto tra i due enti «è costante e le interlocuzioni tecniche sulla campagna vaccinale si svolgono con regolare frequenza. Non vi è in programma alcun vertice specifico».

Intervenuto anche a “SkyTg24”, Sileri ha quindi precisato che «probabilmente non sarà l’Aifa a prendere la prima decisione sulle limitazioni al vaccino AstraZeneca». Tra le opzioni riguardo al vaccino, ha aggiunto il sottosegretario, «si va avanti così, si sospende la somministrazione o, più probabilmente, ci sarà una limitazione».

L’ipotesi più accreditata è che l’Ema possa seguire l’esempio della Germania, che si è limitata a «raccomandare a una determinata categoria di evitarlo», ovvero ai minori di 60 anni. Un possibile anticipo di quanto decreterà a breve l’Ema lo ha rivelato a “Il Messaggero” Marco Cavaleri, responsabile vaccini dell’agenzia europea del farmaco.

Pur precisando che il rapporto rischi-benefici di AstraZeneca resta «a favore del vaccino», ha aggiunto che «è sempre più difficile affermare» che non ci sia un «rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione» e «casi molto rari di coaguli del sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine».

CONSEGNE A SINGHIOZZO

In attesa del nuovo pronunciamento, AstraZeneca è motivo di apprensione in diverse zone d’Italia anche per le consegne. In Sicilia l’azienda ha fatto sapere che ridurrà la fornitura di dosi: 10mila in meno rispetto alle 26mila attese entro sabato prossimo.

Situazione analoga nel Lazio, dove l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, esprime «forte preoccupazione per i tagli del 50% comunicati per le consegne» del vaccino anglo-svedese attese per il 14 aprile. Inoltre, aggiunge D’Amato, «c’è una differenza di 97.898 dosi che risultano conteggiate nel contatore nazionale ma non effettivamente ricevute».

Preoccupazioni che trovano conferma in alcune fonti della struttura del commissario per l’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo, secondo cui il 14 aprile AstraZeneca consegnerà in Italia 175mila dosi di vaccino e non le 340mila previste.

E il restante 50%? Le stesse fonti riferiscono che l’azienda ha comunicato che verrà distribuito in Italia assieme alle consegne previste per il 16 e il 23 aprile. Perciò meno dosi del previsto e spesso meno gradite dai pazienti. L’assessore della Regione Lazio riconosce che «i dubbi su AstraZeneca rischiano di azzoppare la campagna vaccinale».

Le nuove perplessità suscitate dall’indagine dell’Ema si sommano alle vecchie: ieri “Repubblica” ha raccontato delle file che si creano nel centro vaccinale della Mostra d’Oltremare, a Napoli, e negli altri centri cittadini proprio perché molti pazienti rifiutano AstraZeneca.


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