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VIBO VALENTIA – Si è chiusa la fase delle indagini preliminari sull’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro che ha svelato una fitta rete di narcotraffico riconducibile alla cosca Maiolo, articolazione della ‘ndrangheta radicata nel “locale di Ariola”, attiva nelle Preserre vibonesi, in particolare nei comuni di Acquaro, Arena e Dasà. Il Pubblico Ministero Andrea Giuseppe Buzzelli ha notificato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini, atto propedeutico all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Gli indagati
Nella lista figurano Antonio Maiolo, 34 anni, residente a Stefanaconi (VV); Carlo Maiolo, 55 anni, residente a Montesilvano (PE); Francesco Maiolo, 43 anni, residente a Brandizzo (TO); Dritan Mici, 51 anni, residente a San Salvo (CH); Gaetano Montera, 28 anni, residente ad Acquaro (VV); Nicola Antonio Papaleo, 67 anni, residente a Monasterace (RC); Giovanni Maiolo, 36 anni, residente a Montesilvano (PE); Pietro Parisi, 45 anni, residente ad Alghero (SS); Stefano Terremoto, 47 anni, residente a Torino (TO); Ciro Trezzi, 44 anni, residente a Montesilvano (PE); Francesco Zoccoli, 54 anni, residente a Sant’Agata del Bianco (RC).
L’organizzazione contestata
Secondo l’impianto accusatorio, l’associazione – attiva almeno dal 2015 con condotta ritenuta tuttora in corso – sarebbe stata dedita all’importazione, al trasporto, alla detenzione e alla cessione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, prevalentemente marijuana ma anche cocaina e hashish. Il gruppo avrebbe operato secondo una struttura gerarchica ben definita, con basi logistiche non solo in Calabria ma anche in Lazio, Piemonte e Abruzzo, servendosi di reti di distribuzione al minuto diffuse su tutto il territorio nazionale e di strumenti di comunicazione criptati per eludere le investigazioni.
Al vertice del sodalizio, secondo gli inquirenti, vi sarebbe Angelo Maiolo, individuato come promotore, organizzatore, capo e finanziatore dell’associazione, con compiti decisionali estesi alla scelta dei fornitori, all’organizzazione del trasporto e della cessione dello stupefacente, fino alla fissazione dei prezzi di rivendita. Un secondo livello dell’organizzazione, quello degli organizzatori, vedrebbe coinvolti Nicola Antonio Papaleo, Ciro Trezzi, Francesco Maiolo, Francesco Carè, Antonio Maiolo, Gaetano Montera e Domenico Fusca, con compiti di codecisione e pianificazione delle strategie del gruppo, sia nella fase di acquisto e trasporto sia in quella di custodia e occultamento della droga.
A un ruolo di fornitori di ingenti quantitativi sarebbero stati invece dediti Stefano Terremoto, Pietro Parisi e Gianni Bellò, che secondo l’accusa avrebbero favorito la ramificazione dell’organizzazione verso il centro e il nord Italia, mettendo in contatto i referenti del gruppo con propri corrieri. Un ultimo livello, quello dei partecipi con funzioni di finanziamento e supporto logistico, coinvolgerebbe Giovanni Maiolo, Carlo Maiolo e Domenico Fortuna, impegnati anche nel reclutamento di corrieri e nella ricerca di acquirenti.
Le singole operazioni contestate
Oltre al reato associativo, l’avviso di conclusione indagini elenca venti distinti episodi di cessione o detenzione di stupefacente, ricostruiti dagli investigatori nell’arco di tempo tra giugno 2020 e febbraio 2021. Le quantità movimentate risultano ingenti: si va dai 450 chilogrammi di marijuana che Angelo Maiolo avrebbe detenuto ai fini di rivendita nel gennaio 2021, ai 50 chilogrammi acquistati tramite Pietro Parisi e stoccati da Ciro Trezzi in due diversi luoghi della provincia di Pescara, fino a partite più contenute da 10-20 chilogrammi destinate a singole transazioni.
Tra gli episodi più significativi, gli inquirenti contestano una cessione di un chilogrammo di cocaina a un acquirente pugliese nel settembre 2020, riconducibile a un asse Bovalino-Vibo Valentia, e un’offerta di 10 chilogrammi della stessa sostanza al cittadino albanese Dritan Mici, individuato come acquirente ricorrente del gruppo insieme a un connazionale coinvolto in una successiva transazione di marijuana nel febbraio 2021.
Le indagini ricostruiscono inoltre un flusso di approvvigionamento che passava sistematicamente per Roma e Valmontone, snodi logistici da cui la sostanza veniva poi smistata verso l’Abruzzo – in particolare l’area di Montesilvano e Pescara, dove risiedono diversi indagati – con pagamenti che in alcuni casi superavano i 70 mila euro per singola fornitura.
Gli avvocati
Il collegio di difesa è rappresentato dagli avvocati Andrea Ferrara, Marco Bosio, Giuseppe Di Renzo, Sergio Rotundo, Nicola Pistininzi, Sandro D’Agostino, Giuseppe Orecchio, Bruno Ganino, Daniela De Sanctis, Lucio Canzoniere, Fiorenzo Cieri, Pietro Sciarretta, Salvatore Ranieri, Ilario Papaleo, Giuliana De Nicola, Alessandro Bavaro, Dario Vannetiello, Antonio Bernardo, Fabio Abbruzzese.
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