Francesco Guccini
4 minuti per la letturaAll’età di 86 anni è morto Francesco Guccini, l’addio ad una delle voci più libere della canzone d’autore italiana
Con la scomparsa di Francesco Guccini, svanisce una delle voci più autentiche, profonde e viscerali della cultura e della canzone d’autore italiana. Il “Maestro” si è spento questa mattina a 86 anni nella sua amata Pavana, in provincia di Pistoia, avvolto dall’affetto commosso della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei suoi familiari. Si è spento lì dove la sua storia era iniziata e dove aveva scelto di ritirarsi da tempo, cullato dal «suono continuo e ossessivo che fa il Limentra», quel fiume montano che egli stesso rese immortale nelle strofe di Amerigo, parabola amara e poetica di emigrazione e povertà.
Con lui se ne va un pezzo d’anima del nostro Paese, ma la sua voce resterà un punto di riferimento eterno per generazioni di ascoltatori.
Dai giorni della guerra al respiro delle osterie
Nato a Modena il 14 giugno 1940 — appena quattro giorni dopo l’ingresso dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale — Guccini conobbe fin dall’infanzia il peso della storia. Durante i conflitti visse a Pavana mentre il padre Ferruccio, soldato fermamente contrario al nazifascismo, dopo l’8 settembre 1943 venne catturato e deportato nei campi di prigionia di Leopoli e Amburgo.
Nel 1960, a vent’anni, la svolta: il trasferimento a Bologna, la città che lo avrebbe adottato e fatto fiorire. Dopo le prime esperienze lavorative come insegnante e giornalista, l’universo di Guccini prese forma tra le atmosfere popolari dei locali, delle balere e soprattutto delle osterie. Un mondo antico che oggi non esiste più, ma che la sua penna ha reso eterno. Su tutte, l’Osteria delle Dame a Bologna, città che il cantautore descrisse con una celebre e affettuosa immagine: «Una vecchia signora col seno sul piano padano e il culo sui colli».
Le pietre miliari della canzone italiana
Il successo arrivò tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, inaugurando una stagione d’oro costellata da oltre venti album e brani diventati vere e proprie pietre miliari della musica leggera e della poesia italiana.
Da manifesto generazionale come Dio è morto alla travolgente carica di La Locomotiva, canzone simbolo di cui lo stesso Guccini ricordava la genesi quasi miracolosa: «L’ho scritta in venti minuti» aveva dichiarato in un’intervista, quasi stupito. La canzone infatti è lunga 13 strofe, un flusso di coscienza e creatività inarrestabile. «Una canzone nata fortunata».
Nei suoi concerti non servivano effetti speciali o scenografie sfarzose. Sul palco c’erano soltanto lui, la sua chitarra, un fiasco di vino rosso e la complicità viscerale con il pubblico, sostenuto negli anni da una straordinaria formazione di musicisti come Juan Flaco Biondini, Ares Tavolazzi, Ellade Bandini e Vince Tempera.
Accanto alle canzoni, la scrittura in prosa ne ha consacrato la statura narrativa, coronata nel 1986 dal romanzo Croniche Epafaniche.
Un’anima libertaria oltre ogni etichetta
Nonostante sia stato a lungo eletto a simbolo dell’impegno civile e politico, Guccini ha sempre difeso con orgoglio la propria indipendenza intellettuale e la libertà dell’artista, rifiutando qualsiasi steccato ideologico. La sua forza consisteva nell’elevare vicende minime e quotidiane a significati universali.
Ribadendo la sua visione del mondo, in un’intervista ad Aldo Cazzullo raccontò: «Non sono mai stato comunista. Tutti credono che lo sia; ma non è vero. Lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista. Semmai, lo dico con grande ritegno, mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che reale».
L’ultimo saluto e il ricordo delle istituzioni
Per espresso desiderio del cantautore e come confermato dalla famiglia, i funerali si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. La famiglia ha espresso il desiderio che questo momento di profondo dolore sia vissuto nella più intima riservatezza, ringraziando quanti si uniranno al lutto con discrezione e rispetto. Tuttavia, per consentire al pubblico di rendergli il dovuto omaggio, nel mese di settembre verrà organizzata una cerimonia commemorativa.
La notizia della sua scomparsa ha toccato profondamente anche le istituzioni. Alla Camera dei Deputati la capogruppo del PD Chiara Braga ha annunciato in Aula la morte del cantautore: «Ci ha lasciato Francesco Guccini. Un poeta che ha saputo raccontare il nostro tempo».
L’annuncio è stato accolto da un lungo e commosso applauso corale da parte di tutti gli schieramenti politici. La proposta di dedicare a settembre un momento ufficiale di memoria a Montecitorio ha trovato poi il pieno consenso.
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