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Gaetano Emanuele

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La Dda di Catanzaro impugna il provvedimento con cui erano stati disposti i domiciliari per motivi di salute per il presunto boss Gaetano Emanuele, ritenuto al vertice dell’omonima consorteria operante nelle Preserre vibonesi


CATANZARO – La Dda di Catanzaro ha impugnato il provvedimento con cui il gip Giovanni Strangis, lo scorso 12 agosto, aveva sostituito la custodia cautelare in carcere con i domiciliari per motivi di salute per il presunto boss Gaetano Emanuele, coinvolto nell’inchiesta antimafia “Jerakarni” ed è indicato dagli inquirenti come esponente di vertice della ‘ndrina Emanuele-Idà operativa nelle Preserre vibonesi.

I sostituti procuratori Andrea Buzzelli e Annamaria Frustaci hanno presentato appello al Tribunale del Riesame chiedendo, prima di tutto, una nuova perizia sulle condizioni sanitarie dell’indagato e, all’esito degli accertamenti, il ripristino della custodia cautelare in carcere.

IL NODO DELLE CONDIZIONI DI SALUTE DI GAETANO EMANUELE

La decisione del gip era maturata dopo l’esame della documentazione sanitaria e della relazione trasmessa dalla Casa circondariale di Ancona, dove Emanuele era detenuto, presentata dalla difesa, nella persona dell’avvocato Giuseppe Di Renzo. Secondo quanto riferito al giudice, il quadro clinico avrebbe richiesto particolari cautele, cure e assistenza difficilmente assicurabili nell’istituto penitenziario, anche in ragione delle condizioni di sovraffollamento. Il gip aveva quindi ritenuto temporaneamente incompatibile la permanenza in carcere.

La Dda contesta però che da quella documentazione possa essere ricavata un’incompatibilità assoluta con la detenzione. Secondo l’accusa, gli elementi sanitari acquisiti dimostrerebbero piuttosto la difficoltà di garantire le cure richieste nell’istituto di Ancona, senza chiarire se le stesse possano essere assicurate in un altro carcere o in una struttura sanitaria penitenziaria adeguata.

Da qui la richiesta di una perizia che consenta di verificare in maniera più completa la compatibilità delle condizioni di Emanuele con il regime detentivo.

EMANUELE ERA TORNATO A GEROCARNE

Nel ricorso viene inoltre contestata l’idoneità del domicilio individuato a Gerocarne. La Procura ritiene che prima della sostituzione della misura sarebbe stato necessario verificare non soltanto le caratteristiche dell’abitazione rispetto alle esigenze sanitarie, ma anche la sua adeguatezza sotto il profilo cautelare.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’impugnazione, Emanuele avrebbe raggiunto il domicilio senza scorta. La Dda richiama inoltre la collocazione territoriale dell’abitazione, individuando nell’area di Gerocarne e Soriano Calabro uno dei territori nei quali, secondo l’impianto accusatorio dell’inchiesta “Jerakarni”, sarebbe stata attiva la ’ndrina Emanuele-Idà. L’indagine della Dda ha infatti ricostruito l’operatività del gruppo nel comprensorio delle Preserre, con particolare riferimento a Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano.

IL PRECEDENTE RICHIAMATO DALLA DDA DI CATANZARO

Tra gli elementi sottoposti al Riesame, i magistrati richiamano anche un episodio risalente al luglio 2024, quando Emanuele, secondo la ricostruzione dell’accusa, si sarebbe allontanato dalla stessa abitazione durante l’esecuzione della misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Habanero”.

La Dda pone inoltre l’accento sulla necessità di mantenere integre le esigenze cautelari già individuate nei precedenti provvedimenti, sostenendo che le condizioni di salute non sarebbero, da sole, sufficienti a escludere il rischio di contatti con l’ambiente criminale di riferimento.

SARà IL TRIBUNALE DEL RIESAME A DECIDERE

Il Tribunale del Riesame dovrà ora valutare le contestazioni della Procura e stabilire se siano necessari nuovi accertamenti sulle condizioni di salute dell’indagato. La Dda chiede, una volta verificata la compatibilità con la detenzione, il ripristino della custodia cautelare in carcere.

La vicenda resta inserita nel procedimento “Jerakarni”, l’inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro che nell’aprile scorso ha portato a numerose misure cautelari nei confronti di persone ritenute appartenenti o vicine al gruppo Emanuele-Idà. Le contestazioni dovranno naturalmente essere valutate nelle successive fasi del procedimento e, per gli indagati, vale la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

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