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Omicidio di Tito, perizia sul figlio. Il giovane non fece l’iniezione perché nessuno lo accompagnò al Centro di Potenza.


Il dottor Antonio Blattmann, nominato dalla gip di Potenza, Ida Iura, ha effettuato ieri mattina al Policlinico di Bari la perizia psichiatrica su Giampiero Santamaria, il 31enne che lo scorso 20 agosto ha ucciso a mani nude la madre, Maria Vittoria Carbone, dopo averla picchiata poiché lei si sarebbe rifiutata di dargli uno smartphone. Ora si attende la relazione preliminare che, presumibilmente, verrà depositata non prima di due settimane. L’avvocato difensore Antonio Di Lena aspetta l’esito dell’esame per chiedere il riconoscimento dell’incapacità di intendere e di volere del suo assistito, che diverrebbe quindi non imputabile per il reato di omicidio aggravato di cui è accusato.

SI SVOLGERÀ LA PERIZIA FIGLIO CHE HA COMPIUTO L’OMICIDIO DI TITO

Tuttavia, il più che probabile riconoscimento dell’infermità non dovrebbe evitare a Santamaria l’applicazione una misura di sicurezza detentiva, presso una struttura specializzata. L’intenzione di Di Lena è chiedere il trasferimento dal Policlinico di Bari, dove il reo confesso si trova adesso in seguito alla convalida del fermo, ad un centro più attrezzato in Basilicata con scelta che, in base alla diagnosi, potrebbe ricadere su San Chirico Nuovo, Tolve o Irsina, cui il legale si è già rivolto in quanto in grado di assistere soggetti che abbiano commesso delitti gravi.

GLI ACCERTAMENTI SULLE CAUSE DEL DECESSO

Intanto, rimangono profondi il dispiacere e la rabbia per la morte della donna originaria di Vaglio Basilicata, che il sindaco Santopietro ci ha decritto come «una brava persona sempre partecipe degli eventi del paese», dove giovedì è stato celebrato il funerale accompagnato dal lutto cittadino. Straziante il dolore dei familiari, per una morte che in tanti ritengono potesse essere evitata. Durante l’omelia, il parroco don Tedosio Avigliano ha di fatti richiamato la necessità «di accompagnare e assistere» ogni fragilità. Per fare piena luce su quanto accaduto nella abitazione di Tito quella drammatica sera, bisognerà attendere l’esito dell’autopsia che, in particolare, accerterà l’orario del decesso e se ci sia stato o meno un ritardo sulla chiamata dei soccorsi, sul quale indaga la Procura.

LE OMBRE SULLE CURE MEDICHE E LA MANCATA SOMMINISTRAZIONE DELLA TERAPIA

A far riflettere tanto l’opinione pubblica è stata la circostanza della mancata puntura cui si sarebbe dovuto sottoporre il 31enne, che chiede della madre e non comprende come mai non sia a casa sua. Avrebbe dovuto fare l’iniezione lo scorso 13 agosto, tuttavia, non avendo la patente, ha raccontato agli inquirenti che nessuno lo avrebbe accompagnato a Potenza dove, ricordiamo, era in cura presso il Centro di igiene mentale in quanto affetto da disabilità psichica. In tal senso, non sembra però sussistano particolari obblighi giuridici in capo a qualcuno.

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