I lavoratori di konecta
3 minuti per la letturaVertenza Konecta R a Crotone, il grido della lavoratrice Daniela al presidente Occhiuto in vista delle scadenze di dicembre
CROTONE – «Di nuovo si è fermato il respiro». In queste poche parole c’è tutta l’angoscia di chi, dopo aver intravisto una speranza, si ritrova ancora una volta davanti allo spettro della perdita del lavoro. È il grido di Daniela Montalcini, lavoratrice di Konecta R, che ha deciso di rivolgersi direttamente al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per chiedere risposte concrete sul futuro di circa 700 dipendenti.
VERTENZA KONECTA R, L’APPELLO DEI LAVORATORI
Un appello accorato, scritto da chi vive sulla propria pelle l’incertezza di una vertenza che rischia di travolgere centinaia di famiglie calabresi. Montalcini non usa giri di parole: «Mi rivolgo direttamente a Lei perché ormai, insieme ai miei cari colleghi, non sappiamo più con chi parlare per avere risposte». Poi il nodo centrale della richiesta: «Sono una dei circa 700 dipendenti della Konecta R che a dicembre del 2026 rischierà nuovamente di perdere il lavoro».
La lavoratrice ricorda come la stessa situazione si fosse già presentata nel dicembre 2024, dopo anni di cassa integrazione ormai ridotta al minimo. In quel momento, spiega, l’intervento e l’attenzione del presidente Occhiuto avevano restituito speranza ai lavoratori, aprendo la strada a nuove attività legate al progetto di dematerializzazione delle cartelle cliniche.
LE PAROLE AL PRESIDENTE OCCHIUTO
«Lei ci ha ridato speranza e sollievo – dichiara Montalcini -. In poco tempo si sono aperte le porte a nuove attività lavorative». Un progetto accolto con entusiasmo dai dipendenti, chiamati a riconvertire competenze e mansioni: «Dall’usare delle cuffie siamo passati ad usare gli scanner. Ci credevamo in questo progetto ed eravamo orgogliosi».
Secondo Montalcini, quell’attività avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di un percorso stabile, capace di offrire opportunità anche ad altri lavoratori calabresi. Invece, dopo meno di un anno, sarebbero emerse le prime difficoltà. «Si stava ripresentando l’ombra della cassa integrazione – afferma – e l’azienda ha cominciato a darci ore, permessi, ferie». Poi, nell’aprile 2026, la comunicazione della cassa integrazione fino al 31 dicembre 2026.
L’ANSIA E L’INCERTEZZA
Da quel momento sono tornate ansia, paura e incertezza. «Sono ricominciate le domande: cosa dire ai nostri figli? Come pagheremo il mutuo? Come provvederemo alla nostra famiglia?». Parole che raccontano il peso umano di una crisi occupazionale che non riguarda soltanto numeri e tavoli istituzionali, ma vite, famiglie e dignità.
A ottobre 2026, denuncia la lavoratrice, non sono ancora arrivate risposte chiare. «Sta per finire l’anno e non abbiamo avuto alcuna risposta. Ancora non sappiamo se a gennaio saremo dipendenti dell’azienda Konecta R. Tutto tace e questo fa male».
Da qui l’appello diretto al presidente Occhiuto: «Ci aspettiamo e pretendiamo che sia nuovamente Lei a prendere in mano la situazione e a garantirci il diritto al lavoro». Montalcini chiede atti concreti e sottolinea il rischio che molti calabresi siano costretti a lasciare la propria terra per cercare occupazione altrove.
«Non permetta che questa situazione ci faccia lasciare il nostro bel paese. Sarebbe una sconfitta per tutti», scrive ancora.
La lettera si chiude con una richiesta semplice e forte: «Abbiamo bisogno di aiuto e di essere ascoltati». Un grido che riporta al centro il destino di centinaia di famiglie calabresi in attesa di certezze.
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