5 minuti per la lettura
Il capogruppo di FdI Angelo Brutto, «La Calabria può diventare l’hub dei dati del Paese», ha presentato una proposta di legge per disciplinare l’insediamento «sostenibile» dei data center in regione.
È stato, nelle ultime settimane, un tema di discussione piuttosto presente nelle cronache nazionali. Parliamo dei data center, insediamenti più o meno estesi che ospitano server, sistemi di archiviazione e apparati di rete destinati all’elaborazione, alla conservazione e alla gestione dei dati digitali e delle applicazioni informatiche. Sono il “cuore” fisico dei servizi digitali: permettono il funzionamento di cloud, intelligenza artificiale, servizi online e banche dati. Il 40% si trova negli Stati Uniti, in Europa il principale hub è la Germania. L’Italia è ancora un mercato piccolo, ma in espansione: ne ospita circa 200, ma diverse altre decine sono destinate ad arrivare nei prossimi anni. Perché se ne sta parlando con una certa frequenza nelle ultime settimane? Per varie ragioni.
Da un lato l’accelerata del Governo che ha dato il via libera di recente a due investimenti tra Milano e Vercelli, per circa 8 miliardi, dall’altro la Lombardia che ha da poco licenziato la prima normativa regionale in materia. E poi ci sono le proteste. Sono partite dagli Stati Uniti (lo Stato di New York, in risposta, ha deciso di bloccare per un anno la costruzione di nuovi data center) ma hanno portato ora alla nascita di comitati civici anche in Lombardia, preoccupati per il consumo del suolo. Che è una delle criticità legate all’insediamento di data center: ci sono poi gli alti consumi energetici, la necessità di essere raffrescati (spesso con acqua), il rumore.
CALABRIA HUB DEI DATI: LA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DI BRUTTO SUI DATA CENTER IN CALABRIA
Anche la Calabria – che al momento ne ospita tre, due a Cosenza e uno a Lamezia – guarda con un certo interesse a questo nuovo mercato. Nelle settimane in cui la Lombardia approvava la sua legge in materia, un progetto simile approdava anche a Palazzo Campanella. Primo firmatario il capogruppo di FdI Angelo Brutto (al quale si sono aggiunti i colleghi Caputo, Pitaro, Giannetta e Mattiani), oggetto “Principi per l’insediamento sostenibile dei centri dati e per il coordinamento dei relativi procedimenti nel territorio della Regione Calabria”.
Consigliere Brutto, un tema non proprio popolare. In Lombardia, che al momento è l’hub principale con circa la metà dei data center ospitati in Italia, le comunità locali sono sul piede di guerra. Tutti (o quasi) vogliamo l’Ai, nessuno vuole vicino i data center.
«Guardi, c’è un tema di sicurezza che spesso viene trascurato: ogni volta che diamo un consenso sui nostri smartphone, autorizziamo la custodia dei nostri dati in luoghi che spesso ignoriamo. Per questo la sovranità sui dati è diventata una questione strategica nazionale. Il mio ragionamento è semplice: poiché si tratta di un’attività produttiva ormai inevitabile, dobbiamo utilizzarla a nostro vantaggio».
ENERGIA, ZES ED ECCELLENZE: I VANTAGGI STRATEGICI DEL TERRITORIO
E quali sono i vantaggi per la Calabria?
«La Calabria presenta un insieme di fattori unici, che possono aiutarla ad attrarre questi investimenti. Siamo una regione in surplus energetico: produciamo oltre il doppio dell’energia elettrica necessaria al nostro fabbisogno. Un surplus che ci costa circa 1 miliardo all’anno. Il motivo è tecnico: l’energia che immettiamo in rete viene pagata meno di quella che preleviamo. Esiste un differenziale importante che ci penalizza. Perciò conviene molto di più consumare l’energia che produciamo internamente per alimentare attività produttive piuttosto che venderla. Se utilizziamo questa energia nei data center, che sono strutture energivore, creiamo un effetto moltiplicatore sul fatturato di quelle attività. Invece di beneficiare poco di una risorsa che produciamo noi, potremmo triplicare o quadruplicare il valore di quello che oggi perdiamo, con ricadute enormi sul Pil regionale. Inoltre, disponiamo di moltissime aree industriali degradate che possono essere riqualificate senza consumare nuovo suolo agricolo: nella proposta le individuiamo come sedi preferenziali. A questo aggiunga la fiscalità di vantaggio della Zes e l’eccellenza dell’Università della Calabria nel campo dell’intelligenza artificiale: abbiamo un mix di fattori unico in Italia».
Siamo in surplus energetico grazie al fossile, sulle rinnovabili Confindustria ha richiamato la Regione per i ritardi.
«Non è solo per il fossile e per le rinnovabili siamo a buon punto. La sollecitazione è sui tempi delle procedure. Più è facile produrre energia rinnovabile, meglio è per tutti. Il vero collo di bottiglia è l’iter autorizzativo; bisogna lavorare per rendere queste procedure più rapide. Ma bisogna anche fare in modo che queste risorse si traducano in un vantaggio concreto per il territorio. Vale per l’energia che produciamo, vale per le risorse idriche».
LA GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE E I PROSSIMI PASSI ISTITUZIONALI
Altro tasto delicato. I data center usano l’acqua, in molti casi, per refrigerarsi. Ma siamo in una regione in perenne crisi idrica, anche quando le riserve sono piene. Come si può giustificare l’uso di grandi quantità di acqua per raffreddare i server?
«Capisco la percezione dei cittadini, ma dobbiamo fare chiarezza. Posto che l’acqua non è l’unico sistema di raffrescamento utilizzabile e che la tecnologia è in costante evoluzione, l’acqua usata per questi scopi non è quella potabile e in ogni caso non serve una quantità infinita, perché viene riutilizzata».
Quali sono i prossimi passi?
«La proposta è già andata in prima lettura in commissione. A settembre riprenderemo la discussione, io sono aperto a sollecitazioni e suggerimenti. Spero si arrivi al voto in tempi non troppo lunghi perché prevedo che a breve ci sarà un vero e proprio “assalto” di richieste, simile a quello che accadde anni fa con l’eolico, e dobbiamo essere pronti. La mia proposta serve proprio a garantire che questi insediamenti siano sostenibili e compatibili con il territorio, le risorse ambientali, il consumo di suolo e lo sfruttamento delle acque. Senza un quadro normativo chiaro, rischieremmo di subire gli investimenti invece di guidarli. Iniziamo con i data center, ma questa infrastruttura è il presupposto per tutto ciò che verrà dopo: nanotecnologie, robotica e tecnologie emergenti. La Calabria ha il know-how e le caratteristiche per candidarsi come l’hub dei dati dell’intero Paese».
COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA