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Muore un giovane tunisino: scoppiano incendi e disordini nel Cpr di Palazzo San Gervasio: agli arresti 8 persone e indagini in corso per accertare le dinamiche della morte del 30enne


Un morto, un ferito e otto arresti. È il bilancio di un lunedì pomeriggio ad alta tensione all’interno del Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Palazzo San Gervasio, nel Potentino. Dopo i disordini scoppiati e gli incendi appiccati nella struttura potentina in seguito alla morte di un giovane tunisino di 30 anni, otto persone, trattenute nella struttura, sono state arrestate dalle forze dell’ordine.

Indagini sono in corso per accertare la dinamica della morte del giovane, che aveva problemi psichiatrici, caduto da un tetto del campetto di calcetto: l’ipotesi più accreditata resta quello del suicidio ma gli investigatori non escludono che possa essere precipitato per cause accidentali. Le verifiche comprendono ricostruzioni dei fatti e ascolti di persone presenti nella struttura. Nel quadro degli accertamenti sono esaminate anche le condizioni di salute e le eventuali cure cui il giovane fosse sottoposto. Il ragazzo deceduto era arrivato nella struttura venerdì scorso e viveva accampato con un materasso vicino al campo di calcetto. Proprio nella giornata di lunedì il 30enne tunisino aveva appreso la notizia della convalida della detenzione per altri tre mesi all’interno del Cpr. Nella struttura al 5 agosto erano presenti circa un centinaio di migranti.

Appresa la notizia davanti ai cancelli è arrivata una delegazione dei componenti dell’Assemblea lucana “No Cpr”. La stessa ha denunciato come da giorni i detenuti vivessero condizioni di grave criticità.
Sul posto è arrivata ieri anche la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, che ha detto di avere piena fiducia nella magistratura ribadendo il suo impegno in favore della chiusura di queste strutture di detenzione amministrativa.

Il precedente più drammatico risale all’agosto del 2024. Nel Cpr morì il 19enne algerino Belmaan Oussama, conosciuto anche come Oussama Darkaoui. Anche quel decesso provocò una protesta all’interno della struttura e l’intervento delle forze dell’ordine. La Procura di Potenza aprì un’inchiesta per ricostruire le circostanze della morte. Il procuratore Francesco Curcio spiegò che non erano stati rilevati, nelle prime verifiche, segni evidenti di violenza, ma che diverse ipotesi dovevano essere ancora valutate. Il giovane, secondo quanto riferito dalla Procura, aveva già manifestato comportamenti autolesionistici. E aveva ingerito pezzi di vetro, tanto da essere ricoverato in ospedale prima di essere riportato nel centro.

Il centro lucano è da tempo al centro di forti tensioni e di accesi dibattiti politici e giudiziari. La storia del centro è segnata da verifiche e inchieste: il Cpr, una ex fabbrica riconvertita nel 2018, ha ricevuto 26 avvisi di chiusura; la Procura di Potenza ha indagato circa trenta persone per fatti riferiti alla gestione 2018-2022, ipotizzando maltrattamenti e la somministrazione di psicofarmaci (fra cui Rivotril) senza reale necessità medica, con almeno 35 casi di presunti maltrattamenti citati dal procuratore Francesco Curcio. Le indagini hanno ricostruito anche un sistema di nomine “pilotate” degli avvocati difensori che, nel 2019, avrebbe riguardato 855 trattenuti su 1.410. Nonostante ispezioni e contestazioni, nel luglio 2025 la Cooperativa Officine sociali si è successivamente riaffidata l’appalto da 15 milioni.

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