Ornella Forastefano
3 minuti per la letturaL’ordinanza di convalida del fermo di Elvis Bisho svela i particolari del presunto femminicidio di Ornella Forastefano che per la gip di Bari appare di “inaudita e spropositata violenza”.
COSENZA – Vasti traumi e numerose lesioni sul corpo di Ornella Forastefano. La 46enne lasciata agonizzante davanti all’ospedale di Trebisacce alle 3 del mattino e poi morta per le gravi ferite riportate.
Sarebbe questo l’esito dell’autopsia eseguita sul corpo della donna dall’equipe di medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro, guidata dalla professoressa, Isabella Aquil. Effettuati anche esami di laboratorio i cui risultati saranno resi noti tra alcuni giorni. Per il suo omicidio è detenuto in carcere a Bari il compagno, Elvis Bisho (Metvelaj è solo un alias), 42enne di nazionalità albanese. Dopo che il Gip di Bari ha convalidato il fermo operato dai carabinieri della Compagnia di Cassano all’Ionio unitamente al Nucleo Investigativo del Reparto operativo di Cosenza, emettendo un’ordinanza di custodia cautelare. La Polizia di frontiera, su input dei militari dell’Arma, aveva infatti fermato l’uomo nel porto di Bari. Stava cercando di tornare nel suo Paese. Adesso gli atti sono tornati ai magistrati di Castrovillari che dovranno proseguire le indagini.
Nel frattempo due avvocati del foro di Castrovillari hanno rifiutato la nomina a difensore di fiducia di Elvis Bisho, alias Elvis Metvelaj. Dopo il primo rifiuto, anche il secondo legale indicato dall’indagato, ha deciso di non accettare.
FEMMINICIDIO FORASTEFANO, IL GIP DI BARI: “UCCISA CON VIOLENZA SPROPOSITATA”
“Appare del tutto plausibile sostenere che la morte” di Ornella Forastefano derivi da “un’azione connotata da inaudita e spropositata violenza, da sicuro accanimento e da una sovrabbondanza di gesti lesivi in suo danno”.
Per quanto riguarda l’ordinanza di convalida il gip del Tribunale di Bari ha evidenziato la gravità della posizione dell’uomo. Il magistrato ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere di Elvis Bisho – vero nome di Elvis Metvelaj che è solo un alias – per femminicidio aggravato dalla relazione intrattenuta con Ornella Forastefano la 46enne lasciata agonizzante, o forse già morta, davanti all’ospedale di Trebisacce alle tre di domenica scorsa. Da parte sua l’uomo si è difeso sostenendo che la compagna fosse caduta per le scale. Tuttavia la ricostruzione della gip appare fondamentalmente diversa.
LA RICOSTRUZIONE DEL GIP
Nel suo provvedimento, il giudice ricostruisce quanto accertato dai carabinieri sin dalle prime ore. I due hanno trascorso il Ferragosto con alcuni amici che, scrive, hanno fatto esplicito riferimento “ad una relazione di coppia caratterizzata da un ossessivo sentimento di gelosia nutrito dall’uomo nei confronti della compagna che ne rendeva la gestione burrascosa e conflittuale”. A riprova, il Gip cita l’episodio che ha visto Bisho “aggredire brutalmente, alla presenza della compagna (che tentava invano di arginarlo) la guardia medica di Amendolara poche ore prima del tragico evento. Per la necessità di conoscere se fosse ‘lui quello di ieri’. Circostanza che evidentemente riscontra il contegno ossessivo e geloso dell’uomo, il quale, con ogni probabilità tentava di individuare chi fosse il suo ‘rivale in amore'”.
Gli elementi, quindi, consentono, per il Gip, di “ritenere che l’azione omicidiaria sia stata posta in essere quale espressione di prevaricazione, controllo e possesso della persona offesa in quanto donna” e che quindi sia contestabile il reato di femminicidio. Riguardo a dove l’aggressione sia avvenuta, la giudice, sulla base degli elementi raccolti dai carabinieri, ritiene che possa essere avvenuta in un bosco o in campagna per la presenza di terriccio e fogliame secco nei capelli. E potrebbe essere avvenuta ore prima dell’abbandono da parte di Bisho del corpo davanti l’ospedale. Una telecamera di sicurezza, infatti, ha ripreso la coppia e dalle immagini emerge come Ornella “già versasse in una situazione di evidente difficoltà motoria, a riprova del fatto che l’aggressione era già stata consumata”.
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