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Sibari, ai funerali di Ornella Forastefano, vittima di femminicidio, Don Groccia ai figli: «Ammainate eventuali sentimenti di vendetta, riprendete la vita da dove è stata spezzata».
«È un caso di femminicidio a tutti gli effetti. Nessuno può permettersi di oltraggiare, umiliare, calpestare o cancellare la dignità femminile. Giovanni Paolo II, in un passaggio della “Mulieris dignitatem”, proprio sulla dignità della donna, elevava la Madonna come elevazione della dignità del femminile». A sostenerlo è stato don Pietro Groccia nel corso dell’omelia dei funerali di Ornella Forastefano, la donna di 46 anni lasciata nella notte tra sabato e domenica agonizzante davanti al pronto soccorso di Trebisacce e deceduta, “per i vasti traumi e le numerose lesioni che le erano state inferte”, stante alle indiscrezioni trapelate sull’esito dell’esame autoptico eseguito nella giornata di giovedì scorso dall’equipe di medicina legale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Dulbecco di Catanzaro, guidata dalla professoressa, Isabella Aquila.
Il gip del Tribunale di Bari, Flavia Lombardo Pijola, nell’ordinanza con cui ha convalidato il fermo di Elvis Bisho scrive: “Appare del tutto plausibile sostenere che la morte sia stata provocata da un’azione connotata da inaudita e spropositata violenza, da sicuro accanimento e da una sovrabbondanza di gesti lesivi in suo danno”.
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L’OMELIA DI DON PIETRO GROCCIA AI FUNERALI SVOLTI A SIBARI DI ORNELLA FORASTEFANO: L’APPELLO ALLE ISTITUZIONI E LA CRITICA AI MEDIA
Ieri pomeriggio, 21 agosto 2026, una folla immensa, sicuramente più di mille persone, che ha gremito non solo la chiesa di Gesù Buon Pastore di Sibari ma anche l’ampio piazzale antistante, ha voluto dare – segnata da una forte commozione – l’ultimo saluto a Ornella. Don Pietro Groccia, nel corso della sua omelia, ha rivolto una precisa richiesta al legislatore e una “severa” critica ai media. «Quello che è successo deve rappresentare per noi uno stimolo a chiedere alle istituzioni leggi più severe e l’inasprimento delle pene nei riguardi di questi soggetti, per evitare che benefici di pena o instabilità mentali ripresentino tra dieci anni individui in grado di compiere gli stessi delitti. Bisogna, altresì, far calare il silenzio mediatico, perché con i talk show televisivi in cui si parla del femminicidio, di questo e di quell’altro, questi a modo loro potrebbero diventare personaggi».
Evocando lo storico monito del cardinale Pappalardo “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, don Pietro ha sottolineato che Sagunto è stata Sibari, perché «attraverso la morte di Ornella – ha spiegato – noi siamo stati espugnati dal sangue innocente di questa donna che, mentre si celebrava l’Assunta, offriva il suo corpo come una specie di martirio per il passaggio alla condizione dell’eternità nella vita di Dio».
IL RICORDO DI ORNELLA E IL MESSAGGIO DI SPERANZA AI FIGLI
Il parroco della Chiesa di Gesù Buon Pastore, nel corso dell’omelia, ha rievocato la conoscenza personale di Ornella fin dai suoi primi anni di servizio pastorale a Marina di Sibari e ha ricordato la presenza costante di Ornella alla messa domenicale. «Ho notato nel suo animo tanta bontà, ma allo stesso tempo una vena larvata di turbolenza che magari, attraverso scelte poco pensate, poco ragionate, l’hanno portata a commettere degli errori. Ma “errare humanum est, perseverare diabolicum”.
Ammainate ogni eventuale sentimento di astio e di vendetta, mettete da parte tutto questo, riprendete la vita da dove è stata spezzata, con i sentimenti della speranza. Impegnatevi a diventare uomini e donne riuscite, così da donare alla vostra madre, che ora vive nell’oltre della vita, quella felicità che le è stata negata su questa terra», questo è stato, alla fine, l’appello che don Pietro Groccia ha rivolto ai figli di Ornella, Maria e Ettore. Il feretro, all’uscita della chiesa, è stato salutato da scroscianti applausi e da decine di palloncini bianchi e rosa che sono stati liberati e lentamente sono saliti in cielo.
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