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Carceri, il primato della vergogna: alla Basilicata il podio per il sovraffollamento. L’associazione Antigone fotografa il collasso del sistema penitenziario.


Il sistema carcerario della Basilicata è ufficialmente al collasso, travolto da un’ondata di calore insostenibile e da un sovraffollamento che colloca la regione sul podio nazionale della vergogna. Secondo il rapporto di metà 2026 redatto dall’Associazione Antigone, la Basilicata registra un tasso di affollamento reale drammatico, pari al 162,5%, superato in tutta Italia soltanto da Puglia e Molise. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni burocratiche e raccontano una quotidianità fatta di sofferenza, dove la dignità umana viene calpestata sistematicamente dietro le sbarre. Negli istituti lucani la capienza regolamentare è un lontano miraggio. La vita quotidiana all’interno delle celle si è trasformata in un’esperienza al limite della sopravvivenza per i reclusi e per il personale, aggravata da gravi carenze strutturali dei penitenziari che, nei mesi estivi, determinano un clima insostenibile con picchi oltre i quaranta gradi.

SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI IN BASILICATA, A MATERA IL CASO ECLATANTE DEI FORNI D’ACCIAIO E IL PALLIATIVO DELL’AMMINISTRAZIONE

Il caso più eclatante di questa deriva logistica si registra presso la Casa circondariale di Matera. In alcuni reparti dell’istituto è stata accertata la totale assenza di finestre di aerazione, una carenza strutturale gravissima che impedisce il naturale ricircolo dell’aria, trasformando i locali in veri e propri forni d’acciaio. A questa drammatica asfissia si somma l’assenza totale di frigoriferi nelle celle, una condizione che rende impossibile la conservazione dell’acqua fresca. Per tentare di arginare una tensione interna sempre più palpabile, l’amministrazione locale ha adottato un parziale e disperato tentativo di gestione, estendendo l’orario di apertura delle celle di un’ora e posticipando la chiusura pomeridiana alle sedici anziché alle quindici. Un palliativo che non risolve l’assenza di investimenti.

CARENZA DI PERSONALE E COLLASSO DEL SISTEMA NAZIONALE

La crisi strutturale viaggia di pari passo con lo svuotamento degli organici della Polizia Penitenziaria, un fattore che in Basilicata assume contorni esplosivi. La regione condivide con Lombardia e Puglia il triste primato del rapporto detenuti-agente più alto del Paese, oscillando verso la punta di due virgola quattro ristretti per poliziotto, a fronte di una previsione normativa fissata a 1,5. Questa carenza si ripercuote sulla salute dei reclusi, rendendo molto più complicato organizzare le scorte per le visite mediche esterne e allungando i tempi di risposta per le richieste di benefici penitenziari o per l’ottenimento di preziose misure alternative.

Il dramma lucano si inserisce in un quadro nazionale spaventoso, si contano 64.741 detenuti in Italia a fronte di soli 46.343 posti reali, con un tasso medio del 139,7% e punte oltre il 200% al nord. L’Osservatorio di Antigone ha rilevato che nel quarantadue per cento degli istituti lo spazio calpestabile è inferiore ai tre metri quadrati a testa. Risposte politiche fallimentari: il decreto carceri non frena le presenze, aumentate di 2000 unità, mentre le misure alternative calano del 7%. Nel frattempo, l’autolesionismo sale a ventisei atti ogni cento detenuti, e i suicidi hanno toccato quota trentotto casi.

GLI SMISTAMENTI IN PUGLIA: LA REDISTRIBUZIONE DELLA DISPERAZIONE

Il cortocircuito lucano provoca una costante emorragia logistica. Poiché le strutture interne non riescono ad assorbire l’esubero, i detenuti della Basilicata vengono costantemente smistati e ospitati nelle regioni limitrofe, prima fra tutte la Puglia, che detiene il primato assoluto del collasso nazionale. Con un tasso di affollamento medio che schizza al 180,4%, le carceri pugliesi rappresentano il baratro del sistema. Taranto tocca picchi insostenibili, seguita a ruota da Foggia e Bari, dove la promiscuità coatta e la carenza idrica estiva trasformano i gironi penitenziari in polveriere pronte a esplodere, rendendo i trasferimenti lucani una pura e semplice redistribuzione della disperazione sociale.

DAL SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI IN BASILICATA ALL’INFERNO CAMPANO E IL FALLIMENTO DELLA FUNZIONE RIEDUCATIVA

Non va meglio sul fronte occidentale, dove la Campania funge da valvola di sfogo per gli istituti della Basilicata. Gli istituti campani registrano un sovraffollamento cronico, guidati dall’inferno di Poggioreale e Pozzuoli, dove la capienza regolamentare è ampiamente superata. La Campania sconta inoltre una spaventosa carenza di personale sanitario e psichiatrico: l’assistenza medica specialistica è ridotta a poche ore settimanali per centinaia di reclusi, un elemento che aggrava lo stato di ansia e alienazione dei detenuti lucani trasferiti lontano dai propri affetti e privati del supporto familiare diretto. Questa continua deportazione silenziosa priva i detenuti lucani di ogni legame con la propria terra d’origine, annullando l’efficacia dei percorsi riabilitativi territoriali.

Il vicolo cieco della detenzione produce una recidiva che in Italia sfiora il 60%, dimostrando come l’istituto penitenziario tenda ormai solo a contenere, più che detenere, trasformandosi in una pesante trappola sociale e in una rinuncia definitiva al principio costituzionale della rieducazione. Senza riforme strutturali urgenti, il Mezzogiorno continuerà a gestire una bomba a orologeria sociale, dove la pena cessa di essere uno strumento di riscatto e diventa esclusivamente una brutale sanzione corporale. Le istituzioni nazionali e lucane non possono più ignorare questo dramma, che calpesta i diritti umani e distrugge ogni speranza di reinserimento sociale.

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