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Meno prestiti alle aziende lucane. La Basilicata terza in Italia per la riduzione drastica dei finanziamenti alle piccole e medie imprese: rispetto al 2024, l’anno scorso il sistema economico regionale non ha avuto a disposizione circa 95 milioni di euro.
La Cgia fotografa una Basilicata in apnea sul fronte del credito alle imprese: la regione si piazza sul podio nazionale per la contrazione dei prestiti, al terzo posto dopo Sardegna e Umbria con un calo del -3,6% tra il 2024 e il 2025, che tradotto significa 94,8 milioni in meno nelle casse delle aziende locali. Si tratta di un dato allarmante, se confrontato con la media italiana che è invece tornata a crescere dello 0,8%. Un problema che però per una volta non affonda le radici nella palude delle difficoltà strutturali del Mezzogiorno: dopo il terzo posto lucano balza infatti all’occhio l’enorme ritardo del Veneto, una delle regioni dal tessuto imprenditoriale più robusto del Paese, che ha perso 1,8 miliardi con una contrazione – la quarta in Italia – del 2,9%.
Una frenata che i media veneti hanno spiegato anche con «la debacle che hanno subito i nostri istituti regionali nel decennio scorso, che nel giro di qualche anno sono spariti dalla scena, come Antonveneta, la Popolare di Vicenza e Veneto Banca».
AZIENDE LUCANE: IL DIVARIO TRA POTENZA E MATERA E IL TAGLIO ALLE MICROIMPRESE
Di contro, l’indagine della Cgia mostra il passo di alcune regioni del sud come Calabria (+5,9%), Puglia (+1%), Sicilia (+0,6%) e Campania (+0,3) che hanno registrato una crescita, anche se non omogenea. A mettere il piombo nelle ali della Basilicata è la provincia di Potenza, dove il crollo del -6,7% (-105,8 milioni in un anno) è il sesto peggior risultato nazionale. Di contro Matera prova a resistere, segnando un +1,0% (con undici milioni di prestiti erogati). A livello provinciale, tra le 107 aree monitorate, 61 hanno visto diminuire gli impieghi vivi alle imprese.
Il quadro lucano diventa più scuro se si considerano le microimprese (sotto i 20 addetti), che in Basilicata hanno subito un taglio del -4,5%, vedendo negati prestiti per circa 33 milioni. Potenza ha avuto una flessione del 5,5% e la perdita di 30,2 milioni. Matera fa meglio anche qui: variazione del -3% e una variazione di 9,2 milioni in meno.
LA CRISI STRUTTURALE DEI PICCOLI COMMERCIANTI E IL CONTESTO ITALIANO
Per artigiani e piccoli commercianti lucani la frattura strutturale del sistema bancario non è più un timore, ma una realtà. Ma il problema delle microimprese è più generale di quel sembri: ci sono tredici regioni con un risultato peggiore della Basilicata, a partire dalla Valle d’Aosta (-10,3%), Marche (-7,6), Liguria (-7-5), e poi Umbria, Toscana, Friuli Venezia Giulia e ancora una volta Veneto, ottavo, la cui contrazione segna il passo al 5,7%. A livello provinciale le situazioni più critiche per quel che riguarda il taglio dei prestiti alle imprese con meno di 20 addetti sono a Como (-106,5 milioni, -11,7%), Aosta, Pistoia (-52,4, il -9,3%). Più in generale, il rapporto di Cgia pone l’accento sul fatto che nell’ultimo anno il credito bancario alle imprese è tornato a crescere.
LA RIPRESA DEL SISTEMA BANCARIO E LE ESCLUSIONI ECCELLENTI DELLE AZIENDE LUCANE
Dopo una lunga contrazione, segnata prima dalla pandemia e poi dalla stretta monetaria della Bce, le consistenze dei finanziamenti hanno mostrato segnali di ripresa. Tra novembre 2024 e 2025 gli impieghi vivi erogati dal sistema bancario alla platea delle imprese è aumentato di 5 miliardi (+0,8%). Ma questa inversione di tendenza non ha riguardato tutte le imprese. Le grandi escluse restano le micro e le piccolissime realtà: quelle con meno di 20 addetti, che hanno subito un’ulteriore riduzione dei prestiti pari a 5 miliardi di euro (-5%), confermando la frattura totale nel sistema del credito.
Anche secondo il rapporto mensile dell’Abi migliora il credito nei confronti di imprese (e famiglie, in questo caso). I dati di gennaio segnano un’ulteriore crescita dei prestiti che il sistema bancario fornisce a imprese e famiglie, con un aumento dell’1,9% su base annua dell’ammontare complessivo. La foto del settore bancario vede anche tassi stabili e una riduzione dei crediti deteriorati.
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