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Caro diesel: seconda solo alla Campania, la Basilicata è la seconda regione d’Italia più cara per il prezzo del gasolio alla pompa


La Basilicata è la seconda regione più cara d’Italia per il prezzo del gasolio alla pompa dopo l’insufficienza del taglio delle accise introdotto dal governo, con una perdita netta di 3,89 euro a pieno per gli automobilisti lucani. Lo rileva lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori basato sui dati ufficiali del Mimit.

Mentre il sole dell’estate picchia duro sulle strade del Mezzogiorno, per le famiglie e i pendolari lucani la vera stangata arriva al momento del rifornimento. Il tanto sbandierato decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri per alleggerire di 17,08 centesimi (iva inclusa) il prezzo del diesel, si sta rivelando l’ennesima illusione ottica. A due giorni dall’entrata in vigore del provvedimento d’urgenza, i cartelloni dei distributori tra Potenza, Matera e le principali arterie regionali non si schiodano. Il prezzo del gasolio rimane stabilmente sopra la barriera psicologica dei 2 euro al litro, trasformando quello che doveva essere un sollievo temporaneo nella «Medaglia d’Argento» del danno economico nazionale.

I DATI DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI

I dati elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori sui monitoraggi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy disegnano una mappa geografica delle speculazioni in cui la Basilicata occupa un drammatico secondo gradino del podio. Escludendo la rete autostradale – dove il divario tocca il picco record di 4,24 euro a pieno – la regione si posiziona subito alle spalle della Campania (la peggiore in assoluto). Per un normale rifornimento di 50 litri, un automobilista lucano si trova a pagare ben 3,89 euro in più rispetto a quanto sarebbe logico e giustificato attendersi a parità di prezzo industriale. Sul terzo gradino si piazza il Molise con un sovraccarico di 3,79 euro. Al contrario, il Nord virtuoso respira: in Friuli Venezia Giulia lo scarto si ferma a 1,94 euro, mentre Lombardia, Piemonte e Toscana registrano un aggravio decisamente più contenuto, pari a 2,14 euro.

Un’asimmetria territoriale inaccettabile, che penalizza una regione strutturalmente priva di un’efficiente rete di trasporti alternativi e dove l’uso dell’automobile privata non è un lusso, ma una necessità quotidiana per raggiungere i posti di lavoro. Di fronte a questo scenario, la reazione del Ministero si è tradotta nell’attivazione di “Mister Prezzi”, il Garante per la sorveglianza dei prezzi, che ha trasmesso alla Guardia di Finanza l’elenco degli impianti stradali che non hanno adeguato i listini. Ma per i rappresentanti dei consumatori si tratta di una reazione tardiva e già vista.

SITUAZIONE STATICA E ANTITRUST INERME

«Il comunicato di oggi è la fotocopia sbiadita di quello del 21 marzo 2026, quando si annunciò la stessa cosa», commenta amaro Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. «Peccato che poi non sia successo praticamente nulla, salvo qualche irrisoria sanzione per irregolarità amministrative, come la mancata comunicazione dei prezzi al ministero».
Dona evidenzia come l’Antitrust abbia le mani legate: «In risposta al nostro esposto, l’Autorità ha riscontrato che non risultano elementi sufficienti a giustificare ulteriori accertamenti. Insomma, senza intese restrittive della concorrenza o abuso di posizione dominante, l’Antitrust non può intervenire sulle doppie velocità dei carburanti».

Per invertire la rotta servirebbe una riforma profonda della legge annuale sulla concorrenza, senza la quale i controlli delle Fiamme Gialle rischiano di tradursi in un paravento istituzionale. Nel frattempo, i lucani continuano a pagare il gasolio a prezzi da record storico, ignorati dai decreti della Capitale.
Resta la rabbia per una terra che produce petrolio ma continua a pagare il prezzo più alto.

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