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Parolacce dal palco di Matera, il caso Nicoletti: Il sindaco alla Festa dello Studente “colora” il suo discorso parlando alla platea. Lui spiega: «Se avessi usato un tono più istituzionale, nessuno mi avrebbe sentito».


Quello che a primo acchito era sembrato un fake, con il passare delle ore si è trasformato in un caso vero e proprio che ha richiamato il “perbenismo” e l’uso della “parolaccia a fini comunicativi”.  Il video sulle parole del sindaco Nicoletti alla recente Festa dello studente, al parco del Castello qualche giorno fa, ha provocato reazioni soprattutto per il linguaggio usato dal primo cittadino. Invitato a parlare  ai ragazzi,  nel  giorno del loro saluto all’anno scolastico, il sindaco ha cercato inizialmente di attirare la loro attenzione che ha richiamato invitandone uno, inizialmente,  a stare zitto, parlandogli dal palco  in dialetto materano.

L’ESORDIO COLORITO SUL PALCO E IL MESSAGGIO AI GIOVANI DELLA CITTÀ

Qualche fischio e molto rumore mentre cercava ancora di prendere il palco fino a che l’esordio “colorito” che gli è sfuggito di mano e ha sorpreso la platea. «Impegnatevi nelle vostre c…di vite e rendetele più belle perchè attraverso la vostra bellezza è più bella la nostra c…o di città e del resto non ce ne frega una min…ia». Su quello che nelle ore successive si è trasformato in un caso, su cui esponenti della maggioranza hanno fatto muro intorno a Nicoletti sui social,  il sindaco è stato costretto a fornire la sua versione dei fatti: «Chi l’altro giorno mi ha ascoltato dal vivo ha capito perfettamente il senso del mio messaggio – ha scritto sul suo profilo facebook –  un invito al rispetto per sé stessi e per gli altri, e all’impegno per rendere più belle le nostre vite e la nostra città.

MATERA, PAROLACCE SUL PALCO: LA REPLICA DEL SINDACO NICOLETTI CONTRO IL FINTO PERBENISMO

Oggi, invece, c’è chi si scandalizza per il tono della mia voce o per alcune parole che hanno accompagnato quel messaggio. Probabilmente, se in quel momento avessi usato un tono più istituzionale, nessuno mi avrebbe sentito. Detto questo, se qualcuno si è sentito offeso da quelle parole, me ne scuso sinceramente. Ma il senso di ciò che ho detto voglio ribadirlo, perché non valeva solo per quei ragazzi e per quella serata: vale sempre e per tutti. Coltivate il rispetto. Impegnatevi per migliorare le vostre vite e la comunità in cui vivete. E, aggiungo oggi, lasciate da parte la cattiveria… anche quando si nasconde dietro il travestimento del finto perbenismo». Alla piazza l’ardua sentenza.

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