L’ultimo presidio dei lavoratori davanti al Mimit
2 minuti per la letturaNota congiunta dei sindacati pugliesi e lucani, esplode la rabbia nei confronti di Natuzzi: “Sospendere le chiusure”
«Sospendere o astenersi da qualsiasi iniziativa, propedeutica o esecutiva, autonoma e unilaterale in merito alle chiusure e alle sospensioni delle unità produttive». È uno dei passaggi significativi della nota congiunta diffusa ieri dalle segreterie provinciali e regionali di Puglia e Basilicata di Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil e dalle Rsu e Rsa sulla vertenza Natuzzi. Saranmo tutti presenti alla riunione convocata nella sede barese di Confindustria martedì ma al tempo stesso sottolineano il clima difficile che i lavoratori stanno vivendo in queste ore.
La comunicazione dell’azienda riguarda la chiusura definitiva dello stabilimento di Santeramo in Colle (Iazzitiello) a partire dal 3 luglio, la sospensione della produzione nei siti di Jesce 2, Graviscella e Ps.
Secondo i piani comunicati dall’azienda attualmente i lavoratori coinvolti sarebbero 668: i 251 di jesce 2 dovrebbero essere trasferiti per la quasi totalità a Laterza; i 417 di Graviscella e Ps a Matera e Laterza, in cassa integrazione al 70 per cento.
LO STABILIMENTO DI GINOSA
Lo stabilimento di Ginosa è fermo da 13 anni, fino ad arrivare oggi alla messa in vendita, dopo due accordi di reindustrializzazione mai realizzati. nella nota congiunta dei sindacati di Puglia e Basilicata si legge ancora: «Tale situazione rischia di compromettere il necessario clima di serenità all’interno dei luoghi di lavoro e di generare ulteriori elementi di incertezza in assenza del preventivo confronto sindacale già programmato». L’iter che ha portato alla decisione delle ultime ore da parte dell’azienda di Santeramo arriva dopo una ultima fase particolarmente difficile.
Nei primi giorni di giugno a sbottare era stato proprio il Ministro Urso che in attesa del vertice dell’11 giugno aveva anticipato: «Quello di Natuzzi da 20 anni è un problema industriale, perché la cassa integrazione non può essere uno strumento per coprire una questione industriale in maniera duratura e continuativa per due decenni, ma deve essere uno strumento che si utilizza temporaneamente per consentire un rilancio industriale. Quello che non si è fatto in 20 anni dobbiamo farlo insieme nei prossimi 20 giorni».
L’incontro dell’11 giugno era stato poi aggiornato al 24 con una serie di elementi nella piattaforma, poi annullati nelle ultime ore. In quella occasione si parlò di « Avvio della composizione negoziata della crisi per 12 mesi, chiusura dello stabilimento Iesce 2 e fermo temporaneo, a partire dal secondo semestre del 2026, di Graviscella e PS Santeramo, una piccola parte della produzione spostata in Romania ed un massimo di 120 esodi volontari incentivati.
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