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Dopo il fallimento della trattativa al Mimit, Natuzzi conferma chiusure e trasferimenti tra Puglia e Basilicata: 668 lavoratori coinvolti, cassa integrazione e incontro fissato il 30 giugno a Bari


MATERA – All’indomani della trattativa saltata al Mimit, la società Natuzzi ha inviato una informativa a sindacati, ministeri e Regioni Puglia e Basilicata nella quale conferma la chiusura dello stabilimento produttivo di Santeramo Iesce (Iesce 2) e la sospensione dell’attività lavorativa nelle strutture di Altamura Graviscella e Ps, con conseguenti trasferimenti dei lavoratori, a partire dal 3 luglio. «La direzione aziendale – si legge in una nota – informa che è disponibile per un incontro, al fine di esaminare le ragioni economiche, tecniche e organizzative alla base delle decisioni e valutare le possibili misure di mitigazione dell’impatto sociale» e propone come data di incontro il prossimo 30 giugno alle 11, nella sede di Confindustria Bari.

NATUZZI, CHIUDE IESCE 2 E SOSPENDE ALTAMURA

L’informativa descrive la situazione delle sedi interessate dalla “riorganizzazione in atto”, dove sono impiegati complessivamente 668 lavoratori: i 251 di Iesce 2 dovrebbero essere trasferiti per la quasi totalità a Laterza; i 417 di Graviscella e Ps a Matera e Laterza, in cassa integrazione al 70 per cento.
La convocazione di un incontro per il 30 giugno a Bari, contestualmente alla informativa con cui Natuzzi comunica chiusure e trasferimenti, «conferma l’intenzione dell’azienda di procedere comunque sulla strada già indicata, senza attendere un vero accordo e senza modificare l’impianto industriale contestato dal sindacato e dai lavoratori con sette mesi di dura lotta e sciopero», così Davide Lavermicocca della Fillea Cgil Bari. Proprio sulle chiusure e sul trasferimento di parte della produzione all’estero è saltata la trattativa al Mimit.

INCONTRO IL 30 GIUGNO A BARI

«Lo storico dell’azienda – evidenzia Lavermicocca – non consente valutazioni superficiali. Lo stabilimento di Ginosa era stato chiuso “temporaneamente” ed è fermo da 13 anni, fino ad arrivare oggi alla messa in vendita, dopo due accordi di reindustrializzazione mai realizzati. Per questa ragione non potevamo considerare sufficienti formule generiche o impegni subordinati a una non meglio definita condizione di equilibrio finanziario, senza una pianificazione industriale vincolante e verificabile e senza alcuna risposta per il destino dei lavoratori e della Murgia».

LO SPOSTAMENTO IN ROMANIA

L’impressione è che «anche le chiusure di Altamura sarebbero diventate definitive, – aggiunge il sindacalista – accompagnate da un ulteriore spostamento in Romania del 13% della produzione globale Natuzzi». Davanti «alla nostra richiesta di garanzie precise su tempi, riaperture e rientro delle produzioni, l’azienda non ha fatto passi avanti»

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