Pegah Moshir Pour

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Moshir, arrivata nel 1989 da Teheran e referente del movimento


POTENZA – Chi governa la Basilicata deve ascoltare le sue giovani sardine, che vogliono soltanto restare qui, nel posto che amano. Se poi qualcuno intende valorizzare le loro energie, a partire dalle prossime elezioni comunali di Matera, allora chi c’è adesso deve necessariamente «indietreggiare».
Non ci gira attorno Pegah Moshir Pour, 29enne referente per la comunicazione delle Sardine lucane.
Arrivata in Italia nel 1998 da Teheran, capitale dell’Iran, assieme alla famiglia, Moshir è cresciuta a Potenza, ma da 11 anni vive a Matera, dove ha anche frequentato l’Università della Basilicata.
Attualmente lavora come social media marketing manager, e partecipa a diversi progetti culturali e politici (è referente della raccolta fondi in Basilicata per Unesco giovani Italia e impegnata in alcuni progetti europei con Europe direct Potenza).
Qual è il suo bilancio della manifestazione del 27 dicembre a Matera? Ci sono novità sulle prossime iniziative già annunciate come la manifestazione di Potenza?
«A Matera è andato molto bene eravamo mille circa. C’era entusiasmo e soprattutto eravamo tutti ragazze/i under 35. Non ci conoscevamo personalmente con i 50 referenti dei 50 comuni, quindi è stato molto bello anche il post evento dove ci siamo fermati, presentati e conosciuti. Abbiamo incluso tutti, infatti erano con noi sardine nere, sardine arcobaleno e anche sardine sorde. Dopo i nostri interventi che vedevano come argomento principale spopolamento ed emigrazione ci sono stati interventi anche dal pubblico, tra cui anche un turista che si è complimentato per la nostra giovane età. Noi non ci siamo solo uniti per dire no al populismo e tutto ciò che riguarda la politica nazionale dal linguaggio ai comportamenti molto discutibili e pericolosi per la democrazia, ma ci siamo uniti anche per darci un futuro in questa regione. Purtroppo la Basilicata con i suoi 131 comuni non è mai stata in grado di creare un senso di appartenenza forte regionale. I comuni tra di loro non parlano anzi sono sempre più lontani per campanilismo ed egoismo. Noi abbiamo uno spirito europeo dove si richiede cooperazione, unione e collaborazione. Abbiamo criticato la politica regionale senza distinzione di partito, da destra a sinistra. Non hanno fatto altro che ostacolare la presenza dei giovani. E’ questo che noi continueremo a chiedere in ogni piazza lucana ascoltateci e fateci rimanere in questa terra che tanto amiamo. A Potenza siamo ancora in fase di organizzazione posso anticiparvi i temi che toccheremo saranno ambiente, istruzione e lavoro. Ci concentreremo su questi, a Matera invece toccammo più argomenti come introduzione».
Il 26 gennaio si vota in Emilia Romagna e in Calabria e tutti si interrogano sull’effetto che avranno le sardine sull’esito finale. Pensa che il movimento potrebbe subire una battuta di arresto in caso di vittoria del centrodestra?
«Ogni regione ha la sua autonomia vorrei precisare, quindi ciò che fanno in Emilia Romagna è legato al territorio così come noi ci concentriamo sugli argomenti a noi vicini perché sono la nostra emergenza. Sinceramente, penso che l’effetto sia molto tangibile ed anche in caso di sconfitta non si fermeranno. Potrebbero essere un buon esempio da seguire per gli altri partiti, in questo caso centrosinistra, che dovrebbero fare gruppo per un bene comune».
Molti leggendo i nomi dei referenti delle sardine lucane hanno ritrovato esponenti del Pd. Non teme che il movimento sia eccessivamente schiacciato, almeno in Basilicata, sui democratici?
«Sì è vero, ci sono. Ma è anche normale e non aspettavo che qualcuno del centro destra si facesse avanti. Veda, sul nostro gruppo abbiamo una mappa dove abbiamo fatto un appello per avere referenti dei comuni si sono iscritti le persone che vedete (siamo trasparenti) c’è tutto il centro sinistra anche il M5s, come tante invece senza legami con partiti. Le dico che ho molti amiche/i del centrodestra che il 27 sono passati in piazza alla fine mi hanno fatto i complimenti perché abbiamo fatto ciò che andava fatto e detto, le sembrerà strano ma non tutto il centrodestra simpatizza per Salvini e tantomeno della sua “non politica”, linguaggio e comportamento da non politico bensì da personaggio del mondo dello spettacolo. Le dico anche un’altra cosa fino a quando sarò tra i coordinatori nessuna persona che ha incarichi pubblici ha il diritto utilizzare le sardine lucane a suo piacimento nel proprio partito. Questi sono fuori anche dalle decisioni degli interventi da fare in piazza, sono fuori dal chiedere autorizzazioni e permessi. Possono stare in piazza come tutte/i le/i libere/i cittadine/i. Infatti tutti gli interventi iniziano con io mi chiamo e sono qui per parlare della condizione degli studenti universitari (per esempio). Guardi, non ho nulla da nascondere le dico che ho espressamente e chiaramente detto e scritto nel gruppo di coordinamento, che nessuno deve esporre la sua “bandiera” e nessun esponente politico che ha incarichi pubblici può parlare in piazza. Perché noi non ci stiamo organizzando per i partiti ma per noi stessi, singoli studenti, precari e cittadini che vogliono proporre un inizio di dialogo tra le “persone” non partiti. La politica sana è di tutti, anche perché siamo stanchi tutti da destra a sinistra dicono che faranno politiche per noi giovani ma senza interloquire e discuterne con noi, solo quando si avvicinano le elezioni iniziano a considerarci. Stiamo mettendo fine a questa continua presa in giro. Noi siamo il futuro di questa regione e noi abbiamo il diritto ed il dovere di darci da fare per noi stessi, e i politici regionali e comunali hanno il dovere di “servire”. Perché la politica è un servizio che si presta al cittadino ed alla nazione secondo la Costituzione a cui ci appelliamo».
Cosa pensa che faranno le sardine lucane alle prossime amministrative, a cominciare dalla sua Matera?
«Siamo già sotto occhio ma è anche normale siamo abituati a fare ed essere così. Personalmente non so cosa succederà. Fino a quando gli attuali non si decideranno di indietreggiare e dare fiducia ai giovani per poter andare avanti credo che sarà molto complicata. Ovviamente spero che si candidino persone nuove competenti con una certa apertura mentale. Capisco che non è semplice perché la mentalità non permette di evadere dalle decisioni che prenderanno in pochi, ma noi non molleremo. Ci vuole una politica europea per Matera ed il suo futuro. Servono persone che sappiano cosa succede in ogni quartiere ma anche quello che succede dall’altra parte del mondo. Siamo in un mondo globalizzato e sempre più veloce bisogna puntare a persone competenti con una dote manageriale non locale».
In questi giorni il mondo sta riscoprendo il suo Iran, su cui spirano venti di guerra che arrivano fino all’altra parte del globo. Come valuta quello che sta accadendo?
«L’Iran dall’impero persiano ad oggi è territorio di conquista. Avendo il mar Caspio ed il Golfo Persico (dal caviale al petrolio) è la porta tra Occidente ed oriente ed ha un patrimonio indiscutibile ed imparagonabile con i paesi confinanti. Ripeto i pensieri di altri più grandi ed illustri di me, gli Usa hanno sempre utilizzato la forza (ci insegna la storia) scatenano ed iniziano guerre e poi diventano pacificatori ed a livello mediatico sono fantastici, ma questa volta non penso che funzioni, la gente è cosciente ed è sotto l’occhio di tutti ciò che hanno fatto negli altri paesi. Come evidenziato da tutti i paesi della Nato europei e mondiali, e dal Papa stesso, non è stato un comportamento “corretto politicamente” poiché è una situazione sensibile. Come dicono alcuni esperti Trump vuole solo conservare la sua poltrona (evitare l’impeachment) essere all’occhio comune il salvatore della democrazia e della patria. Vuole intimidire ed iniziare lo scontro per poi vincere le prossime elezioni. L’Iran per l’embargo è già in difficoltà quindi le questioni sono altre. Con la presidenza di Obama e con l’Ue capeggiata dalla Mogherini, che fece un lavoro davvero lodevole, c’era una pace per tutti e soprattutto interessi economici per tutti paesi in termini di lavoro e scambio, soprattutto per le imprese ed aziende italiane, purtroppo eleggendo un altro quell’equilibrio è crollato. Spero che gli elettori si rendano conto di ciò».
L’altra notizia che tiene banco è l’epurazione di Rula Jebreal dal palco di Sanremo. Da italiana con un nome “impronunciabile”, come disse l’allora ministro Calderoli della stessa Jebreal, cosa crede che stia accadendo? Razzismo o paura di affrontare un tema come la violenza sulle donne dal palco di una competizione canora?
«E’ stata una sconfitta non solo per la democrazia ma anche per la figura della donna. Che a una donna cresciuta con una storia terribile e arrivata ad un tale livello di professionalità venga chiesto di togliersi dal palco è veramente abominevole. Non si ha più rispetto di niente e nessuno. Rula Jabreal è un esempio di donna, che è di ispirazione a tante, donne e immigrate come me. Con la sua intelligenza e capacità ha un ruolo nella società che le viene riconosciuto ovunque tranne in Italia. Penso sia veramente vergognoso. Parlare della donna non andava bene ed anche gli ospiti che voleva coinvolgere avrebbe portato troppa apertura e sostegno all’inclusione sociale. Avrebbe probabilmente sfatato molti miti che l’estrema destra piace tanto inculcare ai cittadini facendo terrorismo psicologico. E’ troppo colta, troppo un buon esempio di donna professionista e libera ed “immigrata”. Mi sento molto vicina alla sua storia perché in qualche modo penso agli episodi di razzismo successi a me e di come i dolori sono diventati energia e forza. Abbiamo visto come Salvini tratta la donna. Non dimentichiamo l’episodio della bambola gonfiabile. Ha sempre avuto un linguaggio sessista e razzista. Le donne che lo elogiano per farsi i selfie, dovrebbero fermarsi un attimo e pensare e vedere bene ciò che fa e dice. Una persona simile ha potuto prendere in giro anche il Santo Padre, le sacre scritture (che non avrà mai letto). Dobbiamo un attimo fermarci tutti e ripassare i valori ed il rispetto delle persone, oltre che della Costituzione e dei diritti umani, i quali – vorrei ricordare – nascono con Ciro il Grande, quando si proclamò imperatore persiano donando all’umanita le prime leggi scritte sul cilindro che oggi si trova alla British museum. Dovremmo andare avanti non indietro».

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