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Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata

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POTENZA – Un “governo dei lucani” che metta all’opera le migliori personalità a disposizione, nei corpi intermedi della società, per affrontare le sfide che ha di fronte la Basilicata. E’ questa l’ipotesi che va prendendo piede nel palazzo della giunta regionale a due giorni dall’azzeramento della giunta regionale deciso martedì dal governatore Vito Bardi. L’accelerazione sul piano “B” del presidente è arrivata, ieri, dopo il duro botta e risposta con la Lega, azionista principale della  maggioranza regionale.

A distanza di meno di 24 ore da un precedente comunicato in cui si rivendicava la primogenitura della proposta di azzeramento della giunta, infatti, i toni del Carroccio sono cambiati in maniera radicale. A lanciare l’affondo contro il governatore, a nome dell’intero gruppo consiliare leghista, è stato il quasi “ex capogruppo” Gianuario Aliandro, destinato a lasciare il seggio in Consiglio col ritorno in aula dei due assessori appena destituiti, Francesco Fanelli e Donatella Merra.

«Ci saremmo aspettati un considerevole balzo in avanti da parte del presidente, anziché il clamoroso passo indietro». Questo il rimprovero rivolto a Bardi, col monito a considerare «più che sufficiente» l’interlocuzione già avuta col commissario regionale del partito, Roberto Marti, che nelle scorse settimane gli aveva chiesto la conferma di entrambi gli assessori in carica. Richiesta a cui a stretto giro si era accodata anche Forza Italia, col coordinatore regionale e sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles, a difesa dei suoi: Rocco Leone e Francesco Cupparo. Il tutto a scapito dei meloniani di Fratelli d’Italia, che in ragione dell’ampliamento del gruppo consiliare da 1 a 3 componenti – gli stessi che ha Forza Italia – da mesi chiede di affiancare per quest’ultima parte della legislatura regionale un secondo assessore all’ormai ex assessore all’Ambiente, Gianni Rosa.

Di qui lo stallo che martedì ha portato alla revoca di deleghe ed assessori, dopo il naufragio di un ultimo tentativo di chiudere il rimpasto con la conferma di Fanelli, Cupparo e Rosa e la sostituzione di Merra e Leone.  

«Resto sorpreso dal comunicato della Lega», è stata la replica di Bardi al Carroccio.  «Dispiace leggere toni irrispettosi, dato che nelle interlocuzioni dirette il linguaggio è sempre differente. La mia intenzione, che ribadisco, è di rivolgermi a tutti i consiglieri regionali, rappresentanti ed espressione del popolo lucano, in quanto mio preciso dovere istituzionale. Confido nella responsabilità di tutti e nella centralità del Consiglio regionale, principale assise democratica lucana, che sarà chiamato a giudicare la nuova giunta».

A rinfrancare il governatore sulla bontà della scelta compiuta, quindi, c’ha pensato la calorosa accoglienza riservatagli ieri in serata per l’apertura del congresso regionale della Cisl, a Matera. Con tanto di apertura del segretario regionale Vincenzo Cavallo a un dialogo rafforzato, che pare proprio la premessa di un possibile “governo dei lucani”. Una mossa che per Bardi significherebbe l’emancipazione dai partiti della sua riottosa maggioranza e il ritorno a un rapporto quasi diretto con i lucani che lo hanno scelto nel 2019.

Per questo, oggi, c’è chi guarda con attenzione anche all’incontro che il governatore avrà col presidente di Confindustria Basilicata, Francesco Somma, con cui dovrebbe andare in visita alla zona industriale di Melfi. Un profilo, quello del presidente di Confindustria Basilicata, che già in passato era stato accostato a un possibile incarico da assessore regionale. Come peraltro già avvenuto con l’approdo nella giunta dell’allora governatore Vito De Filippo del  predecessore di Somma, Attilio Martorano.

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