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Caos mini vitalizi nella Regione Basilicata, 5 consiglieri ci ripensano e rinunciano. Il confronto con altri esponenti del centrodestra (forse Bardi) li ha convinti. In mattina la richiesta, in serata il dietrofront improvviso.
Era già tutto compiuto. Poi una telefonata, una chiacchierata, un confronto, e tutto è rientrato. Quella di lunedì scorso è stata una giornata piuttosto movimentata nelle stanze della sede del consiglio regionale della Basilicata. In cinque della maggioranza avevano formalizzato lunedì l’adesione all’indennità differita, meglio conosciuta come conosciuta come vitalizio. A non voler rinunciare al privilegio erano i tre consiglieri di Forza Italia, il capogruppo Michele Casino, Gianuario Aliandro, e Fernando Picerno, Francesco Fanelli della Lega e Mario Polese di Italia Viva. In serata arriva il colpo di scena: i cinque vengono convinti, con molta probabilità dallo stesso governatore Vito Bardi, a rinunciare al vitalizio. Una scelta impopolare che avrebbe rischiato di innescare ulteriori polemiche e tensioni in consiglio regionale, tra le organizzazioni sindacali e tra i cittadini lucani. Una grana, l’ennesima, evitata dalla maggioranza di centrodestra. Insomma alla scadenza dei termini fissata per l’11 giugno, nessun consigliere regionale o ex consigliere regionale della Basilicata ha presentato domanda per aderire all’indennità differita.
CAOS NELLA REGIONE BASILICATA, I CONSIGLIERI RINUNCIANO AI MINI VITALIZI: LA SODDISFAZIONE DELLE OPPOSIZIONI E IL SEGNALE ALLA COMUNITÀ LUCANA
Così giovedì scorso è arrivata la nota di esultanza delle opposizioni. “Accogliamo con soddisfazione la notizia che, alla scadenza dei termini previsti dalla legge regionale, non risulta presentata alcuna richiesta di adesione al regime dell’indennità differita, meglio conosciuta come vitalizio, da parte dei consiglieri regionali in carica” avevano dichiarato in una nota congiunta il presidente regionale di Basilicata Casa Comune, Angelo Chiorazzo, il coordinatore regionale del Movimento Cinquestelle, Christian Giordano, il commissario del Partito Democratico della Basilicata, Daniele Manca, e Gianni Rondinone e Michela Trivigno per Avs, sottolineando come si tratti di “una scelta che apprezziamo e che rappresenta un segnale positivo nei confronti della comunità lucana, poiché in un momento storico caratterizzato da difficoltà economiche e sociali per famiglie, lavoratori e imprese nessun rappresentante delle istituzioni avrebbe potuto ignorare il forte sentimento di contrarietà manifestato in questi mesi dai cittadini anche per effetto di un patto elettorale che ha visto cambiare una regola in corso di legislatura”.
COME FUNZIONA LA NORMA SUL MINI VITALIZIO E LE CRITICHE SUI COSTI
“La introduzione dell’indennita differita – hanno poi aggiunto i consiglieri regionali dei partiti del centrosinistra lucano Alessia Araneo (M5S), Chiorazzo, Piero Lacorazza (Pd), Piero Marrese (Bd), Viviana Verri (M5S) e Giovanni Vizziello (Bcc) – avvenuta con tempi e modalità sbagliate, ha contribuito ad alimentare la distanza tra cittadini e istituzioni”. Cosa prevede la norma? Si tratta dell’ottenimento di un assegno mensile di circa 600 euro al compimento dei 65 anni, a fronte del versamento di contributi pari a 570 euro al mese per i cinque anni di mandato. In altre parole un mini vitalizio, approvato dalla maggioranza del centrodestra del parlamentino lucano – con astensione di Avs-Psi e voti contrari di M5s, Pd e Basilicata Casa Comune – come emendamento al collegato alla legge di Stabilità a ridosso del Natale scorso.
Una manovra criticata da opposizione e sindacati, non solo perché la nuova disciplina prevede un’integrazione a carico del bilancio del Consiglio regionale stimata in circa 1.400 euro mensili per beneficiario, ma soprattutto perché la norma è retroattiva, estendendosi fino agli ex consiglieri della decima legislatura cominciata nel 2013.
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