Una parte delle tangenti sequestrate dalla Guardia di Finanza
4 minuti per la letturaLe intercettazioni sulle mazzette nei lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari. Dalle carte dell’indagine emerge anche una mini crociera su uno yacht a Capri che il titolare della società casertana “Gentile Ambiente” regala al materano Marco Miraglia
Tra gli episodi ricostruiti nell’inchiesta della Procura di Napoli sulle mazzette nei lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari, in cui sono coinvolti cinque lucani, spuntano una serie di regalie e tangenti. Nella maxi inchiesta del procuratore Nicola Gratteri ci sono 49 persone indagate, 20 delle quali sono state sottoposte a misure cautelari. Sono accusate di diversi reati: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, fatture per operazioni inesistenti, corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e favoreggiamento.
INCHIESTA ALTA VELOCITÀ NAPOLI-BARI, I LUCANI COINVOLTI
Tra loro ci sono anche alcune persone ritenute affiliate ai clan camorristici Belforte e Fabbrocino. Questi i lucani coinvolti. Ai domiciliari è finito Alessandro Stabile, originario di Melfi e residente a Velletri, direttore di cantiere Webuild/Hirpinia AV-Basilicata.
L’obbligo di dimora è stato disposto per il potentino Antonio Donadio, nato a Chiaromonte e residente a Senise, procurement manager (responsabile degli acquisti) della Webuild/Hirpinia AV; Piero Centonze, nato a Tricarico e residente a Milano, dipendente Nacav (acronimo di Napoli Cancello Alta Velocità S.C. a r.l., un consorzio di imprese impegnato nella costruzione della tratta Napoli-Cancello, parte integrante della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità (AV/AC) Napoli-Bari) e Marco Miraglia, nato a Matera e residente a Parma, responsabile degli acquisti della “Pizzarotti &company”. Sospeso per un anno Francesco Cosentino, nato a Maratea e residente a Lauria, dipendente Hirpinia AV.
LA MINI CROCIERA SULLO YACHT
Dalle carte dell’inchiesta emerge una mini crociera su uno yacht a Capri che Giovanni Gentile, della società casertana “Gentile Ambiente”, regala al materano Marco Miraglia, originario di Matera; l’utilizzo di una Porsche e 5000 euro in contanti ad Alessio De Luca, direttore Nacav, intercettati i fratelli Dante e Raffaele Salzillo, parlando di De Luca, dicono: “quello è un mangione, prende soldi da tutte le parti”, “tu glieli hai dati”, “uhhh” (nel senso di aivoglia, ndr); su Vincenzo Moriello, già legale rappresentante di Nacav e Hirpinia Av, le indagini accertano un bonifico di 18.300 euro per comprare parte di un appartamento a Roccaraso.
Ad Aristodemo Busillo, legale rappresentante di Hirpinia Av, Dante Salzillo gli consegna una busta con dentro 5000 euro, intercettato, commenta: “cà s’è pigliata a mazzett”; durante un controllo su strada i finanzieri sequestrano 10 mila euro presumibilmente destinati a Maurizio Ferroni, direttore tecnico del consorzio Telese, e 4000 euro a Costantino Guidibaldi, sempre consorzio Telese.
LE INTERCETTAZIONI
Dalle intercettazioni fatte durante le indagini è emersa per esempio una conversazione in cui un imprenditore è alla ricerca di baracche o ruderi abbandonati in campagna per usarli come alloggi dei lavoratori (diceva cose come «ci devo mettere dentro una decina di talebani», in riferimento ai lavoratori stranieri). Inoltre secondo le indagini ci sarebbero irregolarità nei permessi di soggiorno e nei documenti che attestano l’assolvimento degli obblighi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Nel cantiere di Grottaminarda, in provincia di Avellino, chi indaga ha individuato 34 lavoratori egiziani che sarebbero stati sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni di lavoro anche di 20 ore.
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INCHIESTA ALTA VELOCITÀ, LA QUESTIONE CAPORALATO
In questa parte dell’inchiesta è coinvolto anche Ali Salah Ali Abdelati, un uomo egiziano che secondo l’accusa avrebbe agito come caporale, cioè avrebbe fatto da intermediario tra alcune aziende campane e la catena dello sfruttamento del lavoro. Per questo suo ruolo, secondo quanto hanno riferito due indagati intercettati, avrebbe ottenuto fino a mezzo milione di euro. In quella stessa conversazione l’uomo è anche indicato come una delle persone coinvolte nella compravendita di permessi di soggiorno.
I SEQUESTRI
Il giudice ha anche ordinato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, del profitto dei reati di corruzione. E da qui si capisce che alcuni indagati si sarebbero corrotti per poco, tra cui alcuni lucani: 173,99 euro nei confronti di Maurizio Di Prima, 2.008 euro complessivi nei confronti del materano Piero Centonze, 4.474,50 euro nei confronti del materano Marco Miraglia, 18.300 euro nei confronti di Vincenzo Moriello, 1.200 euro nei confronti di Vincenzo Metelli, 4.800 euro complessivi nei confronti di Gianfranco Fontana, 8.722 euro complessivi nei confronti di Alessio De Luca, 10.000 euro nei confronti di Maurizio Ferroni, 4.000 euro nei confronti di Costantino Guidubaldi, 1.500 euro nei confronti del melfitano Alessandro Stabile, 2.000 euro nei confronti di Francesco Cosentino, originario di Lauria, e 7.900 euro nei confronti di Maurizio Ferroni per l’orologio Cartier ricevuto nel dicembre 2025.
IL SISTEMA DELLA CORRUZIONE
Il pubblico ministero Henry John Woodcock, che coordina le indagini, e la Guardia di Finanza hanno ricostruito un presunto sistema stabile di rapporti corruttivi tra imprenditori e soggetti investiti di funzioni pubblicistiche. Persone in grado, per le responsabilità tecniche, amministrative e di cantiere esercitate, di incidere sulla gestione delle commesse e favorire determinate imprese. In particolare, la società Areco ha beneficiato di nuovi affidamenti, informazioni sulle offerte concorrenti e corsie preferenziali nei pagamenti. Sono emerse anche condotte che, secondo il gip Federica Girardi, hanno consentito alla citata società di “contabilizzare lavori mai effettuati e ottenere pagamenti maggiorati rispetto al dovuto”.
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