X
<
>

Il giornalista Pasquale Motta, tra gli indagati

Condividi:

LAMEZIA TERME – Così come per tutti gli indagati per i quali furono rigettate la misure cautelari (per alcuni in carcere) a maggio scorso dal gip Matteo Ferrante, anche per Bruno Malvaggio, Enzo Pandolfo, Rosario Aragona e Pasquale Motta, la Dda ha avanzato ricorso al Riesame insistendo per la misura cautelare in carcere. Stessa richiesta anche per l’avvocato Maria Rita Bagalà (ai domiciliari, figlia del presunto boss Carmelo).

Tutti e cinque indagati nell’inchiesta “Alibante” scattata il 3 maggio scorso – che interessò in particolare i comuni di Nocera Terinese e Falerna – quando, su richiesta dell direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro, il gip dispose solo nei confronti di 19 persone (a fronte di 43 indagati complessivamente) 8 misure cautelari in carcere e 9 ai domiciliari, mentre furono 2 le persone raggiunte da una interdittiva rispettivamente, del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, e del divieto di rivestire uffici direttivi delle persone giuridiche.

Tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, consumata e tentata, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta.

Nell’inchiesta sarebbero emersi anche gli intrecci politico – mafiose sulle elezioni del sindaco di Nocera Terinese per l’anno 2018. Proprio in questo contesto sono emerse le figure e i ruoli di Malvaggio, Enzo Pandolfo, Rosario Aragona e Pasquale Motta, giornalista e direttore di LaC Tv fino a maggio scorso quando si dimise da direttore essendo rimasto coinvolto (a piede libero) nell’inchiesta.

Secondo la Dda, i prime tre alle elezioni comunali avrebbero partecipato “con il ruolo specifico di referenti politici del boss Carmelo Bagalà con cui avevano condiviso e programmato la predisposizione della lista “Unità Popolare Nocerese” per l’infiltrazione nell’amministrazione comunale, individuando in Massimo Pandolfo il “volto pulito” da fare eleggere sindaco” (fatto poi avvenuto ma solo dopo tre mesi il sindaco Pandolfo si dimise). In particolare, nella competizione elettorale del 2018,

Luigi Ferlaino (ex sindaco di Nocera Terinese, agli arresti domiciliari per la stessa inchiesta) e Pasquale Motta, entrambi incandidabili, “organizzavano” una lista civica denominata “Unità’ popolare Nocerese” il cui candidato a sindaco era Massimo Pandolfo e candidati al consiglio comunale Rosario Aragona e Salvatore Grandinetti (entrambi indagati).

“Benché il Motta non figurasse formalmente nella lista, l’attività di intercettazione – secondo la Dda – dimostrava come questi ne fosse il regista occulto ed il dominus incontrastato, il cui fine ultimo era quello di portare sullo scranno comunale dei soggetti da lui completamente eterodiretti. La riprova – scrive la Dda – che la lista in questione fosse riconducibile a Pasquale Motta, si aveva da molteplici intercettazioni: a titolo puramente esemplificativo, Carmelo Bagalà, dialogando delle imminenti elezioni e della lista presentata da Massimo Pandolfo, affermava “Pasquale vince sicuro”, con ciò certificando chi fosse il vero regista della competizione elettorale”.

Ma il gip a maggio scorso respinse la richiesta di arresto per Motta, evidenziando in particolare che nel corso delle indagini non emersero incontri fra Motta e il boss Bagalà. Nel ricorso al Riesame relativa alla nuova richiesta di arresto, la Dda ritiene invece che fra Motta e Bagalà il collegamento sarebbe stato “indiretto, per interposte persone” e, quindi “dalla fitta rete di interscambi”.

In riferimento a Maria Rita Bagalà, avvocato, 52 anni, avvocato, la Dda ritiene che la stessa “risultava la mente legale dell’organizzazione, intestatario dei beni patrimoniali della consorteria costituenti ii provento illecito delle varie attività delittuose conseguite dalla cosca, sin da molti anni addietro”. 

L’inchiesta, come si ricorderà, ha causato, ad agosto scorso, lo scioglimento del consiglio comunale di Nocera Terinese per infiltrazioni mafiose (ma il consiglio era stato sciolto pochi giorni dopo gli arresti per le dimissioni politiche del sindaco e dei consiglieri) considerato che nel corso delle indagini sarebbero emersi, altresì, rapporti illeciti tra la cosca ed alcuni esponenti delle amministrazioni comunali di Nocera Terinese, ma anche di Falerna.

Condividi:

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA