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L’associazione “Antigone-Siamo tutti Serafino” ha consegnato i documenti all’Asp di Cosenza per estendere la sperimentazione del braccialetto sanitario elettronico già in uso in Calabria.
L’associazione “Antigone – Siamo tutti Serafino” ha depositato le firme per l’estensione del braccialetto sanitario a San Giovanni in Fiore. L’istanza, trasmesso via pec e protocollata presso l’Asp di Cosenza e il dipartimento Salute della Regione Calabria, chiede che il progetto, avviato in via sperimentale a Longobucco, si trasformi da sperimentale a strutturale per il territorio florense.
Il servizio, attualmente avviato in via sperimentale nel Comune di Longobucco, prevede un dispositivo che monitora i parametri cardiaci dell’utente. Il sistema allerta la centrale operativa in caso di alterazioni, consentendo l’esecuzione di un elettrocardiogramma a distanza e l’attivazione dei soccorsi nelle emergenze.
Data la forte somiglianza geografica tra le due aree montane, l’associazione chiede formalmente di estendere questo strumento a San Giovanni in Fiore. Facendolo diventare a tutti gli effetti una leva strutturale e permanente per la tutela della salute locale. Insieme all’istanza e ai fogli firma dei cittadini, sono state allegate le relazioni tecniche e le relative ricevute di protocollo.
L’attività di raccolta firme prosegue oggi, 28 maggio 2026, presso l’Ariella a San Giovanni in Fiore e sarà curata dall’associazione “Fiori Florensi”.
L’associazione “Antigone – Siamo tutti Serafino” rimane in attesa di riscontri da parte delle istituzioni coinvolte. Provvederà a divulgare tempestivamente ogni aggiornamento non appena sarà notiziata dai due enti che hanno protocollato le richieste. Si attende, inoltre, che le autorità aprano al coinvolgimento diretto del Terzo Settore, avviando una fase di concertazione delle decisioni all’interno dei tavoli tecnici competenti.
«Per una disposizione rapida e capillare del dispositivo di telemedicina – scrive l’associazione – ci auguriamo di ricevere una repentina risposta da parte delle istituzioni e di essere coinvolte sui tavoli tecnici. Ci si attende solerzia da parte delle istituzioni affinché, coinvolgendo in tavoli tecnici e concertativi il terzo settore e le associazioni che si occupano di sanità, si garantisca una diffusione capillare e rapida del dispositivo».
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