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Gli studenti e le studentesse si esprimono sulle difficoltà di recarsi nelle mense dell’Unical troppo popolate dopo le lezioni
Una vera e propria “congestione” invade le mense dell’Università della Calabria. Le tre mense dell’Ateneo non sono più sufficienti a sfamare in tempi brevi la maggior parte degli utenti. Questo a causa del sovraffollamento, che si verifica in determinati giorni e orari della settimana che ha generato diversi tipi di interventi volti a contenerlo.
Nonostante l’inaugurazione del Poli Bistrot presso il Polifunzionale maggio 2023, e a giugno 2024 la Maison Bistrot nel quartiere Maisonnettes, nel campus rimane pensiero comune che, con l’aumento delle immatricolazioni, i tempi per usufruire del servizio mensa si siano inevitabilmente prolungati. Ma sarà davvero questa la causa?
Abbiamo indagato attraverso un questionario trasmesso a più di 100 utenti tra studenti e docenti universitari. È emerso che: più del 59,4% preferisce consumare i pasti della giornata in mensa, e la più popolata sarebbe la Martensson. Ciò comprovato dal portale trasparenza dell’Università, che dal 01/09/2023, ha registrato l’erogazione di 411.284 pasti agli studenti e 22.756 al personale universitario, circa 500.000-700.000 annui.
Ma non per tutti mangiare a mensa è vantaggioso, nonostante la convenienza economica: il 21,8% preferisce cucinare e mangiare a casa, spendendo dai €20 ai €30 per la spesa settimanale. Per il 17,8% dove mangiare è indifferente.
Solo l’ 1% si reca presso esercizi limitrofi al campus: i più frequentati vanno dai €5 ai €10 per pasto completo. Chi dichiara di non recarsi a mensa è perché ha poco tempo per fare la fila o ritiene il rapporto qualità-prezzo sfavorevole. Per le persone con disabilità, il motivo principale è la viabilità ostacolata per le troppe persone in ore diurne.
Il sovraffollamento, risulta essere rilevante il lunedì, martedì e mercoledì, nella fascia 13:00/13:30, in particolare nella mensa Martensson. Per l’89,1% ciò dipende dal fatto che tutti i dipartimenti terminano le lezioni contemporaneamente, mentre altri suppongono che derivi da una scarsa capacità contenitiva delle mense. Sono state però proposte delle soluzioni, consultabili al link del sondaggio.
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Il responsabile delle mense dell’Unical risponde
In aggiunta, il parere di Lunetto Vercillo, responsabile di varie mense dell’Unical, tra cui la mensa Martensson: “Il problema è sempre esistito, per questo dopo aver vinto l’appalto come agenzia nel ‘98, abbiamo, in primis, cambiato tipologia di servizio: dalle “linee self”, a fila imposta, complici di rallentamenti, ad un sistema più sbrigativo detto ad “isole” organizzato in più zone (polleria, rosticceria, primi ecc.) per risparmiare tempo. Un’altra soluzione è giunta durante il covid, con il servizio take-away attivo ancora oggi.
Attualmente, contiamo 2500 pasti i giovedì e venerdì, 4500 di lunedì, martedì e mercoledì, e circa 800-900 sabato e domenica. Nei fine settimana, le mense sono mezze vuote e questi disagi non ci sono e nei giorni di picco, le ore interessate di massimo flusso sono solo alcune. Noi cerchiamo di garantire un servizio efficiente, lo dimostra l’investimento di 6 milioni, ma la realtà è che alle 13:00, tutti si incontrano qui. Siamo pronti in ogni caso, ad accogliere critiche o idee costruttive”.
Il nostro suggerimento è di migliorare la comunicazione tra Ateneo e mense, per poter gestire bene i flussi laddove creino ingorghi e disservizi, soffermandosi anche sulla gestione degli spazi. Invece per i dipartimenti, l’ideale sarebbe che si confrontassero, evitando di sovraccaricare gli stessi giorni, al fine di distribuire al meglio le lezioni le folle nelle mense.
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