Carabinieri di Crotone

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ROCCABERNARDA (CROTONE) – I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro hanno eseguito nella zona di Roccabernarda, nel Crotonese, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta della Dda, nei confronti di undici persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione, ricettazione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, abuso d’ufficio, vari danneggiamenti e uccisione di animali.

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Undici ordinanze di custodia cautelare in carcere, 10 delle quali eseguite, e quattro denunce, per complessivi 15 indagati. Sono i numeri dell’operazione”Trigarium” con cui i carabinieri della Compagna di Petilia Policastro, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, hanno disarticolato una cosca di ‘ndrangheta attiva a Roccabernarda, nel Crotonese.

In manette sono finiti Antonio Santo Bagnato (50 anni), Giuseppe Bagnato (31), Maurizio Bilotta (37), Antonio Cianflone (47), Domenico Iaquinta (37), Gianluca Lonetto (34), Antonio Marrazzo (53), Michele Marrazzo (33), Mario Riccio (68), Emanuele Valenti Carcea (33). Un undicesimo indagato destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere è ricercato all’estero. 

«Grazie a questa indagine abbiamo scoperto che a Roccabernarda esiste un “locale” di ‘ndrangheta». Lo ha detto il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso della conferenza stampa.

L’operazione dei carabinieri ha svelato anche gli autori dell’omicidio di Rocco Castiglione e del tentato omicidio di suo fratello Raffaele. L’indagine che ha portato agli arresti di oggi è partita proprio a seguito dell’omicidio Castiglione, avvenuto il 31 maggio del 2014 in un agguato nelle campagne di Roccabernarda.

«Avere un “locale” – ha aggiunto Gratteri – vuol dire avere una rappresentanza nel “gotha” della ‘ndrangheta. Come accade sempre più spesso, anche in questa inchiesta emergono i rapporti con la pubblica amministrazione». In particolare sarebbe emerso «il rapporto di un assessore comunale e di un dipendente dell’Ufficio tecnico comunale con il reggente della cosca Antonio Bagnato».

Di «criminalità brutale» ha parlato il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto. «Una criminalità – ha aggiunto – che per intimidire le persone era capace anche di uccidere i loro maiali, fonte di sostentamento per molti». In riferimento all’omicidio di Rocco Castiglione il comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, colonnello Alessandro Colella, ha detto che «Bagnato aveva reputato una grave offesa il fatto che la vittima si fosse rivolta al sindaco per la sistemazione di una strada senza chiedere il suo consenso». Il «locale» di Roccabernarda, ha aggiunto l’ufficiale, assumeva importanza anche per le altre cosche in quanto «su quel territorio venivano nascoste armi ma anche latitanti».

Antonio Santo Bagnato, reggente del «locale» di ‘ndrangheta di Roccabernarda, aveva assunto un ruolo tale nella vita dei cittadini del comune del Crotonese «tanto da avere pretese di conciliatore nelle controversie tra privati e farsi addirittura chiamare “santo patrono”». È uno degli aspetti emersi dall’operazione denominata “Trigarium”.

Le indagini condotte dal Nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di Petilia Policastro, comandata dal capitano Marco D’Angelo, hanno consentito di accertare in un anno, da maggio 2014 a maggio 2015, una serie di furti e uccisioni di animali d’allevamento e da cortile, danneggiamenti aggravati alle colture, a veicoli, a sistemi irrigui ed a mezzi meccanici, nonché estorsioni ai danni di persone intimidite, tanto da farle desistere anche solo dal presentare denuncia sui torti subiti.

Tutto era finalizzato, infatti, secondo quanto riferito dai carabinieri, a raggiungere uno stato di assoggettamento della popolazione attraverso un atteggiamento prevaricatore e, di conseguenza, il controllo e lo sfruttamento delle poche risorse economiche della zona.

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