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Aula giudiziaria

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Il giudice di sorveglianza esclude la pericolosità sociale per Salvatore Castiglione, ritenuto esponente di spicco dei clan di Strongoli


STRONGOLI – Trent’anni di distanza dai fatti, un percorso di risocializzazione e l’assenza di profili di pericolosità sociale attuale. Sono le motivazioni con cui il magistrato di Sorveglianza di Taranto Massimo De Michele ha respinto la richiesta di applicazione della misura di sicurezza della casa di lavoro per Salvatore Castiglione, 61 anni, di Strongoli.
Accolte le argomentazioni sostenute dagli avvocati Fabio Falco del Foro di Taranto e Francesco Sirianni del Foro di Crotone.

La decisione del giudice di sorveglianza

Il provvedimento si inserisce nel solco della decisione già adottata nei mesi scorsi dal Tribunale di Crotone, che aveva disposto la revoca della sorveglianza speciale.
In particolare, il magistrato di sorveglianza ha evidenziato che a distanza di oltre trent’anni dalla sentenza definitiva emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro il 9 ottobre 1995, che aveva condannato Castiglione per tentato omicidio e reati in materia di armi, non emergono procedimenti penali pendenti, né violazioni delle prescrizioni o il coinvolgimento in nuove vicende giudiziarie.

Il profilo di Castiglione

Condannato in via definitiva per il tentato omicidio di Salvatore Giglio, commesso nel 1989 nell’ambito dello scontro tra gruppi criminali operanti a Strongoli, Castiglione ha scontato anche una condanna per associazione mafiosa inflittagli nello storico processo Eclissi e una pena per un delitto commesso in Puglia.
Evaso dal carcere di Ariano Irpino (sezione di alta sicurezza) mentre espiava le pene, è fratello di Giuseppe, scomparso nel nulla nel 2000 e ritenuto vittima di lupara bianca.

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Quadro mutato dopo l’enorme lasso di tempo trascorso

Dopo ben 34 anni di detenzione, l’istruttoria ha confermato come il quadro personale sia mutato rispetto al contesto originario. L’enorme lasso temporale trascorso, unito al ravvedimento e al percorso trattamentale maturato nel corso degli anni, ha reso la misura di sicurezza della casa di lavoro priva di fondamento attuale.
Il Tribunale di Taranto ha, dunque, escluso che permangano i presupposti di pericolosità richiesti dagli articoli del codice penale e di procedura penale, chiudendo definitivamente la posizione giudiziaria del 61enne di Strongoli.

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