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A quarant’anni della sua scomparsa riascoltare le canzoni di Rino Gaetano significa sentire quel brivido di coinvolgimento da un calabrese che conosceva bene la sua terra.

Abbiamo voluto immaginare un ritorno estivo a Crotone di Rino adoperando parole e versi delle sue intramontabili canzoni. Perché quel terribile incidente stradale sulla Nomentana non ha spento il suo vivo ricordo.

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Una R4 rossa macina chilometri sulla strada che congiunge Catanzaro con Crotone. Rino torna a casa, la sera prima a Roma con i Pandemonium ha parlato di nuove canzoni.

Parlano di donne, i discografici sono interessati, si potrebbe anche andare a Sanremo. Figurarsi!

La macchina scorre lenta e Rino guarda la sua terra. Calabria. Sud. E il cantautore memorizza le sue sensazioni. Le visioni della sua terra d’origine ispirano pensieri e parole:

“mi piace questa strada con il verde bruciato, proprio a quest’ora sul tardi con le macchie scure senza rugiada, coi fichi … d’India e le spine dei cardi”.

Ecco za’ Maria. Anche lei mi piace vedere…

…avvolta nel nero del lutto di sempre, sulla sua soglia tutte le sere che aspetta il marito che torna dai campi”.

Dire queste cose a Roma, chi ti può capire, solo uno come te. Guarda che albero.

Ad esempio a me piace il Sud

“Ad esempio a me piace rubare le pere mature sui rami se ho fame, e quando bevo sono pronto a pagare l’acqua, che qui in Calabria è più del pane”.

Sulla strada passa, intanto, Michele Vittimberga, contadino, figlio di contadini dai tempi del feudo Barracco, e che ricorda ancora i morti di Melissa. Michele abbraccia Rino. Camminano insieme e parlano dell’uva, del vino; che è ancora un lusso “per lui che lo fa”.

Michele torna a casa. E Rino resta solo, tornando a meditare …

“A me piace per gioco tirare dei calci ad una zolla di terra, passarla a dei bimbi che intorno al fuoco, cantano giocano e fanno la guerra”.

Capo Colonna staglia la sua monumentalità classica. Rino ferma l’automobile, scende e trattiene il respiro:

“Poi mi piace scoprire lontano il mare, se il cielo è all’imbrunire, seguire la luce di alcune lampare e raggiunta la spiaggia mi piace dormire”.

E si ricordò di Aida.

Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù le sue madonne i suoi rosari e mille mari e alalà i suoi vestiti di lino e seta, le calze a rete Marlene e Charlot e dopo giugno il gran conflitto e poi l’Egitto un’altra età marce svastiche e federali sotto i fanali l’oscurità e poi il ritorno in un paese diviso nero nel viso più rosso d’amore Aida come sei bella, Aida le tue battaglie i compromessi la povertà i salari bassi la fame bussa il terrore russo Cristo e Stalin Aida la costituente la democrazia e chi ce l’ha e poi trent’anni di safari fra antilopi e giaguari sciacalli e lapin Aida come sei bella

“L’estate che veniva con le nuvole rigonfie di speranza, nuovi amori da piazzare sotto il sole, quel sole che bruciava lunghe spiagge di silicio”.

Sempre Calabria, l’amore di un giovane che voleva “cantare Prevert e non copiare Baglioni”.

E “lei che cresceva sempre più bella, il sole che batteva su di me, e prendeva la mia mano mentre io aspettavo, li sole che bruciava, bruciava mentre sfiorivano le viole”.

E poi quella notte:

Sfiorivano le viole

“i passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi, come un sogno di follie venduto all’asta, quella notte cominciava un po’ perversa e mi offriva tre occasioni per amarti”.

E Rino rimettendosi in auto si ricordò del suo amico Santo Guarino, di Isola Capo Rizzuto. Operaio in Lombardia che si intristiva a vedere…

… “vacche stanche di muggire, che proponevano sbadigli, con tanta nebbia da smaltire”.

Rino ogni fine agosto accompagna Santo alla stazione che…

“portava le provviste e due o tre pacchi di riviste. Poi aveva sempre la fotografia di Bice, bella come un’attrice”.

Anche questo è sud

E mentre aspettavano il fischio del capostazione, Santo….

… “cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare”.

Rino tornò a guardare verso il mare.

“Vecchi gozzi alla deriva si preparano alla pesca con le reti rattoppate nella stiva, l’onda avanza a passi nani, agonistica col molo mentre il vento già scommette coi gabbiani”.

E cantava le canzoni

Anche questo è Sud. Pensò Rino. Che vedeva il cielo sempre più blu per …

“chi suda chi lotta, chi mangia una volta, chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria, chi vive d’amore”.

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