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CATANZARO – «Le indagini, basate su intercettazione telefoniche, ambientali e telematiche, hanno offerto uno spaccato di rara chiarezza, in ordine alla particolare declinazione del predetto sodalizio nel settore del narcotraffico, attraverso una autonoma capacità produttiva di marijuana e consolidati canali approvvigionativi per la cocaina nelle aree urbane di Scilla, Bagnara e Villa San Giovanni».

Attività svolta «grazie al ruolo svolto dall’indagato Carmelo Cimarosa; nella disponibilità di armi, tra le quali spicca un kalashnikov di fabbricazione russa, per la commissione di gravi delitti sul territorio – tra cui emergono un agguato ai danni di un ignaro cittadino, organizzato al solo fine di dimostrare l’egemonia criminale della cosca sul territorio e  la cacciata dalla Calabria di un pusher, reo di aver ritardato il pagamento dello stupefacente. Da ultimo, si evidenzia la finalità di controllare alcuni settori particolarmente delicati dell’economia scillese: basti pensare all’interesse dimostrato per le assegnazioni delle concessioni degli stabilimenti balneari».

E’ quanto emerge dall’operazione Lampetra che stamattina a Scilla, Sinopoli, Sant’Eufemia d’Aspromonte e nelle Province di Messina, Milano, Roma e Terni, ha portato i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria ad eseguire 19 arresti per associazione mafiosa, associazione finalizzata alla produzione e al traffico di stupefacenti, detenzione illegale di armi e tentato omicidio.

L’indagine, coordinata dalla Dda reggina guidata da Giovanni Bombardieri, ha acclarato l’operatività della cosca Nasone-Gaietti, struttura mafiosa pienamente organica alla ‘ndrangheta unitaria ed operante nel territorio di Scilla e nelle aree limitrofe. Secondo gli inquirenti, tutte le fasi criminali erano controllate dalla figura di Angelo Carina, di cui si è delineato il sicuro rango apicale.

E’ Carina, infatti, l’imprescindibile punto di riferimento per il nipote Carmelo Cimarosa (affiliato al sodalizio e responsabile dell’approvvigionamento e della distribuzione dei quantitativi di stupefacente destinati allo spaccio al dettaglio) con cui era in costante contatto e permanente simbiosi delinquenziale, e per gli altri appartenenti al sodalizio ed al gruppo responsabile dello spaccio di stupefacente: una sorta di mentore criminale al quale, primo fra tutti, Cimarosa ed i più giovani affiliati si rivolgevano per ricevere indicazioni operative ed ottenere l’autorizzazione al compimento delle azioni delittuose più rilevanti, essendo stata documentata anche la disponibilità di armi da parte degli appartenenti al sodalizio ed una particolare propensione a portare azioni violente sul territorio.

Il costante contributo di Angelo Carina nelle determinazioni più rilevanti, concernenti la gestione del narcotraffico associato, non era fine a sé stesso, ma si traduceva, ovviamente, nella sua partecipazione anche in sede di spartizione dei relativi guadagni.

L’attività intercettiva, incardinata sulla figura di Carmelo Cimarosa, ha acclarato la centralità della sua figura in ordine alla specifica cura, in nome e per conto del sodalizio, della gestione di un vasto traffico di sostanza stupefacente, il cui flusso di rifornimento era garantito da una stretta cointeressenza con Antonio Alvaro, Francesco Laurendi e Enzo Violi, colpiti anch’essi dall’odierna misura cautelare, e la cui distribuzione al dettaglio era curata da un collettivo di spacciatori  a carico dei quali sono state censite 52 cessioni, a riprova dell’ingente volume di traffico e di quantità di sostanza stupefacente gestito dal sodalizio.

Le attività di monitoraggio ed osservazione hanno permesso di accertare e quindi allentare l’asfissiante controllo del territorio di Scilla che il sodalizio mafioso ha posto in essere, grazie all’attività di spaccio che aveva trovato nella villa comunale la propria base operativa sottraendola alla disponibilità di cittadini e famiglie. I membri della consorteria si sono infatti attrezzati, per gestire in modo professionale il business degli stupefacenti, rivolgendosi a fornitori in grado di assicurare canali privilegiati e stabili di approvvigionamento. Tra questi, il principale era certamente Antonio Alvaro. In particolare, Carmelo Cimarosa era attivo principalmente nel mercato della cocaina, mentre quello della marijuana era delegato ai fratelli Silvio Emanuele e Francesco Cimarosa. Le indagini hanno fornito un quadro completo e ben definito della squadra di pusher che, capitanati da Carmelo Cimarosa, si sono rivelati in grado di realizzare una capillare rete di spaccio nel territorio di Scilla e Bagnara Calabra; tenendo una (sia pure rudimentale) contabilità dei rispettivi rapporti di dare/avere, scambiandosi consigli ed ammonimenti per scongiurare il rischio di essere intercettati, dedicandosi alla coltivazione della canapa indiana, per dotare l’organizzazione di stupefacente “fatto in casa” e così incrementare i comuni guadagni, progettando inoltre l’espansione in altre regioni del Nord Italia per l’esponenziale incremento del giro d’affari criminale e dei connessi margini di profitto e fidelizzando un altissimo numero di clienti che Cimarosa quantificava in ben 400, tra i comuni di Scilla e Bagnara Calabra.

L’associazione creatasi intorno a Cimarosa non mancava di confrontarsi, talvolta con una ruvida contrapposizione, alle altre attive sul territorio, attraverso una rivalità che si traduceva nel desiderio di acquisire fette di mercato sempre più ampie a discapito dei concorrenti. Questi, per imporre le proprie regole e per suscitare diffusa intimidazione sul territorio, si avvaleva – oltre che della fama della cosca di appartenenza – anche di un generalizzato ricorso alla violenza, di cui non mancava di gloriarsi con l’interlocutore di turno. L’indagato faceva presente di non avere remore a contrapporsi a chicchessia nell’area di Scilla: anche chi poteva godere della vicinanza con esponenti di altre frange della locale criminalità organizzata, non sarebbe rimasto immune dai suoi raid punitivi. Violenza che veniva esercitata nei limiti in cui era consentita dal galateo della ‘ndrangheta ed in modo da non incorrere nella perdita del “rispetto della famiglia”.

L’investigazione, inoltre, si è dimostrata decisiva per il censimento della destinazione finale di un ingente carico di sostanza stupefacente di tipo cocaina presso il porto di Gioia Tauro. Nello specifico, le propalazioni intercettate evidenziavano, a partire da quella data ed acutizzata nel mese di dicembre del 2019, una grave difficolta di rifornimento di sostanza stupefacente da parte dei fornitori di cocaina oggetto di attenzione investigativa. Le indagini hanno fotografato, inoltre, l’allarmante propensione di Carmelo Cimarosa e dei suoi accoliti a fare ricorso ad armi da sparo, per risolvere le problematiche che, di volta in volta, si frapponevano al raggiungimento dei loro obiettivi criminali, che palesano l’elevatissima pericolosità sociale degli indagati e delineano il contesto criminale in cui gli stessi da tempo operano. 14 dei 19 arrestati sono stati destinatari della misura cautelare in carcere e associati presso le Case Circondariali di Reggio Calabria, Messina, Catania, Salerno e Milano, e 5 presso i rispettivi domicili, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

VOLEVANO RAPIRE IL SINDACO

Gli indagati dell’operazione «Lampetra» volevano sequestrare il sindaco di Scilla Pasqualino Ciccone «al fine di ottenere indebite concessioni per lo sfruttamento della spiaggia».

Carmelo Cimarosa in un’intercettazione, registrata dai carabinieri il 3 aprile 2020, ha affermato: «Gli apri subito lo sportello ah, con i cappucci e lo mettiamo in macchina, cammina! E lo saliamo a Melia. Là ho presentato la domanda, se non la fai una botta in testa la prossima volta ed è finito il film! E ci facciamo dare qualcosa in spiaggia».

“Dall’inchiesta – ha detto il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri – emerge l’interesse della cosca per l’amministrazione comunale. Monitoravano lo svolgimento di attività di edilizia pubblica per poter procedere all’imposizione del pizzo”. Secondo il magistrato gli arrestati “controllavano lo spaccio nel territorio di Scilla, Villa e Bagnara Calabra. Carmelo Cimarosa si vantava del numero di acquirenti fidelizzati e di spacciatori che lavoravano per lui».

Oltre al controllo dello spaccio, «l’indagato Cimarosa era impegnato – ha aggiunto il procuratore Bombardieri – nella realizzazione di un suo progetto criminale: creare una ‘ndrina che si staccasse da quella dei Nasone-Gaietti». Stando alle indagini, Cimarosa aveva una squadra di pusher che spacciavano nel territorio scillese sia la marijuana, che producevano in proprio, sia la cocaina che arrivava da Sinopoli. Il fornitore di riferimento dell’organizzazione, infatti, sarebbe stato Antonio Alvaro. In un’intercettazione, lo stesso Cimarosa si vantava di aver fidelizzato un altissimo numero di clienti ben 400, tra i comuni di Scilla e Bagnara Calabra.

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