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Fulvio Lucisano (foto Ansa)

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ROMA – Da “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi a “Notte prima degli esami” di Fausto Brizzi, da Mario Bava ad Alberto Sordi, dalla saga di Fantozzi con Paolo Villaggio alla commedia degli anni Duemila: Fulvio Lucisano, morto oggi a Roma a 98 anni, compiuti lo scorso 1° agosto, è stato uno dei grandi produttori del cinema italiano del secondo dopoguerra.

La sua carriera era cominciata nel 1949 con un documentario sull’Anno Santo e con la collaborazione con l’Istituto Luce; nel 1955 aveva prodotto il primo film, “I quattro del getto tonante”, e nel 1958 aveva fondato la Italian International Film. Da allora il suo nome è comparso nei titoli di oltre 160 film, dal cinema di genere alla commedia, dal cinema d’autore ai film per il grande pubblico.

Presidente dell’Anica dal 1998 al 2001, Cavaliere del lavoro dal 2007 e vincitore nel 2009 del David di Donatello alla carriera, Lucisano ha attraversato più di sette decenni dell’industria cinematografica italiana, con lo sguardo di un imprenditore che ha saputo cambiare con il pubblico senza smettere di credere nel grande schermo, finanziando film che hanno attraverso la storia di un’Italia ricca di contraddizioni ma anche di passione e di genio creativo.

LE ORIGINI DI FULVIO LUCISANO

Fulvio Lucisano era nato a Roma il 1° agosto 1928, in una famiglia dalle origini calabresi: il padre era di Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Cresce negli anni del fascismo e della guerra, quando il cinema è per molti ragazzi italiani uno dei pochi luoghi in cui immaginare un mondo diverso da quello che li circonda. Si laurea in giurisprudenza all’Università “La Sapienza” di Roma nel 1954, ma il percorso professionale è già cominciato. Nel 1949, quando ha 21 anni, partecipa alla realizzazione di “Anno Santo”, documentario dedicato al Giubileo del 1950. L’anno successivo comincia a collaborare con l’Istituto Luce per i cinegiornali destinati all’America Latina. E’ una scuola decisiva. Prima ancora di arrivare al lungometraggio, Lucisano entra in contatto con tecnici, registi, operatori e produttori e lavora nella documentaristica.

Per la Documento Film realizza, secondo la biografia della società, circa 300 documentari. Tra i lavori di quegli anni ci sono “Piazza Navona” e “Lo scrigno del Cardinale”, dedicato alle opere d’arte conservate nella Galleria Borghese. Il documentario gli permette di muoversi in un’industria cinematografica ancora profondamente legata alla pellicola, ma già proiettata verso i mercati internazionali. E’ anche attraverso questo lavoro che Lucisano entra in contatto con le strutture produttive straniere, soprattutto americane. Quella dimensione internazionale rimarrà una costante della sua carriera: prima nella produzione e nella coproduzione, poi nell’acquisizione e nella distribuzione di film stranieri in Italia.

Nel 1955 arriva il passaggio decisivo: Lucisano produce “I quattro del getto tonante”, diretto da Fernando Cerchio ed è il suo primo lungometraggio. Tre anni più tardi, il 1° agosto 1958, nel giorno del suo trentesimo compleanno, fonda la Italian International Film, la IIF. La società nasce in un momento di forte trasformazione dell’industria italiana. Il cinema nazionale è al centro di un mercato in espansione, le produzioni aumentano e la commedia convive con il melodramma, il peplum, il film d’avventura e i primi segnali di quella proliferazione di generi che avrebbe caratterizzato soprattutto gli anni Sessanta.

DAL CINEMA ALLA TELEVISIONE

Lucisano sceglie di non legarsi a un solo tipo di cinema. La IIF produce e distribuisce film popolari, cinema di genere, commedie e opere di autori affermati ed emergenti. La società diventerà progressivamente una delle realtà indipendenti più longeve del settore, producendo in seguito anche per la televisione. Il nome stesso della società rivela una vocazione internazionale. Negli anni Lucisano costruisce infatti una rete di rapporti con società e produttori stranieri, facendo della distribuzione dei film americani e internazionali una parte importante dell’attività del gruppo.

La IIF entra negli anni Sessanta lavorando su generi diversi. Tra i titoli prodotti c’è “Terrore nello spazio”, diretto nel 1965 da Mario Bava, uno dei film più riconosciuti della stagione italiana della fantascienza. Il film, realizzato con mezzi italiani e un immaginario destinato a guardare anche al mercato internazionale, diventerà negli anni successivi uno dei titoli più celebrati della produzione di genere italiana. Sempre con Bava, Lucisano produce “Le spie vengono dal semifreddo”, commedia fantaspionistica del 1966. Sono anni nei quali la IIF lavora anche sul cinema erotico-documentaristico, sull’avventura, sulla commedia e sullo spaghetti western. La società entra così nella grande stagione del cinema di genere italiano, quella che negli anni Sessanta e Settanta avrebbe prodotto film destinati a essere rivalutati molto tempo dopo la loro uscita.

Nel 2005, alla Mostra del cinema di Venezia, alcuni di questi film vengono recuperati nella retrospettiva dedicata alla “storia segreta del cinema italiano”. Tra le opere restaurate e proiettate figurano proprio “Terrore nello spazio” e “Le spie vengono dal semifreddo”, insieme a “Cosa avete fatto a Solange?” (1972) e “Il medaglione insanguinato” (1975). La presenza alla Mostra contribuisce a riportare l’attenzione critica su una parte della produzione di Lucisano che per anni era stata considerata soprattutto cinema popolare.

Negli anni Settanta il rapporto tra Lucisano e la commedia italiana diventa sempre più importante. La IIF produce “Tre tigri contro tre tigri” (1977) di Sergio Corbucci e Steno, “Il… Belpaese” (1977) di Luciano Salce,, “Io tigro, tu tigri, egli tigra” (1978) di Renato Pozzetto e Giorgio Capitani, “Aragosta a colazione” (1979) diretto ancora da Capitani. Sono film costruiti attorno ad alcuni dei principali interpreti della commedia italiana e destinati a un pubblico molto ampio. In quegli stessi anni Lucisano lavora oltre che con Steno, Capitani, Salce e Corbucci anche con registi come Pasquale Festa Campanile e Mauro Bolognini (“Per le antiche scale”, 1975).

Il produttore non abbandona però il cinema di genere e continua a muoversi tra produzioni commerciali e progetti più ambiziosi. E’ una caratteristica che rimarrà costante: la IIF non viene costruita come una casa specializzata in un unico segmento del mercato, ma come una società capace di passare dal cinema destinato al grande pubblico a film di maggiore impegno autoriale.

DA TROISI A SORDI

Negli anni Ottanta arrivano alcuni dei titoli destinati a definire la storia della società. Nel 1981 Lucisano produce “Ricomincio da tre”, l’esordio cinematografico di Massimo Troisi. Il film, diretto e interpretato dal comico napoletano, diventa uno dei grandi successi del cinema italiano di quegli anni e porta sul grande schermo un personaggio e una comicità profondamente legati alla cultura napoletana. La scelta di sostenere un esordiente come Troisi si inserisce in una politica che Lucisano avrebbe ripetuto più volte: affiancare ai nomi già affermati nuovi autori e interpreti.

Due anni dopo arriva “Il tassinaro” (1983) di Alberto Sordi, nel quale l’attore romano interpreta un tassista che attraversa la città incontrando personaggi e situazioni della società italiana. È un altro esempio del rapporto tra Lucisano e la commedia popolare. Nello stesso decennio la IIF produce opere molto diverse tra loro: ci sono “L’inchiesta” (1986) di Damiano Damiani e “Il giovane Toscanini” (1988) di Franco Zeffirelli. Il catalogo della società racconta quindi anche un’altra storia: quella di un produttore che non considera incompatibili il successo commerciale e il cinema d’autore.

LUCISANO E LA CALABRIA

Il legame tra Lucisano e la terra d’origine della famiglia emerge in particolare con “Un ragazzo di Calabria”, film di Luigi Comencini del 1987. Il protagonista è un ragazzo calabrese che sogna di diventare atleta e corre in un ambiente ancora lontano dalle grandi trasformazioni economiche e sociali dell’Italia contemporanea. Più di trent’anni dopo, Lucisano tornerà a raccontare la Calabria producendo “Aspromonte – La terra degli ultimi”, diretto da Mimmo Calopresti nel 2019. Il film è ambientato nell’Aspromonte del dopoguerra e racconta una comunità povera e isolata, nella quale gli abitanti cercano di costruire una strada per collegare il paese al resto del mondo. Il legame con la Calabria diventa così uno dei fili personali che attraversano una carriera prevalentemente romana e internazionale.

L’ULTERIORE CRESCITA DELLA IIF

Negli anni Novanta Lucisano amplia ulteriormente il perimetro dell’attività. La IIF non è più soltanto una società di produzione. Il gruppo opera nella distribuzione, nell’home video e nell’esercizio cinematografico. Con Aurelio De Laurentiis viene sviluppato un circuito di sale cinematografiche. Nel 1998 viene inaugurato a Roma il multiplex Andromeda. Nel frattempo il gruppo è presente anche a Napoli e in altre città italiane con strutture multisala. La strategia è quella di presidiare l’intera filiera: produrre film, acquisire titoli stranieri, distribuirli, gestire sale e successivamente sviluppare anche attività televisive e home video.

Sul fronte della distribuzione, la IIF porta in Italia film molto diversi tra loro. Nel catalogo entrano titoli come “Thelma & Louise” di Ridley Scott, “Quattro matrimoni e un funerale” di Mike Newell, “Sleepers” di Barry Levinson e ‘Indocinà di Régis Wargnier. La società lavora inoltre con importanti produzioni americane e con realtà come Cannon, MGM e successivamente Columbia. E’ un passaggio fondamentale nella storia professionale di Lucisano: il produttore diventa sempre più un imprenditore audiovisivo.

Nel 1993 Lucisano produce “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi, film ambientato nel reparto di neuropsichiatria infantile di un ospedale romano e interpretato da Sergio Castellitto e Anna Galiena. La produzione conferma la capacità della IIF di affiancare al cinema commerciale progetti di autori della nuova generazione. Nel catalogo di quegli anni figurano anche “Diario di un vizio” (1993) di Marco Ferreri, “Ninfa plebea” (1996) di Lina Wertmüller e altri film che ampliano ulteriormente lo spettro della società.

Contemporaneamente Lucisano continua a lavorare con la commedia. Arrivano “Fantozzi – Il ritorno” di Neri Parenti nel 1996 e, nel 1999 “Fantozzi 2000 – La clonazione” di Domenico Saverni (1999). Il personaggio creato da Paolo Villaggio diventa così un altro elemento della lunga storia produttiva di Lucisano: dopo Troisi e Sordi, un’altra delle grandi maschere della commedia italiana entra nel catalogo della IIF.

Lucisano non si limita alla propria società. Per anni ricopre incarichi nelle associazioni di categoria dei produttori e dell’industria cinematografica. È presidente dell’Unione Nazionale Produttori e nel 1998 viene eletto presidente dell’Anica, l’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali. Rimane in carica fino al 2001. E’ il riconoscimento di un ruolo che va oltre i film prodotti dalla sua società.

Lucisano rappresenta il cinema italiano anche nei rapporti con le istituzioni e nelle discussioni sull’evoluzione dell’industria. In quegli anni il settore sta affrontando cambiamenti profondi: la diffusione delle multisale, la trasformazione della distribuzione, l’espansione della televisione, il mercato dell’home video e l’arrivo delle nuove tecnologie stanno modificando il modo di produrre e consumare cinema.

All’inizio degli anni Duemila il gruppo allarga ulteriormente le proprie attività. La IIF entra nella produzione televisiva e realizza miniserie e fiction. La produzione televisiva diventa progressivamente uno dei pilastri dell’attività della società. Nel frattempo la guida operativa dell’azienda passa progressivamente alla generazione successiva. La figlia Federica Lucisano entra nella IIF già negli anni Novanta, dopo la laurea in Economia e Commercio. Si occupa inizialmente delle acquisizioni estere e segue operazioni di distribuzione di film internazionali. Nel 2003 diventa amministratore delegato della società. Anche Paola Lucisano entra nell’attività produttiva e dagli anni Duemila si concentra soprattutto sulla televisione. Tra le produzioni successive ci sarà “Mina Settembre”, serie Rai interpretata da Serena Rossi. La IIF diventa quindi un’impresa familiare nella quale il passaggio generazionale non coincide con l’uscita di scena del fondatore.

Nel 2006 arriva uno dei più grandi successi commerciali della seconda parte della carriera di Lucisano: “Notte prima degli esami”, opera prima di Fausto Brizzi. Il film racconta una generazione di ragazzi alla vigilia degli esami di maturità del 1989. Protagonista è Nicolas Vaporidis, affiancato da Giorgio Faletti, Cristiana Capotondi e altri giovani interpreti. La produzione intercetta un pubblico giovane e diventa uno dei fenomeni cinematografici italiani della stagione. L’anno successivo esce “Notte prima degli esami – Oggi”, ambientato ai giorni nostri e costruito come seguito del primo film. E’ una nuova fase per la IIF: la commedia torna al centro, ma con autori, interpreti e temi appartenenti a una generazione diversa da quella dei film degli anni Settanta e Ottanta. Lucisano continua così una pratica iniziata decenni prima: cercare nuovi nomi e portarli sul grande schermo.

Nel 2007 arriva uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferisce a Fulvio Lucisano il titolo di Cavaliere del lavoro. Due anni dopo, nel 2009, arriva il David di Donatello alla carriera, assegnato per i cinquant’anni di attività come produttore. Il rapporto con i giovani registi e con i nuovi interpreti rimane uno degli elementi più riconoscibili della gestione Lucisano. Nel 2011 arrivano “Nessuno mi può giudicare” di Massimiliano Bruno e “Femmine contro maschi”. L’anno seguente è la volta di “Ex – Amici come prima!” di Carlo Vanzina e “Viva l’Italia”. Nel 2013 “Buongiorno papà” di Edoardo Leo entra nel catalogo della società. Nel 2014 la produzione comprende “Scusate se esisto!” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Raoul Bova. Il film ottiene candidature ai principali premi italiani, compresa quella al Nastro d’Argento per la produzione a Fulvio e Federica Lucisano.

La IIF continua intanto a muoversi tra commedia, cinema d’autore, televisione e distribuzione. Nel 2014 il gruppo viene quotato sul segmento AIM di Borsa Italiana. L’operazione segna un’altra tappa nella trasformazione dell’impresa fondata da Lucisano nel 1958. Il passaggio dalla casa di produzione al gruppo audiovisivo è ormai completo. La società controlla la IIF, opera nella produzione cinematografica e televisiva, nella distribuzione e nell’esercizio. Nel 2015 viene inaugurata la prima sala IMAX del Sud Italia all’interno dell’Happy Maxicinema di Afragola. Nel 2016 nasce Vision Distribution, società costituita insieme a Sky Italia e ad altri importanti produttori italiani. Il cinema che Lucisano aveva iniziato a conoscere negli anni Quaranta è ormai diventato un’industria profondamente diversa.

Negli ultimi anni il nome Lucisano diventa sempre più associato alla seconda generazione. Federica segue la produzione cinematografica e la gestione del gruppo. Paola sviluppa soprattutto la produzione televisiva. Il padre continua a rappresentare la memoria e l’identità della società. Nel 2018, quando Fulvio compie 90 anni e la IIF ne compie 60, il gruppo celebra insieme i due anniversari. Nello stesso anno Laura Delli Colli pubblica “Fulvio Lucisano, sotto il segno del cinema”, volume dedicato alla sua vita professionale. La coincidenza delle due ricorrenze dice molto della storia dell’impresa: Lucisano e la IIF sono cresciuti insieme, attraversando quasi ogni trasformazione dell’industria cinematografica italiana. Lucisano continua a essere legato alla produzione anche dopo i novant’anni, entrando anche nel nuovo ecosistema delle piattaforme, partecipando alla produzione di serie come “Guida astrologica per cuori infranti”, distribuita da Netflix.

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