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Una immagine del film "Amori e incantesimi"

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TENIAMO tra le mani il filo conduttore della scorsa settimana, quel filo sottile che d’amore, incantesimi e riti parla. Nella tradizione popolare, anche in quella calabra, ci sono degli “spunti” magici che aprono una porta su una “forzatura” del corso destinico degli eventi. Anche in materia di sentimenti, dove l’evergreen “ciò che è destinato a te avrà modo di raggiungerti” viene spinto oltre per virtù d’erbe e d’incanti.

Il repertorio magico e ritualistico in materia amorosa è veramente vasto, diversificato a seconda della collocazione geografica in primis. Ma come ogni principio che si consolida, la sostanza spesso affonda la propria essenza in una comune base di partenza.

La subcultura calabra vanta nel proprio più conosciuto, e conoscibile repertorio in materia di incantesimi d’amore, una serie di apparenti bislacche “procedure” per alimentare, mantenere o far nascere di sana pianta l’amore. I più noti sono senza dubbio i “legamenti”. Venivano, e a discapito di quanti molti credano vengono ancora ampiamente utilizzati, “pe attaccari” per legare l’amore di una persona a quello di qualcun altro.

Incantesimi d’amore: il rito dell’ossicino

Uno dei più conosciuti, diffuso in tutta Italia, è il rito “dell’ossicino”. Chiamato anche l’incantesimo dell’osso del desiderio, della fortuna o forcella etrusca, è una pratica magico- propiziatoria. Contempla l’utilizzo di un osso animale, di solito quello appartenente a un pennuto. La forma deve essere a y, osso che si trova proprio nel petto (sarebbero le due clavicole dell’animale che si fondono).

Di origini antichissime, risalirebbe appunto agli etruschi. Questi attribuivano sia alle ossa che alle interiora la funzionalità divinatoria e propiziatoria, attivabile mediante precise e specifiche ritualistiche. Sceglievano una gallina, quindi collocavano dei chicchi di mais in un cerchio. Ciascun chicco rappresentava una lettera dell’alfabeto, del loro alfabeto. A seconda di quali chicchi la gallina mangiava, potevamo prevedere gli eventi dell’anno e comporre frasi per il futuro. Poi sacrificavano l’animale, estraevano “l’osso del desiderio”, lo lasciavano asciugare al sole per permettere a tutta la comunità di toccarlo.

La corsa alla fortuna comportava l’irrimediabile rottura dell’osso animale, complice la fragilità dello stesso. Nella ritualistica magica del legamento invece funzionerebbe così: questa forcella ossea viene frammentata sino ad essere ridotta in polvere la quale viene dispersa sul gradino di casa dell’amato o sugli indumenti dello stesso recitando una specifica formula. Tralasceremo qui i legamenti che cadono quasi dall’altra parte del mondo più oscuro dell’utilizzo della magia, molto più simile alle fatture per tratti e utilizzo di componenti corporee (sangue, sperma e compagnia cantando) per concentrarci sulla versione basica e minimale che viene utilizzata dagli operatori di settore.

Il rito della candela

Una vecchia signora di Laureana di Borrello (Reggio Calabria) alle giovani donne che avevano scelto il futuro sposo, ma ancora il povero soggetto era ignaro di tutto come Agrippina, consigliava, dietro simbolico pagamento, di legarlo con l’utilizzo del nodo della candela. La vecchia donna prendeva due candele benedette, rigorosamente bianche, legandole per sette volte l’una all’altra con un filo nero. Ogni giro intorno al blocco di candele veniva ultimato con un nodo. Le due candele così legate venivano accese. Una volta bruciate il legamento era compiuto. Premessa per eseguire il rito erano necessari il nome dell’amato, un oggetto dello stesso e un qualcosa appartenente alla committente.

Altri incantesimi d’amore

Un altro legamento utilizzato soprattutto nel sud Italia è noto come legamento del caffè. La bevanda in sé ci azzecca ben poco al fine dell’incantesimo ma ha rappresentato un ottimo strumento per somministrare quel qualcosa di magico all’uomo desiderato. Durante la preparazione del caffè (intendiamo questa come la bevanda più comune durante una visita ma il rito in sé nasce dalla ratio dell’attivazione di un paradigma preciso ovvero preparazione/consumazione tramite ingerimento, ciò che è esterno viene contenuto all’interno) veniva accesa una candela rossa e su un foglio si scriveva il nome dell’amato/amata. La fiamma veniva spenta dopo aver recitato per tre volte una specifica preghiera. Il cibo, il caffè, una bevanda così preparata veniva poi servita e consumata insieme (l’attivazione, ci spiegano, avveniva proprio nel momento di comunione della consumazione).

Un altro legamento, notizie in merito ci vengono fornite da un’anziana signora di Cittanova (Rc), veniva eseguito la terza domenica del mese e consisteva nel legare il capello della committente a quello dell’amato, bruciandoli insieme a un santino votivo. Le ceneri di quanto bruciato dovevano poi essere sparse nel luogo di passaggio del soggetto che si voleva legare a sé pronunciando per tre volte una specifica preghiera.

I legamenti d’amore rientrano nella magia rossa, la quale lavora sulle energie più sottili dell’animo umano e del cosmo. Il discorso è veramente complesso e qui il tempo è tiranno per tanto abbiamo citato solo alcuni dei più comuni legamenti utilizzati per ottenere l’amore sperato.

E se l’amore finisce?

Ma quando un amore finisce? La regola che di norma vige in queste situazioni è quella di cercare di persuadere la committente o il committente dall’utilizzo della magia per ottenere, e quindi forzare, un eventuale ritorno. Il mago, la magara o come vogliate chiamare l’esecutore, propone invece un rituale di allontanamento o uno di separazione. Il principio di base è che un’eventuale forzatura della volontà altrui possa generare un effetto domino di conseguenze spiacevoli e, secondo diverse testimonianze, ciò avverrebbe non solo direttamente nella vita di chi ha richiesto l’intervento magico ma anche in quella dei parenti più prossimi, e se il ricalibro non avviene in un tempo vitale consono, le conseguenze sono destinate ad essere un cambio di staffetta da generazione in generazione.

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