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PIZZO (VIBO VALENTIA) – Sono pesantissime le accuse a carico del sindaco di Pizzo Gianluca Callipo nell’ambito dell’Operazione Rinascita Scott: avrebbe contribuito pur senza farne formalmente parte (quindi concorso esterno in associazione mafiosa), al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi della Locale di ‘ndrangheta di San Gregorio (cosca Razionale-Gasparro) e della ‘ndrina di Pizzo operante sul territorio.

(LEGGI LA NOTIZIA DELL’OPERAZIONE RINASCITA SCOTT)

L’associazione si avvale, secondo gli inquirenti, della forza d’intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, allo scopo di commettere delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, acquisire direttamente e indirettamente la gestione e/ o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, ristorazione; acquisire appalti pubblici e privati.

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Le vicende contestate sono due. La prima riguarda vede coinvolti, oltre al sindaco, il comandante dei vigili urbani, Enrico Caria, Paola De Caria, Francesca Mazzotta e Salvatore Francesco Mazzotta, Maria Alfonsina Stuppia, quest’ultima componente dell’Ufficio urbanistico del Comune. Si tratta di ordinanze emesse dal settore urbanistico del Comune di Pizzo, avente ad oggetto la demolizione di opere abusive, ripristino dello stato dei luoghi e restituzione dell’immobile al Comune (del 15 aprile 2013) e la delibera di sgombero forzato n. 19710 dell’ll settembre 2013, riguardanti i box commerciali detenuti da Paola De Caria e Francesca Mazzotta.

LEGGI CHI C’ERA AL VERTICE DEL SODALIZIO CRIMINALE DEL VIBONESE

L’inapplicazione dell’atto amministrativo, da parte della madre e della sorella di Salvatore Francesco Mazzotta, avrebbe consentito alle due donne e a Mazzotta stesso, quest’ultimo (tutti interessati alla prosecuzione dell’attività imprenditoriale di vendita del pesce) di mantenere illecitamente nella loro disponibilità i box commerciali ubicati in Piazza Mercato di Pizzo comunemente denominata “Piazzetta”, di proprietà del Comune di Pizzo: un box abusivamente occupati e sui quali erano state effettuate opere edilizie senza titolo dai membri della famiglia Mazzotta.
Altra contestazione mossa al sindaco Callipo riguarda la vicenda del ristorante Mocambo.

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L’amministratore è coinvolto insieme a Enrico Caria, a Maria Stuppia, Gregorio Gasparro, all’imprenditore Francesco Isolabella, a Daniele Pulitano, al presunto boss di San Gregorio Saverio Razionale e all’assessore Pasquale Marino che si è dimesso proprio questa mattina. La vicenda narra dell’omissione illegittima, da parte degli amministratori locali di compiere qualsiasi atto amministrativo che potesse dare effettivo e concreto esito all’esecuzione dell’ordinanza 19/2015 emessa in data 19 giugno del 2015 dall’ufficio urbanistico del comune di Pizzo, avente come oggetto la revoca dell’agibilità dei locali di cui trattasi per mancanza di regolare allaccio alla rete fognaria.

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Sarebbero intervenuti in modo che, a seguito dell’emissione del provvedimento nr. 13918 del 26 iugno 2017, mediante il quale veniva revocata, alla società Futura Srl, l’autorizzazione di somministrazione di alimenti e bevande di tipo C con annessa piscina e l’autorizzazione di affittacamere, relativamente al locale denominato “Mocambo” venissero poi disposte così come quella di agibilità procurando intenzionalmente un ingiusto vantaggio patrimoniale a Maurizio Fiumare, Saverio Razionale, Gregorio Gasparro, Francesco Isolabella e allo stesso Callipo. In questo modo si sarebbe consentito ad Isolabella di mantenere la gestione del locale e al sindaco e Fiumare di acquisire, il 12 settembre del 22017, mediante la procedura fallimentare, la struttura turistico-alberghiera per l’importo di euro 819 mila euro, in aperto conflitto di interessi per l’amministratore locale, socio della Cts Costruizioni Sud Spa.

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