X
<
>

5 minuti per la lettura

Lavoro e povertà. Istat e Save the Children evidenziano i rischi territoriali e sociali maggiori. Alimentazione e spese per la salute sono le rinunce invisibili più frequenti


In Italia oggi si può lavorare e restare poveri. Si può avere un tetto sopra la testa, ma rinunciare alle cure mediche. Si può essere una famiglia e dover scegliere tra riscaldamento e cena. Insomma, la povertà non è un fenomeno isolato, ma sistemico: colpisce il reddito, mina la salute, riduce l’accesso al cibo e accentua diseguaglianze territoriali e sociali. E i numeri raccontano una crisi che va ben oltre l’economia e si riflette nel cuore del Paese: la famiglia. È questa la fotografia impietosa che emerge dai più recenti dati Istat e dalle principali rilevazioni europee.

La povertà, nel nostro Paese, ha cambiato volto: non è più solo marginalità estrema, ma una condizione che sfiora milioni di persone, anche tra coloro che una volta definivamo “classe media” e che colpisce soprattutto i nuclei familiari. Nel 2024, il 23,1% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale, in aumento rispetto al 22,8% dell’anno precedente. A rilevarlo è il report dell’Istat su “Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2023-2024” reso noto a marzo 2025. Il fenomeno è trasversale, ma colpisce con particolare durezza le famiglie con figli, i lavoratori precari, i residenti nel Mezzogiorno e chi è costretto a scegliere ogni mese quali bisogni sacrificare.

Disuguaglianze regionali: il Mezzogiorno resta indietro


Il divario territoriale è netto, dicono dalle agenzie che si occupano di raccogliere ed elaborare i dati statistici per l’Italia e l’Europa, tra cui Eurostat. L’incidenza del rischio povertà o esclusione sociale raggiunge il 39,2% nel Mezzogiorno, contro il 20,1% del Centro e l’11,2% del Nord. In Calabria, Campania e Sicilia, la percentuale di popolazione a rischio supera rispettivamente il 48,6%, 44,4% e 41,4%. All’opposto, la Provincia autonoma di Bolzano mostra il tasso più basso d’Italia: appena il 3,1% della popolazione è in questa condizione.

Povertà. Famiglie numerose e monogenitoriali: l’identikit della vulnerabilità


Le famiglie con tre o più figli minori rappresentano una delle categorie più esposte. Nel 2024, il 42% di questi nuclei è a rischio povertà o esclusione sociale, in netto aumento rispetto al 37,1% dell’anno precedente, riporta Save the Children, Italia. A pesare sono diversi fattori: il maggiore carico di spesa, i costi abitativi, l’alimentazione, la cura dei figli e la difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Anche l’accesso ai servizi educativi ed extra-scolastici si riduce drasticamente per questi nuclei, soprattutto nelle regioni del Sud.

Anche i nuclei monogenitoriali vivono in condizioni difficili: la quota di famiglie con bassa intensità lavorativa è passata dal 15,2% al 19,5% nel giro di un anno. Spesso si tratta di donne che devono occuparsi in solitaria della crescita dei figli, con lavori precari, mal retribuiti o part-time forzato. Questa doppia penalizzazione – economica e sociale – si riflette su tutto il nucleo familiare, con conseguenze anche sulla salute psicologica e sul futuro dei minori.

Secondo Eurostat, inoltre, l’Italia registra una delle incidenze più alte di povertà tra i minori nei nuclei monogenitoriali, con un livello superiore alla media europea, segno di un sistema di welfare ancora poco tarato sulle esigenze delle nuove configurazioni familiari. In entrambi i casi, le famiglie vulnerabili si trovano spesso a dover rinunciare a beni essenziali, come cure mediche, abbonamenti per i trasporti, attività scolastiche e persino alimenti adeguati. In questo contesto, le politiche pubbliche appaiono ancora troppo lente o parziali: detrazioni fiscali, bonus e assegni familiari spesso non bastano a colmare il divario tra bisogni reali e risorse disponibili.

Redditi stagnanti e diseguaglianze crescenti


Secondo Istat il reddito mediano, più indicativo della distribuzione reale, si attesta a 30.039 euro. La metà delle famiglie italiane vive con meno di 2.503 euro al mese. La disuguaglianza resta alta: il 20% più ricco della popolazione percepisce un reddito pari a 5,5 volte quello del 20% più povero. Nel contesto europeo, l’Italia si colloca al 7° posto tra i Paesi con il più alto tasso di rischio povertà o esclusione sociale. Con il suo 23,1%, supera la media UE del 21%. La situazione è peggiore solo in Bulgaria (30,3%), Romania (27,9%) e Grecia (26,9%). Nel 2024, il 21% dei lavoratori italiani ha guadagnato meno di 12.188 euro lordi all’anno. Le donne e gli stranieri sono i più colpiti, con rispettivamente il 26,6% e il 35,2% in condizioni di reddito minimo. Inoltre, il 10,3% dei lavoratori risulta “pover working”: pur avendo un impiego, non riesce a sostenere spese essenziali.

Povertà economica. Salute e alimentazione: le rinunce invisibili


La povertà economica incide in modo diretto sulla salute. Secondo i dati Istat, nel 2024 il 7,2% degli italiani ha rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie per motivi economici, con un picco del 14% nel Mezzogiorno, scrive sempre Istat. I ritardi o le rinunce alle cure sono più frequenti tra le famiglie a basso reddito e tra i disoccupati. Allo stesso modo, l’alimentazione diventa una voce di spesa da comprimere: aumentano i casi di malnutrizione nascosta, ossia regimi alimentari sbilanciati e poveri di nutrienti essenziali. Save the Children segnala in una indagine condotta nel 2024 che una famiglia su cinque in condizioni di povertà non riesce a garantire un pasto proteico al giorno ai propri figli.

Mense scolastiche, spesso unico accesso per alimentazione completa

Le mense scolastiche diventano così, per molti bambini, l’unico punto di accesso a un’alimentazione completa. Così la povertà economica si traduce in povertà alimentare con impatti diretti sullo sviluppo fisico, cognitivo e psicologico dei minori. I bambini che vivono in contesti di deprivazione alimentare hanno maggiori probabilità di soffrire di disturbi dell’apprendimento, difficoltà di concentrazione e malattie croniche legate a carenze nutrizionali. Si tratta di una disuguaglianza che incide sul presente, ma anche sul futuro di un’intera generazione.

La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.


COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

SFOGLIA