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I mugugni della base. Ma Salvini: vado avanti. Le reazioni nel Carroccio dopo le nomine dei vicesegretari


Il giorno dopo il consiglio federale della definitiva sovranizzazione della Lega, a via Bellerio si respira un’aria diversa. I dirigenti più datati si sentono spaesati di fronte a un Carroccio che con la nuova infornata di nomine – Vannacci su tutti – ha sposato posizioni sempre più estreme. La mossa di Salvini ha lasciato il segno. Va da sé, la nomina più chiacchierata resta quella di Roberto Vannacci, il generale della discordia, autore di un pamphlet, “Il Mondo al contrario”, che non solo ha fatto il boom di vendite ma è diventato il punto di riferimento di un’area significativa dell’estremismo di destra.

CARROCCIO, LE NOMINE, I MUGUGNI

Una nomina che svela la nuova linea politica di Salvini &Co. E che fa sbuffare uno come Luca Zaia, governatore del Veneto e punto di riferimento dei leghisti d’antan: «Non cambio identità in base ai vicesegretari. Io resto profondamente e geneticamente legato al fatto che noi della Lega dobbiamo rappresentare le istanze del popolo e le diverse identità di questo Paese e penso che il nostro partito sia l’unico a farlo ed è un percorso che ci ha sempre premiato».

«UN TEMPO ERAVAMO ANTIFASCISTI»


E ancora, si levano altre voci di questo tenore: «Un tempo eravamo antifascisti» sospira un quadro dirigente che ha nostalgia dei tempi del senatur Umberto Bossi. Il grande Capo, Matteo Salvini, alza le spalle e rimanda al mittente qualsiasi cosa: «Fortunatamente, la Lega ha una storia di cui sono orgoglioso, ma anche tantissima gente che si sta avvicinando e quindi tradizione, presente, futuro, autonomia, buon governo, identità, sicurezza e porte aperte a chi vuole dare una mano». E a chi gli domanda se abbia paura di scontentare qualcuno, il leader della Lega risponde così: «No, sono frustrazioni giornalistiche, dicono da 20 anni che la Lega è finita e mi allungano la vita ogni volta».

I MALUMORI


Di giorno in giorno i malumori crescono e sono corroborati da alcune uscite da parte dei neo vice. Silvia Sardone, l’altra neo promossa con un passato da forzista nel senso di Forza Italia, prende di mira il Pd e difende la reunion dei sovranisti di questo fine settimana contro l’immigrazione: «La levata di scudi di Pd&compagni in merito al Remigration Summit è francamente imbarazzante. Di democratico ormai hanno ben poco: si arrogano il diritto di decidere chi può manifestare, riunirsi, organizzare un incontro». E ancora, sempre Sardone: «La sinistra ormai non si vergogna nemmeno più del suo atteggiamento liberticida. Con che coraggio si ergono a moralizzatori? La smettano di dare lezioni e di tentare di censurare qualsiasi pensiero opposto. La libertà di pensiero per loro è solo a senso unico e deve corrispondere esclusivamente alla loro ideologia».

VANNACCI


Nel frattempo Vannacci è entrato a pieno regime nella parte del numero due del partito. Solo nella giornata di ier venerdì 17 maggio, è intervenuto su diversi temi: dalle regionali in Campania al Green Deal: «Buttare a mare il Green deal che ci ha ridotto poveri. Cambiare queste politiche europee che hanno condotto anche la Campania alla delocalizzazione delle industrie, del manifatturiero, delle eccellenze italiane».

GIORGETTI PRENDE LE DISTANZE

E non è un caso se Giorgetti cerca di prendere le distanze dalle recenti nomine, esaltando soltanto la promozione di Alberto Stefani, da sempre leghista e veneto doc: «Vedo che tutti hanno parlato solo di alcuni nuovi vicesegretari della Lega, invece ce n’è uno molto bravo, che magari è umile e parla poco, si chiama Stefani, magari fate anche qualche articolo su di lui oltre che sugli altri». In questo quadro il ministro dell’Economia ne approfitta per parlare dei referendum del prossimo 8 e 9 giugno. E per differenziarsi da chi – come il presidente del Senato Ignazio La Russa – ha invitato a non recarsi alle urne, sostiene: «Il governo non invita a non votare i referendum, se qualcuno si è espresso in questo senso sono sue opinioni personali».

I REFERENDUM

E quindi Giorgetti inviterà a votare sì o no ai referendum? «Non invito niente, credo che ciascuno sia adulto e in grado di valutare che cosa è opportuno e giusto fare, quello che è giusto è informare». Un’affermazione che lascia il segno anche all’interno del governo. E che certifica un dettaglio: un’altra Lega forse esiste.

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