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Schiere di finti esperti in competizione fra di loro aumentano la confusione e lavorano per la terza recessione. Non si ha notizia di Industria Italia e Battisti vuole fare al Sud l’Alta velocità ferroviaria con i tempi di un treno regionale

C’è qualcosa di profondamente surreale nel dibattito economico di questo Paese. La politica sceglie, non inventa. Invece da qualche anno in qua la politica prende il primo che passa per la strada e lo qualifica come esperto e, poi, pende dalla bocca di quel fantomatico esperto. Poiché le componenti della politica sono numerose, le schiere di finti esperti in competizione tra di loro si moltiplicano e il risultato finale può solo aumentare la confusione. Dopo settimane di tira e molla si arriva a una conclusione che non è più neppure una mediazione tra le idee ma l’ammissione pubblica di avere scherzato fino a oggi. Più o meno è quello che è accaduto con tutte le cosiddette microtasse prima annunciate, poi rinviate, poi eliminate, senza nemmeno prendersi la briga di indicare le nuove coperture e di spendere qualche parola per spiegare le ragioni (inesistenti) della scelta di prima e di quella di dopo. Ovviamente non sappiamo se l’orchestrina non deciderà ancora di cambiare musica. Sappiamo che tutti ballano e suonano sulla tolda del Titanic Italia.

Siamo alla guerra di posizione in vista di elezioni che non si vogliono ma si temono. Per cui non si governa, ma ci si posiziona per il voto dispensando favori e captatio benevolentiae che hanno il solo scopo di lisciare il pelo a presunti umori della società e della sua platea di elettori. Non si guadagneranno voti, ma in compenso si perde credibilità davanti agli investitori internazionali, si consuma altro peso specifico in Europa e, soprattutto, si pongono le basi perché lo spettro della terza recessione esca dalle nubi e si appalesi concretamente. In questo siamo davvero unici. Non esiste al mondo chi è in grado di eguagliarci.

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Nessuno parla delle due uniche cose di cui ci si dovrebbe preoccupare: questione industriale e perequazione infrastrutturale. Sulla prima c’è bisogno di chiamare a raccolta i migliori e rifare Industria Italia, altro che amici degli amici piazzati ovunque. Sulla seconda, un pezzo del Paese, aspetta ancora l’Alta Velocità, può succedere che Gianfranco Battisti, amministratore delegato pro tempore delle Ferrovie, dichiari al Corriere della Sera, come niente fosse, che “sta lavorando” anzi “ci stiamo lavorando”. Per farla al Sud ha deciso lui, Battisti, di prendere un regionale e, quindi, senza neppure rendersi conto dell’umorismo delle sue dichiarazioni può annunciare con giubilo che la “tratta Napoli-Bari sarà percorribile in meno di due ore entro il 2026”.
Che cosa aspetti l’azionista pubblico che controlla Ferrovie a chiederne conto a simili capi-azienda, per noi resta incomprensibile. Dopo avere eliminato venti milioni di persone e due terzi del territorio dall’unico servizio ferroviario all’altezza dei tempi, senza un solo vagone di alta capacità ferroviaria da Napoli a Reggio Calabria nonostante un imprenditore privato non pubblico scommetta su Gioia Tauro, questi capi azienda nominati dal Tesoro della Repubblica italiana possono anche pubblicamente prendere in giro i cittadini meridionali annunciando programmi eterni per fare cose che avrebbero dovuto già fare da un pezzo. Il rumore del Titanic copre tutto.

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