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ROMA – Per oltre quarant’anni la sede di Exodus al Parco Lambro di Milano è stata il punto di riferimento del lavoro di don Antonio Mazzi, il luogo dove migliaia di giovani e famiglie hanno trovato ascolto e sostegno. In quegli spazi, diventati il simbolo della sua battaglia educativa contro la marginalità e la droga, il sacerdote ha costruito una delle esperienze sociali più significative d’Italia.
È qui che don Mazzi si è spento oggi all’età di 96 anni, circondato dalle persone che negli anni hanno condiviso il suo cammino.
Il suo nome è diventato nazionale negli anni Ottanta, quando l’emergenza della tossicodipendenza attraversava le città italiane e don Mazzi scelse di affrontarla non con la distanza dell’osservatore, ma con il metodo della presenza quotidiana. Da quella scelta nacque Exodus, un progetto che negli anni si è trasformato in una rete di comunità, cooperative e iniziative educative diffuse sul territorio italiano e all’estero.
La sua testimonianza arrivò anche nelle case di milioni di italiani grazie alla lunga partecipazione alla trasmissione “Domenica In” su Rai 1, dove per molti anni fu una presenza fissa capace di portare nel dibattito pubblico temi come il disagio giovanile, la famiglia, l’educazione e il recupero dalle dipendenze. Una scelta comunicativa innovativa per un sacerdote del suo tempo, che utilizzò la televisione come strumento per avvicinare le persone e far conoscere storie spesso rimaste ai margini.
Ma la sua storia non è soltanto quella del sacerdote impegnato contro la droga. Il centro della sua opera è sempre stata l’educazione: accompagnare i giovani nella crescita, intervenire prima che il disagio diventasse emarginazione, costruire relazioni capaci di restituire fiducia e futuro.
Don Antonio Mazzi, la storia
Nato a Verona il 30 novembre 1929, Antonio Mazzi compie gli studi classici al Seminario Vescovile di Verona, dove si diploma nel 1950. Prosegue la formazione teologica e filosofica a Ferrara e il 26 marzo 1955 viene ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da san Giovanni Calabria a Verona nel 1907. Fin dai primi anni di ministero orienta la propria attività verso i giovani e verso le problematiche dell’età evolutiva. Tra il 1955 e il 1962 è prima vicedirettore e poi direttore della Città dei Ragazzi di Ferrara e della Casa di Formazione di Roncà. È un’esperienza decisiva: don Mazzi entra in contatto con ragazzi segnati da difficoltà familiari, sociali ed educative e matura l’idea che il recupero passi prima di tutto dalla costruzione di un rapporto umano.
La formazione
Dal 1962 al 1969 don Antonio Mazzi guida il Centro Giovanile della parrocchia San Filippo Neri nella borgata romana di Primavalle, affidata ai sacerdoti dell’Opera don Calabria. In quegli anni collabora con il Centro Sportivo Italiano e con il mondo scout dell’Agesci, utilizzando lo sport e l’esperienza comunitaria come strumenti di crescita. Parallelamente approfondisce le discipline psicologiche e pedagogiche.
Tra il 1962 e il 1965 frequenta corsi di specializzazione in psicologia, psicopedagogia e psicanalisi delle istituzioni a Roma, Milano e Bologna, dove studia pedagogia speciale con Andrea Canevaro. Dal 1970 amplia la propria formazione attraverso esperienze internazionali sulla disabilità e sulla riabilitazione, frequentando realtà specializzate negli Stati Uniti, in Germania, Olanda, Francia, Svizzera e Israele. Nel 1969 diventa direttore del Centro Professionale Don Calabria di via Roveggia a Verona. In questa fase dedica particolare attenzione alle persone con disabilità, creando nuove opportunità di formazione e dando vita alle prime case famiglia per giovani con handicap. Potenzia inoltre le attività di riabilitazione fisico-motoria attraverso la creazione del Centro “Claudio Santi”, anticipando molti dei principi che negli anni successivi sarebbero diventati centrali nelle politiche di inclusione sociale.
Nel 1974 sottoscrive una convenzione con il Ministero della Difesa, attraverso l’Ufficio Levadife, per favorire l’impiego degli obiettori di coscienza in attività sociali. Nel 1975 coordina, insieme alla Regione Veneto e all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, iniziative per favorire l’inserimento delle persone con disabilità nei percorsi di formazione professionale.
Gli anni 80 a Milano
E’ il 1979 quando arriva a Milano come direttore dell’Opera don Calabria di via Pusiano, una delle aree più segnate da spaccio e tossicodipendenza. È in quel contesto che don Mazzi comprende la necessità di una nuova risposta sociale. La dipendenza non può essere affrontata soltanto come un problema sanitario o giudiziario: dietro ogni ragazzo c’è una storia personale, una famiglia, una ferita da ricostruire. Nasce così il Progetto Exodus, fondato nel 1980, con l’obiettivo di creare percorsi di recupero e reinserimento per giovani tossicodipendenti. Nel 1984 ottiene la disponibilità della Cascina “Molino Torrette”, nel Parco Lambro, che diventa la sede madre dell’esperienza. Il modello Exodus introduce elementi innovativi per quegli anni: accanto alla comunità residenziale propone percorsi educativi itineranti, le cosiddette ”carovane”, fondate sul viaggio, sulla responsabilità e sul confronto con realtà diverse.
Nel 1985, insieme agli operai della Rizzoli e a un gruppo di genitori, realizza la prima Unità Mobile, anticipando il modello delle attività di strada rivolte alle persone più difficili da raggiungere. Nel 1989 apre inoltre un servizio di ascolto alla Stazione Centrale di Milano, con l’obiettivo di incontrare le persone che vivevano ai margini della città. Esperienze analoghe vengono avviate anche a Napoli e Roma.
Da Progetto Exodus a Fondazione Exodus
Il 9 agosto 1996, con decreto del presidente della Repubblica, il Progetto Exodus diventa Fondazione Exodus. Nel tempo la realtà cresce fino a comprendere numerosi centri sul territorio nazionale e diverse cooperative impegnate nell’educazione, nella formazione e nell’inclusione. Don Mazzi promuove anche nuove iniziative dedicate ai giovani e alla famiglia. Nel 1998 nasce ”Tremenda Voglia di Vivere”, progetto che comprende il noto diario scolastico “Tremenda”, diventato negli anni uno strumento educativo per molti studenti. Nel 2000 fonda a Verona l’Università della Famiglia presso Costagrande, dedicata al ruolo della famiglia come luogo di accoglienza, crescita e formazione. Il suo impegno supera anche i confini italiani. Nel 2001 promuove l’associazione Ambalaki in Madagascar, formata da educatori, professionisti e volontari impegnati a favore dei giovani nei Paesi in via di sviluppo. Nel 2004 apre una comunità in Patagonia per ragazzi di strada. Nello stesso anno dà vita al movimento “Educatori senza Frontiere”, pensato come risposta educativa alle emergenze sociali del mondo.
Una presenza costante in tv e sui giornali
Don Antonio Mazzi è stato anche una presenza importante nel mondo dell’informazione. Come giornalista professionista ha collaborato con numerose testate nazionali e locali, tra cui “Famiglia Cristiana”, “Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Giorno”, “Avvenire” e “Jesus”. Per anni è stato ospite di programmi televisivi e radiofonici dedicati ai temi sociali: tossicodipendenza, famiglia, educazione, emarginazione e nuove fragilità. La partecipazione a “Domenica In”, accanto alla Venier, lo ha reso un volto familiare per gli italiani e ha portato alla luce temi spesso rimossi. Negli ultimi anni ha continuato il dialogo con giovani e famiglie attraverso incontri, programmi televisivi e rubriche dedicate all’ascolto.
Ha ricevuto tre lauree honoris causa in pedagogia: dall’Università di Palermo nel 1994, dall’Università di Lecce nel 1996 e dall’Università di Macerata nel 2004. È stato inoltre insignito nel 2022 del titolo di Cavaliere di gran croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
I libri di don Antonio Mazzi
Don Mazzi ha scritto numerosi libri dedicati alla fede, all’educazione e alla società contemporanea. Al centro sempre la convinzione che ogni persona possa cambiare se trova qualcuno disposto ad accompagnarla. Tra i suoi volumi più receni figurano: “Stop ai bulli” (Mondadori, 2008), “Non mollare. Consigli per affrontare la vita” (Mondadori, 2014) “Le parole di Papa Francesco che stanno cambiando il mondo” (Cairo, 2015), “Spinocchio. Buona strada e non mollate mai” (Edizioni San Paolo, 2017), “Dio perdona con una carezza. Il dizionario di Papa Francesco” (Cairo, 2017), “Amori e tradimenti di un prete di strada. Autobiografia” (Edizioni San Paolo, 2017), “Il vangelo dei piedi” (Edizioni Terra Santa, 2019), “Il dialogo del sorriso” (Cairo, 2021), “Gesù uomo vero” (Solferino, 2022), “Se grandina a primavera. Amare e educare gli adolescenti (e noi stessi) in un tempo di crisi” (Edizioni San Paolo, 2023), “Nel nome del padre. Ciò che ho imparato dalla vita sul mestiere più bello” (Solferino, 2023), “Ciò che conta davvero. Vivere il meglio di sé e fare il bene di tutti” (Solferino, 2024), “Per un futuro senza condizionali” (Solferino, 2025), “Saggezza e follia. La mia vita, i miei incontri, i miei valori e il nostro futuro” (Piemme, 2025).
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