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Assalto a San Giovanni Rotondo: un’esplosione notturna ha distrutto il bancomat del Monte dei Paschi. Indagano i carabinieri.
SAN GIOVANNI ROTONDO (FOGGIA) — Un boato fragoroso ha squarciato il silenzio della notte, svegliando di soprassalto i residenti del centro cittadino. Questa notte, 13 giugno 2026, I banditi sono tornati a colpire nel Foggiano, prendendo di mira questa volta lo sportello bancomat della filiale del Monte dei Paschi di Siena (MPS) situata nella centrale piazza Europa a San Giovanni Rotondo. L’attacco, pianificato nei minimi dettagli, è avvenuto nel cuore della notte, seminando il panico tra le decine di famiglie che abitano nei palazzi adiacenti alla banca e che hanno chiaramente avvertito la violenta deflagrazione.
Secondo le prime ricostruzioni dei fatti, i malviventi avrebbero utilizzato la tecnica consolidata della “marmitta” o inserito comunque dell’esplosivo ad alto potenziale direttamente nella fessura dalla quale vengono erogate le banconote. La successiva detonazione è stata violentissima: lo sportello automatico è andato letteralmente in frantumi e lo scoppio ha provocato ingenti danni strutturali sia all’esterno che all’interno dei locali che ospitano l’istituto di credito.
INDAGINI IN CORSO A SAN GIOVANNI ROTONDO: AL VAGLIO I FILMATI DELLE TELECAMERE VICINO AL BANCOMAT
Sul posto sono intervenuti d’urgenza i carabinieri della compagnia locale, che hanno immediatamente messo in sicurezza l’area e avviato i primi rilievi tecnici per determinare il tipo di esplosivo utilizzato dalla banda. Al momento gli inquirenti non hanno ancora reso noto se i malviventi siano riusciti effettivamente a impossessarsi del denaro contante contenuto nella cassa blindata o se l’esplosione abbia fatto fallire il colpo, lasciando i contanti tra le macerie. Un aiuto fondamentale alle indagini potrebbe arrivare già nelle prossime ore dall’analisi delle immagini: i militari dell’Arma hanno infatti acquisito i filmati dell’impianto di videosorveglianza della banca e di altre telecamere di sicurezza pubbliche e private della zona, alla ricerca di elementi utili per identificare i componenti del commando e individuare l’auto utilizzata per la fuga.
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