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Scuola: I femminicidi si combattano anche in classe. Progetto di Umg, Corecom e Consiglio regionale sull’educazione affettivo-relazionale.


CATANZARO- L’università Magna Graecia, il Corecom Calabria e il Consiglio regionale hanno scelto di portare nelle scuole un modello nel quale educazione affettiva, responsabilità relazionale, media education e cittadinanza digitale diventano parti di un unico percorso di formazione della persona.  «L’Università Magna Graecia, il Corecom Calabria e il Consiglio regionale hanno scelto di portare nelle scuole un modello nel quale educazione affettiva, responsabilità relazionale, media education e cittadinanza digitale diventano parti di un unico percorso di formazione della persona – si spiega – Non basta insegnare ai ragazzi come difendersi dai pericoli della rete. Bisogna insegnare loro a riconoscere i pericoli che possono nascere dentro una relazione».

«Bisogna – prosegue- intervenire prima che il controllo venga normalizzato. Prima che la gelosia venga scambiata per attenzione. Prima che la prevaricazione venga interpretata come amore. Prima che la dipendenza venga confusa con il legame affettivo. Prima che un rifiuto venga vissuto come un’offesa. Prima che qualcuno possa pensare che perdere una relazione significhi perdere il controllo sulla propria vita o acquisire il diritto di decidere su quella dell’altro».

CONTRO I FEMMINICIDI:  IL PERCORSO NELLA SCUOLA E L’ACCORDO ISTITUZIONALE

Il percorso sull’educazione affettivo-relazionale si svolge direttamente nelle scuole, attraverso incontri con gli studenti e attività guidate, accompagnate da un lavoro di osservazione e approfondimento scientifico volto a comprendere il modo in cui i ragazzi vivono le relazioni, il rifiuto, la gelosia, il controllo e il rispetto della libertà dell’altro. L’accordo istituzionale per lo sviluppo del progetto è stato sottoscritto il 9 aprile 2025, segnando l’avvio di una collaborazione che ha scelto di portare nelle scuole non soltanto conoscenze e strumenti, ma una diversa cultura delle relazioni. Il professor Antonio Viscomi e la professoressa Francesca Felicia Operto, neuropsichiatra infantile dell’Università Magna Graecia, hanno curato, sotto il profilo scientifico, un progetto che muove da un principio essenziale: prima ancora di insegnare a un adolescente come usare uno smartphone, dobbiamo aiutarlo a comprendere come vivere una relazione.

IL VALORE DEL RISPETTO E LA LOTTA AL POSSESSO

«Educare – continua la nota – significa insegnare che un “no” è un no. Che una relazione può finire. Che la fine di una relazione non attribuisce alcun diritto sull’altra persona. Che la libertà dell’altro continua a esistere anche dentro un legame affettivo. Che gelosia, sorveglianza, possesso (conoscere password, posizione, pretendere una risposta immediata, verificare messaggi, amicizie e spostamenti) non sono forme più intense di amore. Questo non è amore».

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