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POTENZA – L’olivicoltura della Basilicata entra ufficialmente in uno stato di massima allerta fitosanitaria e finanziaria. I produttori lucani lanciano l’allarme. Una crisi senza precedenti, aggravata dal primo pericoloso ritrovamento di un caso di xylella su una pianta di mandorlo nell’agro di Matera. Una minaccia biologica che rischia di devastare il patrimonio arboreo locale. A fronte di ciò, il Collegio Provinciale dei Periti Agrari di Matera sollecita l’istituzione immediata di una task force operativa regionale multidisciplinare. L’obiettivo è unire competenze scientifiche e organizzative per blindare i confini agricoli ed evitare la proliferazione del contagio.

La nuova campagna olearia parte in salita per gli olivicoltori lucani

Mercato debole, prezzi sotto pressione, costi di produzione sempre più elevati, siccità e ora anche l’allerta xylella compongono un quadro che preoccupa fortemente Oprol Basilicata. L’organizzazione dei produttori olivicoli lucani lancia l’allarme: il rischio è che le difficoltà accumulate nella precedente campagna finiscano per condizionare pesantemente anche quella alle porte. A pesare sono innanzitutto le oltre 1.500 tonnellate di olio sfuso ancora stoccate in Basilicata. A queste si aggiungono circa 1.200 tonnellate in provincia di Potenza e oltre 300 in quella di Matera. Una quantità significativa di prodotto invenduto che immobilizza risorse finanziarie e mette i frantoi nella condizione di dover affrontare la nuova raccolta con una capacità di spesa ridotta.

In questo scenario si inserisce anche il primo caso in Basilicata di Xylella fastidiosa, sottospecie multiplex. E’ stato accertato su una pianta di mandorlo in contrada Ciccolocane, nell’agro di Matera, a ridosso del confine con la Puglia.

Colonna (Oprol): “Servono risposte urgenti”

“È una tegola in più su un comparto già alle prese con una situazione estremamente complessa”. Parole del presidente di Oprol Basilicata, Paolo Colonna. “Da tempo richiamiamo l’attenzione sulla xylella e sulla necessità di puntare su informazione, prevenzione e corretta divulgazione scientifica. Non bisogna creare allarmismi, ma occorre affrontare il problema con tempestività e rigore”. Il tema è stato affrontato dal Consiglio di amministrazione dell’organizzazione dei produttori olivicoli lucani, insieme alla situazione economica della filiera e alla programmazione della nuova campagna olearia.

“Siamo stretti in una morsa dalla quale è difficile vedere spazi di manovra” afferma il presidente di Oprol Basilicata, Paolo Colonna. “Da una parte ci sono ancora importanti giacenze di prodotto italiano. Dall’altra una produzione della precedente campagna che rischia di subire un ulteriore calo di valore. Tutto questo pesa sulla nuova campagna e sulle quotazioni delle olive e dell’olio”. Il rischio è concreto: se i frantoi non riusciranno a liberare i magazzini e recuperare liquidità, potrebbero non avere risorse sufficienti per acquistare e pagare le olive della nuova raccolta.

“Non possiamo permettere – sottolinea Colonna – che una crisi di mercato si trasformi in una crisi di liquidità capace di bloccare la nuova campagna e di scaricare il peso della crisi direttamente sugli olivicoltori”.

I costi di produzione sono già alti

A rendere ancora più difficile il quadro sono i costi di produzione. “Solo la raccolta comporta ormai un costo di circa 35 euro a quintale per la manodopera, a cui vanno aggiunti trasformazione, carburanti, concimi, prodotti fitosanitari, irrigazione e gli altri costi aziendali. In queste condizioni diventa sempre più difficile immaginare quotazioni in grado di garantire un’adeguata remunerazione agli agricoltori”.

La precedente campagna ha già determinato perdite significative. “Sul prodotto trasformato – rileva Colonna – si è consolidata una perdita che arriva a circa 3.000 euro per tonnellata, mentre le prospettive per la prossima campagna non sembrano indicare, al momento, un’inversione di tendenza”.

Il cambiamento climatico

A questo si aggiungono siccità, cambiamento climatico e carenza di manodopera. Il prolungato periodo di assenza di precipitazioni, soprattutto nelle aree interne, rischia di compromettere parte della produzione presente sulle piante. “Il cambiamento climatico – afferma Colonna – non è più una variabile occasionale, ma una condizione con la quale l’agricoltura deve fare i conti ogni anno. E le difficoltà non riguardano soltanto l’olivicoltura: anche viticoltura e cerealicoltura stanno affrontando una fase di forte vulnerabilità”.

Per Oprol, dunque, la situazione richiede interventi immediati per evitare che l’emergenza finanziaria dei frantoi si trasferisca agli olivicoltori, ma anche una strategia strutturale per rafforzare la filiera. “La crisi non nasce oggi e non dipende soltanto dai prezzi – conclude Colonna -. Dobbiamo rafforzare l’organizzazione della filiera, aggregare l’offerta, migliorare la programmazione commerciale, investire in innovazione e promozione e valorizzare maggiormente la qualità dell’olio lucano”. “La Basilicata possiede un patrimonio olivicolo di enorme valore. Ma la qualità da sola non basta se non produce reddito. Produzione, trasformazione e commercializzazione devono lavorare insieme per creare valore aggiunto e conquistare nuovi mercati”. L’allarme riguarda tutti i principali areali olivicoli regionali, dalla Collina Materana al Vulture.

Le contromisure: periti agrari a confronto

Di fronte a questo scenario drammatico e strutturalmente compromesso, la reazione del mondo tecnico e dei professionisti della terra non si è fatta attendere. E’ stata invocata un’assunzione di responsabilità collettiva senza precedenti da parte della Regione. Il Collegio Provinciale dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati di Matera ha espresso profonda apprensione, mista a massima preoccupazione istituzionale. Preoccupa il primo rilevamento ufficiale di una pianta di mandorlo contagiata dal batterio distruttivo in contrada Ciccolocane. E’ una fascia territoriale collinare strategica a ridosso del confine con la Puglia e storicamente vicina ai pericolosi focolai di Santeramo in Colle. Il presidente Domenico Genchi ha evidenziato con fermezza che la sottospecie multiplex colpisce direttamente le drupacee come il mandorlo, l’oleandro e l’olivo. Costituisce di fatto una minaccia concreta, tangibile ed epocale per il patrimonio agricolo e paesaggistico dell’intera regione Basilicata. Non c’è più spazio per tentennamenti o allarmismi ingiustificati, ma serve una risposta immediata, razionale, scientifica, coordinata e tempestiva sull’intero territorio lucano prima che sia tardi.

L’esperienza sul campo dei professionisti lucani è già consolidata nel corso di svariati convegni ed eventi formativi specialistici. Tra questi quello tenutosi presso l’Istituto Técnico Agrario Statale “Briganti” di Matera. Presenti i massimi esperti fitosanitari nazionali ed europei. Tutti d’accordo sul fatto che è fondamentale “intensificare i monitoraggi visivi periodici a tappeto, eseguire campionamenti rapidi e tempestivi sulle piante considerate sospette e posizionare trappole cromotropiche specifiche per il controllo degli insetti vettori, in particolare la sputacchina (Philaenus spumarius)”.

La proposta: una task force multidisciplinare

Per strutturare organicamente questo massiccio intervento e difendere le campagne lucane dall’avanzata biologica, il Collegio ha proposto formalmente alla Regione Basilicata l’istituzione immediata di una Task Force Operativa Regionale permanente ad altissima specializzazione tecnica. Questa cabina di regia dovrà unire in maniera sinergica il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali, l’Ufficio Fitosanitario Regionale, i tecnici e ricercatori dell’Alsia e le elevate capacità diagnostiche del laboratorio Alsia Metapontum Agrobios, insieme ai rappresentanti di tutti gli Ordini professionali dell’area agraria (periti, agronomi, forestali e agrotecnici).

“Solo attraverso una cabina di regia unificata e multidisciplinare – spiega il presidente Genchi –, sarà possibile attuare in modo razionale e coordinato i piani di monitoraggio, le misure di contenimento stabilite dai regolamenti europei e le attività di informazione capillare rivolte ai proprietari e conduttori di terreni agricoli, il cui supporto attivo è vitale per identificare precocemente eventuali focolai”.

Dunque, l’obiettivo primario ed essenziale è l’attuazione coordinata dei rigidi piani di monitoraggio con i diretti interessati. I periti agrari materani offrono la totale disponibilità per supportare le attività d’emergenza e sorveglianza, agendo come indispensabile cinghia di trasmissione tra le istituzioni e le imprese. Solo superando l’immobilismo finanziario dei frantoi e bloccando l’avanzata del batterio con la scienza e la coesione si potrà salvare il futuro dell’olivicoltura lucana. I tempi per l’azione politica e amministrativa della Regione Basilicata sono strettissimi.

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