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I lavoratori in corteo

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Sciopero e blocchi stradali a Taranto nell’indotto ex Ilva: 2.500 lavoratori a rischio chiedono garanzie urgenti al Governo.


TARANTO- Tensione alle stelle allo stabilimento siderurgico. Dopo l’assemblea davanti alla portineria imprese dell’ex Ilva di Taranto, i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato le prime 24 ore di sciopero per tutti i lavoratori dell’appalto, con astensione dal lavoro a partire dalle ore 9 di oggi fino alle 7 di domani. I lavoratori hanno occupato la strada provinciale per Statte in segno di protesta e hanno annunciato un blocco stradale anche sulla statale in direzione Bari per evidenziare la gravità della situazione.

LE RAGIONI DEGLI SCIOPERI E DEI BLOCCHI STRADALI PER L’EX ILVA DI TARANTO E IL NODO DELL’AREA A CALDO

«Sia chiaro che non ci fermeremo se non ci saranno soluzioni e misure straordinarie per tutti i lavoratori», sottolineano con fermezza Fim, Fiom, Uilm e Usb nella comunicazione ufficiale di sciopero. La mobilitazione è esplosa contro il rischio concreto di licenziamenti collettivi per circa 2.500 operai dell’appalto, conseguenza diretta della fermata dell’area a caldo dello stabilimento disposta dalla Corte d’Appello di Milano entro la fine di ottobre.

«In questa assemblea emerge un problema importantissimo: coprire innanzitutto, con ammortizzatori sociali straordinari ad hoc, le aziende dell’appalto che hanno già dichiarato licenziamenti collettivi», afferma Pietro Cantoro, segretario Appalto Indotto Fim Cisl Taranto-Brindisi. «Intimiamo a tutte le aziende che lo hanno fatto di ritirarli immediatamente. Il governo – prosegue Cantoro – ci dia un programma e un piano industriale di previsione di ripresa dell’attività perché la gente ha bisogno di lavoro». 

Secondo il sindacalista, «la riconversione deve essere affrontata con urgenza e deve essere compatibile e green. Le persone non possono essere abbandonate al loro destino e hanno bisogno di garanzia e di futuro», conclude Cantoro. 

La mobilitazione dell’indotto arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo stop dell’area a caldo dello stabilimento tarantino e mentre resta aperto il confronto sul futuro industriale dell’ex Ilva. I sindacati chiedono al governo interventi straordinari per tutelare i lavoratori e garantire continuità occupazionale alle imprese dell’indotto. 

L’ATTESA PER IL TAVOLO A PALAZZO CHIGI

Ad aprire la settimana è dunque la linea dura dell’indotto, mentre per la giornata di domani è previsto a Palazzo Chigi un nuovo confronto sull’ex Ilva tra l’esecutivo e le parti sociali. Fino a ieri, tuttavia, non risulta pervenuta alcuna convocazione formale né alle organizzazioni sindacali né ai commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d’Italia. «Il tempo è scaduto», hanno ribadito i rappresentanti dei lavoratori, chiedendo garanzie occupazionali immediate, misure a tutela del reddito e un piano industriale chiaro per il rilancio di Taranto. Al centro delle rivendicazioni resta prioritario il blocco immediato di tutte le procedure di licenziamento nell’appalto.

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