Il tavolo dei relatori
3 minuti per la letturaSette ore di discussione per la direzione regionale del Pd e finisce in rissa quando si tocca l’argomento Chiorazzo e la sua candidatura a governatore della Basilicata alle prossime elezioni regionali
POTENZA – È finita in rissa ieri sera la direzione regionale del Pd convocata per provare a uscire dallo stallo sulla candidatura a governatore della Basilicata del re delle coop bianche lucane, Angelo Chiorazzo alle prossime elezioni regionali. Dopo i no arrivati da buona parte dei possibili alleati.
L’epilogo di sette ore di discussione è arrivato poco prima di mezzanotte, con l’abbandono repentino della sala da parte degli emissari della segretaria nazionale Elly Schlein: Igor Taruffi, dirigente organizzativo del Pd, riconducibile direttamente alla segretaria, e Davide Baruffi, dirigente enti locali del Pd, nonché braccio destro del presidente del partito, Stefano Bonaccini.
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“Stai zitto tu. Vai a Bologna”. “Coglione”. “Vattene a casa”. Sono alcune delle parole volate ieri durante la direzione regionale del Partito democratico della Basilicata mentre il responsabile organizzazione nazionale del partito, l’emiliano Igor Taruffi, provava a ricondurre i dem lucani alla linea della segretaria Elly Schlein. Evidenziando l’impossibilità di rassegnarsi a una corsa a perdere alle elezioni regionali del 21-22 aprile, chiudendo anche ad alleanze strategiche per continuare a sostenere la candidatura a governatore del re delle coop bianche lucane, Angelo Chiorazzo. Nonostante la contrarietà di Movimento 5 stelle, Azione, Alleanza Verdi Sinistra, Basilicata possibile e Psi.
Nel mirino dei sostenitori di Chiorazzo, in primis l’ex ministro Roberto Speranza, è finito in particolare il consigliere provinciale Rocco Pappalardo, “reo” di filmare col telefonino l’intervento di Taruffi.
In seguito alla ressa la seduta della direzione regionale è stata sospesa e molti dei suoi componenti hanno abbandonato la sala assieme allo stesso Taruffi e al responsabile nazionale enti locali del Pd, Davide Baruffi. A distanza di qualche minuto, quindi, i componenti rimasti hanno dichiarato riaperta la seduta e votato all’unanimità un documento che conferma il sostegno alla candidatura di Chiorazzo. In Basilicata il termine per la presentazione di liste e candidature scadrà il 22 marzo.
LA CONTA SUL SOSTEGNO A CHIORAZZO
A provocare la ripartenza dei due dirigenti nazionali è stata la violenta aggressione da parte di un componente della direzione, il materano Cosimo Muscaridola, a Taruffi, dopo la richiesta dell’ex ministro Roberto Speranza di una conta su un documento di sostegno senza se e senza ma a Chiorazzo. Conta che Taruffi aveva chiesto di evitare per scongiurare una spaccatura interna al partito, e mantenersi una porta aperta nel caso in cui fosse fallito un ultimo tentativo di portare gli alleati sulla candidatura a governatore del re delle coop. Sgombrando subito il campo dall’ipotesi di una corsa insolitaria del Pd con i laici cattolici di Basilicata casa comune, i primi a individuare Chiorazzo come candidato governatore.
Contro il voto sul documento dei Chiorazziani, guidati da Speranza, si era espresso anche il segretario regionale del Pd, Giovanni Lettieri.
Dopo la riapertura della direzione, quindi, il documento è stato approvato all’unanimità dei membri della direzione rimasti.
Da capire ora c’è la reazione della segretaria nazionale dal momento che in alcune interlocuzioni avvenute a margine della discussione si era ipotizzato esplicitamente che da Roma negassero il simbolo al partito regionale.
Sempre ieri intanto, per quanto riguarda le altre possibili candidature a governatore individuate dal Movimento 5 stelle, è arrivato il passo indietro del presidente vicario della Corte d’appello di Potenza, Alberto Iannuzzi.
«Ringrazio – ha detto il magistrato, prossimo alla pensione – i numerosi cittadini firmatari dell’appello per la mia candidatura e le tante persone che, manifestando grande fiducia nei confronti della mia persona, hanno chiesto di candidarmi, ma non sono disponibile ad un impegno in politica così gravoso, anche alla luce delle limitazioni introdotte dalla legge Cartabia».
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