INDICE DEI CONTENUTI
- 1 VENT’ANNI DI VIAGGI NEL MONDO NEL LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI
- 2 L’INCONTRO TRA PROFESSIONE MEDICA E PASSIONE PER LO SGUARDO NATURALE
- 3 NEL LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI ANCHE IL DRAMMATICO DESTINO DI NASCERE DONNA IN ALCUNE REALTÀ DIFFICILI
- 4 DAL DRAMMA DELLE BAMBINE-MADRI IN MADAGASCAR ALLE LOTTE IN IRAN E ARGENTINA
- 5 L’IDENTITÀ CULTURALE IN CINA, LA GRATITUDINE IN INDIA E L’ANEDDOTO DEL FESTIVAL SIKH
- 6 LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI: LA FORZA DELLE EMOZIONI NEI VOLTI E LA DIROMPENTE REALTÀ DEGLI SCATTI SPONTANEI
Il ginecologo dottor Saverio Miceli ha raccolto in un libro fotografico oltre cento ritratti spontanei di donne, raccontandone lotte, drammi e sorrisi nel mondo.
CATANZARO- Sguardi stupiti, curiosi e sguardi indagatori, ammonitori, volti felici, sorrisi di meraviglia, felicità, mani tese a chiedere aiuto e in cerca di cibo o conserte e in preghiera. Foto scattate durante feste popolari con esplosioni di colori e luce, celebrazioni tradizionali, mercatini brulicanti di persone, o in luoghi deserti. Ma anche, foto fatte per strada e in situazioni, quasi sempre, pubbliche in cui non c’è stato neanche bisogno di chiedere di far mettere in posa il soggetto per scattare la foto, perché è stato spontaneo per l’autore, prendere la sua macchina fotografica reflex e immortalare quell’istante irripetibile. Un attimo, un incrocio di sguardi, un sorriso e il momento è colto per sempre.
Sono oltre cento le immagini che il dottore Saverio Miceli – medico ginecologo di Catanzaro – ha raccolto in un libro fotografico, “Nascere donna. Ritratti di amore, orgoglio e lotta” (edito da Cine Sud), nel quale il comun denominatore è la donna nei suoi mille ruoli: madri, figlie, lavoratrici, spose, ribelli, e “silenziose eroine del quotidiano”. Come dallo stesso Miceli, definite che vuole “restituire dignità e voce alle storie che troppo spesso rimangono silenziose”.
VENT’ANNI DI VIAGGI NEL MONDO NEL LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI
Un libro fotografico che racconta in più di 20 anni di viaggi che Miceli compie in giro per il mondo assieme alla moglie Rossella, le mille e infinite sfaccettature dell’universo femminile attraverso lo sguardo, quello di un medico con la passione per la fotografia e che la vita la vede germogliare ogni giorno grazie alla sua professione che porta avanti con dedizione da quattro decenni e che ha fatto nascere più di quarantamila bambini. Reduce dal successo di pubblico ottenuto all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino dove ha presentato la sua opera editoriale, dopo Catanzaro, il percorso del progetto “Nascere Donna” ha portato il dottore Miceli ad esporre le foto anche al Congresso Ginecologico Regionale AOGOI tenutosi lo scorso venerdì a Lamezia Terme, raccontando attraverso le immagini il percorso della nascita, la forza e la profondità dell’esperienza femminile.
L’INCONTRO TRA PROFESSIONE MEDICA E PASSIONE PER LO SGUARDO NATURALE
«Un viaggio fotografico attraverso Paesi e nazioni di tutto il mondo e che comincia dal primo respiro». Ha quindi spiegato il medico fotografo, che racconta la passione per la fotografia nata da giovane: «Ho sempre avuto una passione enorme per la fotografia, e fin da quando ero ragazzo, stampavo da solo le foto nella camera oscura. Ma la passione per l’imaging fotografico, l’ho anche un po’ mutuata nella mia professione medica attraverso la quale ho imparato ad ascoltare la vita nel suo primo respiro (non per nulla la mostra inizia con l’immagine di un neonato), fin dal suo primo battito, e come fotografo ho imparato a riconoscerla in un sorriso, in una mano tesa, in un volto che resiste».
Ed ancora, «A me piace fotografare nella maniera più naturale possibile ed utilizzando l’attrezzatura classica di una fotocamera reflex digitale. Nella maggior parte delle mie foto c’è sempre un sorriso, sebbene io vada cercando sempre lo sguardo. Perché lo sguardo è il racconto di una vita. E poi altri protagonisti sono la luce e tanto colore. Quello che ho voluto raccontare nel libro, che è una narrazione fotografica più che scritta, è una narrazione che parte proprio dalla capacità che ha lo sguardo di raccontare non soltanto la sua storia ma quella dell’intero popolo al quale appartiene la protagonista di ogni scatto, e della sua gente. E quindi sono storie che non partono dal ruolo stereotipato di donna uguale mamma, ma va oltre».
NEL LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI ANCHE IL DRAMMATICO DESTINO DI NASCERE DONNA IN ALCUNE REALTÀ DIFFICILI
In Asia, Giappone, Africa, Medio Oriente, Cina e Americhe, Miceli viaggiatore e fotografo, mette in risalto la ricchezza cromatica, le atmosfere suggestive, i volti e gli sguardi delle persone, delle donne come anche dei bambini, “che lasciano un’impressione indelebile”. Come lo stesso rileva, ponendo l’accento anche su un altro aspetto importante. «La domanda che spesso mi sono posto e che in gran parte ha trovato anche una risposta è: “quale sarebbe stato il destino di quella creatura se, anziché nascere donna in un ospedale in occidente, fosse nata in una realtà diversa. In una di quelle dove ho realizzato le mie centinaia di foto?”.
Ed avendo girato e viaggiato in tutti i continenti scattando foto in ognuno di questi luoghi, posso affermare che nascere donna in alcune realtà diventa una tragedia assoluta. Ad esempio, le donne che nascono in Africa nelle tribù Masai – al confine tra Kenia e Tanzania – subiscono nel 90% dei casi mutilazioni genitali. In alcune regioni dell’India, invece, nascere donna per le famiglie è una disgrazia perché significa indebitarsi economicamente e verso la società. Perché le famiglie con figlie femmine devono dare ad ognuna di loro una cospicua dote per poterle sposare.
DAL DRAMMA DELLE BAMBINE-MADRI IN MADAGASCAR ALLE LOTTE IN IRAN E ARGENTINA
O, se si va in Madagascar, c’è il fenomeno delle bambine-madri, come quella che racconto nella foto che ho scattato, in cui ritraggo una bambina intenta a ricamare un tessuto e accanto a lei c’è il suo bambino di neanche un anno che dorme. In quella realtà le bambine sono date in sposa molto piccole a uomini adulti e, di conseguenza, diventano a loro volta madri troppo presto, perdendo l’età del gioco, dell’innocenza, e la possibilità di emanciparsi».
Proseguendo, «Scoprire queste realtà, metterle insieme, scoprire che nascere donna può significare tutte queste cose in questo ambito è una cosa che per me è stata molto forte». E gli scatti del dottore Miceli, raccontano ogni lato della vita delle donne nel mondo. Da quello più duro a quello più leggero e spensierato. Raccontano delle donne in Iran e della loro lotta contro l’obbligo di portare il velo – l’hijab –, come anche raccontano della marcia silenziosa delle madri dei desaparecidos che chiedono ancora dopo anni di avere, sapere la verità in merito ai figli scomparsi, morti.
E lo fanno ritrovandosi un giorno a settimana a Buenos Aires davanti alla Casa Rosada, intorno al simbolo scelto – un fazzoletto bianco intorno a un volto che non c’è – per chiedere il riconoscimento del diritto alla verità che gli è ancora negato. Ma molte delle fotografie in mostra e nel libro lasciano anche spazio al sorriso. Come quello di due sorelline immortalate a Pechino in Cina (la foto che funge da copertina al libro) che indossano due abiti hanfù. Gli splendidi abiti in seta, tradizionali storici dell’etnia Han e che rievocano i preziosi abiti dai movimenti fluidi ed eleganti ricamati e decorati – a seconda dell’epoca e dello status sociale – che indossavano le donne alla corte dell’imperatore e che vivevano nella “città proibita”.
L’IDENTITÀ CULTURALE IN CINA, LA GRATITUDINE IN INDIA E L’ANEDDOTO DEL FESTIVAL SIKH
Un simbolo di identità culturale e orgoglio nazionale, che molte donne orientali fanno proprio e se ne rimpossessano anche oggi, camminando nelle città futuristiche e super tecnologiche. O il sorriso stupito, lo sguardo incredulo di una donna di un villaggio povero in India, che ha ricevuto inaspettatamente una somma di denaro e ringrazia colma di gioia i suoi benefattori con le mani in segno di gratitudine dalle quali, solo un acuto e attento osservatore, riesce ad intravedere le banconote custodite e preziose, tenute strette quasi con il timore di poterle perdere. Sono tante le immagini che Saverio Miceli ha scattato e che ricorda con piacere, raccontando particolari e aneddoti con le stesse emozioni provate mentre ha cattura il momento.
Tra queste una delle sue preferite: «Mi trovavo in India nella regione del Punjab, durante i festeggiamenti del festival Hola Mohalla, molto sentito in India nella comunità Sikh, ce dura diversi giorni e al quale partecipano migliaia di persone e che precede di poco la festa Holi (conosciuta anche come il Festival dei Colori o Phagwah). Ero lì per scattare alcune foto e mi sono trovato a passare accanto ad un furgone dove c’erano due donne che avevano trascorso la notte nel miglior modo possibile assieme agli altri componenti della famiglia, composta da non meno di 30 persone. E tutte erano stipate nel vano posteriore del mezzo, come fosse il posto più comodo del mondo.
LIBRO FOTOGRAFICO DEL DOTTOR MICELI: LA FORZA DELLE EMOZIONI NEI VOLTI E LA DIROMPENTE REALTÀ DEGLI SCATTI SPONTANEI
Queste persone a un certo punto, come hanno visto che io stavo passando e avevo intenzione di fargli una fotografia, si sono fatte prendere dall’entusiasmo e mi hanno fatto cenno di avvicinarmi. Ma la cosa più bella che mi ha colpito moltissimo – e che penso che venga restituito proprio come emozione anche dalla foto stessa – è che al centro di questa immagine, di questo gruppo familiare, c’era una ragazzina disabile, una bambina down che era proprio esattamente al centro della scena. Entusiasta e felice di prendersi il ruolo di vera protagonista, mentre, tutti attorno a lei, manifestavano il proprio affetto ed entusiasmo. Una immagine veramente bellissima ed un ricordo indelebile».
Tutto questo l’autore lo racconta, con brevi descrizioni e introduzioni, attraverso gli scatti che ha selezionato per questa sua prima esperienza editoriale, e la mostra che accompagna ogni presentazione. Un Libro dai colori accesi, intensi non solo degli abiti indossati e dei luoghi visitati, ma anche da quelli che ogni protagonista sprigiona dal sorriso, dallo sguardo immortalato. Un opera, la cui forza narrativa è interamente affidata appunto, ai volti, agli sguardi e ai sorrisi catturati in ogni singolo scatto spontaneo, senza posa, delle tante donne incrociate e incontrate casualmente in un lasso di tempo breve e irripetibile e che suscita una forza dirompente in chi si sofferma e le osserva.
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