Una cartella esattoriale
3 minuti per la letturaBurocrazia dell’assurdo a Corigliano Rossano, cartella esattoriale della Tari recapitata ai familiari di un uomo morto nel 2018
CORIGLIANO ROSSANO (COSENZA) – C’è chi riceve la bolletta della luce, chi quella dell’acqua, chi una cartella esattoriale qualunque. E poi c’è chi — come in questo caso paradossale — vede recapitarsi un accertamento Tari intestato a un familiare deceduto ben sette anni fa, nel 2018. Una vicenda che ha dell’incredibile, ma che è fin troppo reale.
Il documento ufficiale porta la data del 26 giugno 2025.
Nell’avviso di accertamento Tari n. 419… emesso da Soget per conto del Comune di Corigliano-Rossano, si legge il nome del contribuente defunto, affiancato dalla dicitura “C/O l’erede” e accompagnato dalla richiesta di pagamento di 245,83 euro per l’anno 2023. Peccato che l’interessato non solo non occupi più l’immobile da anni, ma non occupi più alcun luogo terreno dal 2018. E che il decesso sia stato regolarmente comunicato all’ente di riscossione già in occasione di una precedente, altrettanto surreale richiesta post mortem.
Gli eredi, che hanno sempre provveduto a mantenere in regola ogni posizione tributaria del loro congiunto quando era in vita, stavolta non riescono neppure a nascondere l’amarezza. “Non è la prima volta. Abbiamo già segnalato e documentato tutto anni fa. Possibile che il sistema non registri nulla?”.
Cosa non funziona? La domanda sorge spontanea. E non riguarda solo questa famiglia. La documentazione dell’avviso Soget ricostruisce un meccanismo burocratico impeccabile solo sulla carta: riferimenti normativi, modalità di ricorso, calcolo dell’imposta, interessi e spese di notifica.
Tutto perfetto. O quasi. Perché c’è un particolare che sfugge: la realtà. Secondo l’atto, il contribuente avrebbe “omesso il versamento” dell’imposta.
Una formula standard, certo, ma che in questo caso assume contorni tragicomici. Per omettere un pagamento, infatti, bisognerebbe essere in vita. È quindi legittimo chiedersi se i database comunali e quelli della concessionaria dialoghino tra loro o se, come spesso accade, continuino a camminare su binari paralleli senza mai incontrarsi.
Un difetto di sincronizzazione? Un aggiornamento non recepito? Un errore umano? O semplicemente il solito corto circuito amministrativo che troppo spesso colpisce i contribuenti, vivi o defunti che siano. Insomma una vicenda dall’amara ironia.
Nel dettaglio delle utenze riportato a pagina 3 del documento, tutto appare normale: mq, tariffe, quota variabile, riduzioni, imponibile. Mancano solo due cose e non certa da poco: l’abitabilità reale dell’immobile e l’esistenza in vita dell’intestatario.
Dettagli, direbbe qualcuno. Viene quasi da chiedersi se, nel calcolo della Tari, non sia previsto anche un balzello ultraterreno per la gestione dei rifiuti celesti. Ma, per fortuna, non siamo ancora a quel punto. Eppure, dietro il sorriso amaro, resta un problema serio: la difficoltà, tutta italiana, di mantenere aggiornati e comunicanti gli archivi pubblici. Un cittadino può anche aver adempiuto a tutti i suoi doveri per anni. Può essere stato puntuale, trasparente, irreprensibile.
Ma sembra che, nemmeno dopo la morte, riesca a liberarsi definitivamente della burocrazia. Gli eredi ora valuteranno se ricorrere, chiedere rettifica o semplicemente presentare l’ennesima autocertificazione del decesso, nella speranza — non si sa se più ingenua o più coraggiosa — che questa sia davvero l’ultima volta. Del resto, quando si dice che certe cose “ce le portiamo nella tomba”, nessuno immaginava che valesse anche il contrario.
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