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Una delle riprese dell'inchiesta

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CROTONE – Questa mattina, personale della Polizia di Stato, su richiesta della Procura della Repubblica di Crotone, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 24 persone (15 finite in carcere e nove ai domiciliari) accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falsità ideologica, traffico d’influenze illecite, corruzione.

Complessivamente risultano indagate 90 persone.

FOTO – LE PERSONE FINITE IN CARCERE

Gli arresti sono la conseguenza di quanto emerso nel corso di un’articolata indagine coordinata dal Procuratore della Repubblica, Giuseppe Capoccia e dal sostituto procuratore Alessandro Rho, svolta dai poliziotti della Squadra Mobile di Crotone avente a oggetto due associazioni dedite alla commissione di una serie indeterminata di reati finalizzati a favorire la permanenza illecita, sul territorio dello Stato italiano ed europeo, di soggetti richiedenti asilo.

In particolare, nel corso dell’indagine, sono emerse due distinte associazioni aventi ramificazioni sul territorio nazionale e all’estero specializzate nelle predisposizione di documentazione falsa attestante residenze fittizie e false assunzioni nei confronti di soggetti richiedenti asilo, per lo più di nazionalità curdo irachena, interessati a ottenere il riconoscimento di una forma di protezione internazionale, non in quanto bisognosi di essere salvaguardati dal loro stato di origine, bensì solo per ottenere un titolo di soggiorno che garantisse loro la libertà di movimento sul territorio italiano ed europeo.

A fronte di tali prestazioni i richiedenti asilo erano disposti a pagare delle somme di denaro. Promotori e partecipi delle due associazioni erano soggetti stranieri residenti o dimoranti nel crotonese e nelle province limitrofe, avvocati compiacenti, mediatori culturali e poliziotti in servizio presso la Questura – Ufficio Immigrazione – nonché un dipendente della Prefettura in servizio presso la Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione Internazionale e un appartenente alla Polizia Locale di Crotone.

I membri dell’associazione stranieri e i mediatori, in contatto con loro connazionali stanziati in Iraq o all’estero, fungevano da intermediari e procacciatori per i legali compiacenti i quali predisponevano documentazione falsa o attestazioni fasulle circa la presenza sul territorio nazionale del richiedente asilo per conto del quale avanzavano la richiesta soprattutto presso le Questure di Crotone, Catanzaro. Una volta avviata la pratica il richiedente, che si trovava in Iraq, veniva avvisato della fissazione dei vari appuntamenti previsti dalla procedura ossia fotosegnalamento, audizione della Commissione Territoriale e, infine, ritiro del permesso di soggiorno, in occasione dei quali giungeva in Italia tramite aereo munito di regolare visto turistico, per poi ripartire facendo rientro nel paese da cui chiedeva di essere protetto.

Nel corso dell’indagine si accertava, inoltre, il ruolo ricoperto dai vari pubblici ufficiali i quali o erano consapevoli della strumentalità delle richieste, ma comunque si prestavano ad assecondare il sistema illecito oppure, in alcuni casi, a fronte di somme di denaro e/o regalie, acceleravano le pratiche per i richiedenti o, in altri, attestavano falsamente le residenze degli stranieri.

All’esecuzione delle misure accompagnate da diverse perquisizioni presso i vari studi legali, hanno partecipato dalle prime ore dell’alba il personale della Squadra Mobile di Crotone, con il supporto della Squadra Mobile di Bolzano, Catanzaro, Forlì, Lecce, Roma, Terni, Vibo Valentia nonché del Reparto Prevenzione crimine di Siderno e Vibo Valentia e del Compartimento di Polizia Postale e delle Comunicazioni e del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Reggio Calabria.

IL PROCURATORE: “DEFICIT DI LEGALITÀ”

“È un deficit di legalità” quello emerso dall’operazione Ikaros. “È triste perché non è stata una lotta contro chi delinque con armi e droga ma contro dei professionisti che avrebbero dovuto stare dalla parte dello Stato”. Sono queste le parole del procuratore Giuseppe Capoccia che ha spiegato in conferenza stampa i dettagli dell’operazione.

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