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Al Cela (Centro di educazione alla legalità ambientale) di San Leonardo di Cutro presentato il libro “Un’altra pelle” del giornalista del Quotidiano del Sud Antonio Anastasi sulle attività criminali di Salvatore Cortese, killer della ‘ndrangheta


CUTRO (CROTONE) – In una serata d’agosto densa di significati civici, il Cela (Centro di educazione alla legalità ambientale) di San Leonardo di Cutro ha aperto le porte per trasformarsi in un avamposto di riscatto e di speranza, ospitando la presentazione del saggio “Un’altra pelle”, opera di Antonio Anastasi, giornalista del Quotidiano del Sud, edita da Pellegrini.

L’evento è stato promosso dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria in collaborazione con il WWF Crotone. Un valore altamente simbolico proprio per la decisione di ritrovarsi nel cuore di un bene confiscato alla ‘ndrangheta, restituendo alla collettività uno spazio che era stato luogo di opacità e trasformandolo in un laboratorio di democrazia e partecipazione.

L’iniziativa segna l’apertura ufficiale del nuovo anno delle attività di Pedagogia dell’Antimafia. Ribadita con forza l’urgenza di non confinare la militanza tra le pareti delle aule universitarie. Ma di calarla direttamente sui territori come una forma di resistenza civile. Importante è stata la risposta del pubblico numeroso che ha sfidato le calde temperature estive, a testimonianza di un bisogno diffuso di riscatto. Importante la presenza autorevole dello Stato, rappresentato dai vertici provinciali delle forze dell’ordine.

Ad assicurare il perfetto svolgimento dell’incontro è stata la conduzione ineccepibile del giornalista e sindaco di Botricello Simone Puccio. Nel corso dell’incontro, Paolo Asteriti, presidente del WWF Crotone, ha rimarcato l’impegno profuso nella valorizzazione del bene sottratto ai clan. «La gestione dei beni confiscati – ha detto – è un tema fondamentale, va portata avanti con grande determinazione, perché non è un percorso facile. Oggi, fortunatamente, siamo una bella realtà che continua a crescere e che rappresenta una piccola eccellenza nella salvaguardia dei nidi di tartaruga Caretta Caretta».

Coinvolgente è stato l’intervento del procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio, il quale ha evidenziato il valore della ricerca condotta dall’autore. «Oggi il mercato editoriale è quasi saturo di studiosi e conferenzieri che trattano di mafia e ‘ndrangheta. Ma le opere frutto di un’analisi del fenomeno non soltanto criminale, ma anche antropologica e sociologica – ossia uno studio a 360 gradi – sono pochissime. Antonio, oltre a essere un cronista di lungo corso che si occupa di fatti di mafia da una vita, ha avuto la pazienza di esaminare centinaia di migliaia di pagine di atti processuali. Di confrontarsi direttamente con il collaboratore di giustizia per capirne anche la psicologia. È un lavoro che merita un’attenta lettura. Offre un’interpretazione profonda dei fatti e dei comportamenti, distinguendosi da gran parte della produzione corrente che fa volume ma non qualità».

Entrando nel vivo della narrazione, Anastasi si è soffermato sul profilo del collaboratore di giustizia protagonista del suo libro con un’articolata disamina. «Salvatore Cortese è stato un killer della ‘ndrangheta. Un soldato alto in grado che ha militato in una delle organizzazioni criminali più potenti e sanguinarie, braccio destro dell’allora boss emergente Nicolino Grande Aracri. Per circa 25 anni ha contribuito ad affermare la violenza mafiosa non solo in Calabria, ma anche in Emilia e in Lombardia».

Anastasi ha poi proseguito nell’analisi della parabola di riscatto dell’ex killer. «Dopo aver attraversato questi inferi, Cortese ha compreso che il falso mito dell’onore e dell’omertà altro non era che una grande menzogna. Durante i colloqui che ho avuto con lui in modalità protetta, autorizzati dal Servizio Centrale di Protezione con il parere favorevole delle DDA competenti e della DNA, ha raccontato la completa assenza di rimorso che provava all’epoca. A un certo punto, però, è stato l’amore per una donna a spingerlo a cambiare vita. E a cercare il riscatto attraverso la collaborazione con la giustizia».

Nel richiamare il senso dell’impegno educativo e accademico, il professor Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia, ha messo in guardia contro le facili retoriche. Ha affermato che «bisogna stare attenti ai narratori e ai professionisti delle parole, che spesso pontificano dicendo che dobbiamo resistere e combattere la mafia. Se non costruiamo un lessico civile, come fa Anastasi, fondato sulla partecipazione, non riusciremo a distinguere le parole del potere da quelle capaci di farsi segni di speranza, di resistenza e di reale cambiamento».

Infine, il prefetto Franca Ferraro, ricordando che una delle sue prime uscite pubbliche nel territorio fu proprio al Cela di Cutro in occasione della presentazione di un altro libro di Anastasi, ha tracciato un bilancio delle attività svolte nell’imminenza del pensionamento. Il prefetto ha fatto riferimento anche ai cicli di lezioni e seminari promossi dal professor Costabile nelle scuole di Crotone e Cutro, a cui ha partecipato, sottolineando l’impatto di questo lavoro. «I ragazzi hanno mostrato la volontà di questa terra di cambiare mentalità». L’intenso dibattito si è così concluso con la consapevolezza diffusa che dal recupero dei beni confiscati e dalla testimonianza della verità passa il futuro dell’intera comunità.

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