Uno sbarco di migranti oggetto dell'indagine
3 minuti per la letturaREGGIO CALABRIA – Sono oltre trenta gli sbarchi ricostruiti dai magistrati della Dda di Reggio Calabria e dalla Polizia, nel corso dell’indagine Medusa che ha portato oggi all’esecuzione di 25 arresti e a indagare 43 persone che facevano parte di una rete internazionale di trafficanti di migranti.
Gli arrivi sono compresi tra il 2017 e il 2022, per complessivi duemila migranti clandestini circa approdati sulle coste del territorio nazionale a bordo di barche a vela stipate all’inverosimile, per un giro d’affari nell’ordine dei dieci milioni di euro stimato grazie all’analisi di centinaia di transazioni finanziarie estero su estero.
Grazie al coordinamento della Direzione nazionale antimafia, di Eurojust, Interpol, Europol e Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, sono stati individuati scafisti e capi delle organizzazioni criminali, tutti cittadini di Georgia, Ucraina, Turchia e Moldavia. Disposto anche il sequestro di tre milioni e trecentomila euro circa.
Secondo quanto emerso dalle indagini, le associazioni avrebbero operato in maniera sinergica, nell’ambito una rete transnazionale specializzata nel traffico clandestino di migranti, con precisa distinzione di compiti e finalità. In particolare, la “frangia ucraina” e la “frangia moldava” avrebbero avuto il compito di reclutare gli scafisti; della “frangia georgiana” avrebbero fatto parte gli intermediari finanziari e gli istruttori alla navigazione (la Georgia infatti emergeva come luogo di addestramento degli scafisti e sede del gruppo operativo, oltre che terminale dei finanziamenti/pagamenti). In ultimo, la “frangia turca”, operativa fra la città di Istanbul e i diversi luoghi di imbarco delle coste turche, con il compito di organizzare le partenze e gestire i rapporti con i migranti da trasportare ed i loro parenti. Ogni sbarco prevedeva il reclutamento degli skipper che venivano inviati nelle zone di imbarco, situate principalmente in Turchia, nelle aree costiere vicine alle città di Bodrum, Izmir e Marmaris, dove venivano nel frattempo convogliati i migranti intenzionati a partire per raggiungere le coste italiane.
Le traversate venivano, poi, affrontate a bordo di barche a vela di circa 12/15 metri, a bordo delle quali i migranti, dietro pagamento variabile tra i 4.000 e i 12.000 dollari, venivano stipati all’inverosimile al fine di massimizzare i profitti. L’approfondimento dei flussi finanziari, effettuato anche tramite i collaterali esteri interessati sui circuiti internazionali MoneyGram e Western Union, ha consentito di cristallizzare il quadro indiziario in ordine al reato di ricettazione per alcuni soggetti risultati i destinatari ultimi del denaro provento illecito del traffico di migranti.
Sono emersi, infatti, trasferimenti di cospicue somme di denaro da parte di alcuni indagati con il ruolo di finanziatori in favore di parenti e/o familiari degli scafisti, a titolo del compenso precedentemente pattuito. L’incrocio dei dati provenienti dalle conversazioni intercettate, per la cui traduzione è stato necessario il lavoro di decine di interpreti, con l’analisi delle innumerevoli movimentazioni di denaro e le dichiarazioni rese dai migranti approdati in Italia, ha consentito ai Magistrati reggini ed agli operatori della Polizia di Stato di ricostruire più di trenta episodi di sbarco, tra il 2018 ed il 2022, con quasi duemila cittadini stranieri giunti in Italia ed un volume d’affari stimato nell’ordine di dieci milioni di euro.
Avviata dalla Procura Distrettuale Antimafia reggina, la cooperazione internazionale ha riguardato, in un primo momento, le Autorità di Polizia, interessando i collaterali organismi di Turchia, Ucraina, Malta, Polonia e Grecia. Parallelamente, l’Agenzia EUROPOL ha elaborato alcuni report di analisi sulle convergenze investigative emerse sul piano internazionale nei confronti dei target di interesse. Sulla base dei dati acquisiti, in un complesso lavoro di coordinamento agito dalla DDA di Reggio Calabria e dalla DNA, sono stati poi sollecitati, tramite lo strumento all’Ordine di indagine Europeo (OIE) o di Mutual Legal Assistance Request (MLA), gli Uffici di Procura di Malta, Polonia, Grecia, Albania, Georgia, Montenegro, Turchia, Slovacchia, Ucraina, Moldavia.
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