Da sinistra: Maggiore Luca Ghiselli, Tenente Colonnello Carmine Mungiello, Dott. Stefano Musolino, dott. Giuseppe Borelli, Colonnello Antonio Merola e Tenente Colonnello Antonio Bagnato.
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Arresti in tutta Italia a seguito del blitz antimafia che ha smantellato una rete del narcotraffico internazionale legata alla cosca Alvaro di Sinopoli
Un’imponente operazione dei Carabinieri, coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, ha portato all’esecuzione di 35 misure custodiali in carcere in diverse province d’Italia. L’inchiesta ha svelato una complessa rete dedicata al traffico internazionale di cocaina legata alla cosca Alvaro di Sinopoli, capace di gestire l’importazione dal Sudamerica, la rete dei trasporti sul territorio nazionale e un soffocante controllo del mercato imposto anche attraverso metodi violenti ed estorsivi.
Dalle prime ore di questa mattina più di 200 Carabinieri sono impegnati in una vasta operazione di polizia sul territorio della provincia di Reggio Calabria e in varie località del territorio nazionale (Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila), operazione che ha condotto all’applicazione di 35 misure custodiali in carcere, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia reggina.
LE ACCUSE
Le accuse mosse a vario titolo agli indagati, fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva di condanna, dato che il provvedimento pende tuttora nella fase delle indagini preliminari ed è sottoposto a impugnazione cautelare, sono quelle di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti con l’aggravante mafiosa per aver agito al fine di agevolare la cosca Alvaro di Sinopoli e avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p.. Inoltre, contestati reati in materia di traffico di stupefacenti, detenzione di armi, tentato sequestro di persona a scopo di estorsione e altri reati, per un totale di 47 capi di imputazione.
Le indagini, coordinate dalla D.D.A. di Reggio Calabria, sono state curate dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Palmi e dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro. Lo sviluppo dell’attività investigativa è avvenuto in due diverse fasi che, nel loro complesso, hanno avuto ad oggetto tutte le filiere dei traffici di droga organizzati da un sodalizio dedito al narcotraffico con base a Sinopoli e Sant’Eufemia, da quella di importazione dall’estero di ingenti carichi di cocaina a quelle successive di stoccaggio, trasporto e rivendita dello stupefacente.
LA PRIMA FASE DI INDAGINI: LE CHAT CRIPTATE
Nella prima fase, sviluppato un ordine di indagine europeo su alcune chat criptate acquisite dalla piattaforma “SKY ECC”, da cui è emerso un vasto sistema organizzato finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, sviluppatosi tra il 2020 e il 2021, orchestrato da un gruppo criminale al cui vertice figurerebbero due soggetti, all’epoca detenuti e tra loro compagni di cella, i quali pare fossero coadiuvati da loro stretti congiunti che ne avrebbero proseguito l’attività all’esterno del carcere.
Secondo quanto, allo stato, ritenuto nel provvedimento cautelare, sono emerse attività relative a numerose operazioni di importazione di droga dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro, alcune consumate e altre, invece, sventate da sequestri delle forze di Polizia con un volume complessivo di traffici ricostruiti di oltre 300 kg. di sostanza stupefacente, prevalentemente di tipo cocaina; in tale contesto, le operazioni investigative hanno interessato anche alcuni portuali impiegati presso lo stesso porto, che avrebbero operato a disposizione del gruppo criminale per l’esfiltrazione dello stupefacente.
LA SECONDA FASE: L’ASSOCAZIONE MAFIOSA E IL NARCOTRAFFICO
La seconda fase delle indagini si è sviluppata con attività tecniche condotte tra l’aprile del 2023 e il luglio del 2024, confermando, sulla base di arresti in flagranza e sequestri di stupefacenti, la perdurante vitalità e la piena operatività della medesima associazione finalizzata al narcotraffico. In questa fase si confermava, quale figura centrale del sodalizio in questione, il figlio di uno dei due soggetti detenuti sopra menzionati, il quale si avvaleva di una fitta rete di sodali per sviluppare i traffici di droga.
Riscontrato inoltre il medesimo modus operandi già rilevato nella prima fase delle investigazioni con l’analisi delle comunicazioni “SKY ECC”, evidenziandosi il ricorso sistematico ai telefoni criptati per coordinare le attività di narcotraffico, nonché l’impiego di corrieri e staffette per il trasporto delle sostanze illecite. Il traffico di stupefacenti sarebbe avvenuto sia con prelievi in Calabria da parte degli acquirenti che con consegne a cura dell’associazione, che in questo caso maggiorava il prezzo poiché si assumeva il rischio del trasporto.
AUTONOLEGGIATORI E CORRIERI INSOSPETTABILI PER LE CONSEGNE DELLA DROGA
Per le consegne il sodalizio avrebbe fatto ricorso ad autonoleggiatori compiacenti che, anche nottetempo, avrebbero fornito i veicoli per i trasporti di stupefacenti operati da corrieri insospettabili a disposizione del gruppo verso le principali direttrici dello smercio delle sostanze, tra cui le province di Catania e Palermo. L’associazione avrebbe avuto altresì la disponibilità di armi e la propensione all’utilizzo della violenza nella gestione degli affari. Nel provvedimento cautelare, infatti, è ricostruito un tentativo di sequestrare, nel corso di una consegna simulata di stupefacente, uno degli acquirenti palermitani reo di non avere saldato una precedente fornitura. L’evento sarebbe stato sventato dalle attività investigative svolte dalla Polizia Giudiziaria.
Nel corso dell’indagine, tra il settembre 2023 e il marzo 2024, quattro corrieri arrestati poi in flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio con il sequestro di oltre 25 chilogrammi di cocaina pura in totale.
Nel provvedimento cautelare è contestata inoltre, ai membri principali dell’associazione la circostanza aggravante di cui all’art. 416 bis 1 c.p., sia sotto il profilo del metodo mafioso utilizzato che sotto quello della finalità perseguita di agevolare la cosca Alvaro. L’esistenza della cosca Alvaro e il suo ruolo centrale nell’associazione criminale denominata “‘ndrangheta” è oggetto di diversi provvedimenti che appartengono al notorio giudiziario e che fotografano un arco di tempo pluridecennale nel corso del quale si è manifestata una continuativa signoria della ‘ndrina e dei relativi accoliti nel territorio di Sinopoli e limitrofi.
IL METODO MAFIOSO: ESTORSIONI E SEQUESTRI DI PERSONA
Sotto il profilo del metodo mafioso, le concrete modalità delle condotte in vario modo addebitate agli indagati sarebbero connotate dall’implicita prospettazione di possibili ritorsioni ai danni degli interlocutori esterni, idonee a determinare una condizione d’assoggettamento degli individui che di volta in volta venivano in contatto con gli indagati.
Specifici fatti reato contestati nel provvedimento cautelare rafforzerebbero questo inquietante quadro. Il tentativo di sequestro di persona a scopo di estorsione, per le modalità con cui sarebbe stato ideato e per il fine perseguito, manifesterebbe l’attitudine del gruppo a risolvere controversie economiche in termini autoritativi, imponendo ai debitori l’adempimento quale conseguenza della soggezione derivante dalla percezione della pericolosità degli interlocutori. In altra occasione i componenti del sodalizio, a fronte dei ritardi nel pagamento di una fornitura di cocaina, avrebbero prospettato agli acquirenti gravi ritorsioni evocando la propria appartenenza familiare e la detenzione dei propri congiunti.
Ai vertici del sodalizio si sarebbero rivolti, inoltre, altri soggetti bisognevoli di recuperare crediti connessi all’attività del narcotraffico, consapevoli della caratura criminale degli indagati. L’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la serranda di un esercizio commerciale, finalizzata a costringere il gestore a cessare la vendita di un determinato prodotto perché ritenuta concorrenziale rispetto all’attività commerciale riconducibile a un associato, sarebbe l’espressione della volontà di incidere sulle regole del mercato locale, imponendo divieti e limitazioni in funzione degli interessi economici degli affiliati.
L’AFFILIAZIONE ALLA COSCA ALVARO
Allo stesso modo, secondo la contestazione, l’appartenenza alla famiglia Alvaro dei vertici del gruppo permetteva a tutti i compartecipi di presentarsi come interlocutori attendibili e temuti presso altre organizzazioni criminali. Questa reputazione consentiva al sodalizio di accedere ai circuiti del traffico di stupefacenti e di instaurare rapporti che, in assenza di tale riconoscimento, sarebbero impossibili.
Tanto l’associazione quanto i reati in materia di droga, armi e ricettazione di autovetture sono, secondo la prospettazione accusatoria attualmente accolta dal GIP, finalizzati anche ad agevolare l’attività della cosca Alvaro, essendo quelle condotte poste in essere anche al fine di procurare alla ‘ndrina ritorni economici e al fine di ribadire il controllo degli stessi Alvaro sul territorio, per tale via rafforzando la predominanza della citata associazione di stampo mafioso.
Alla fase esecutiva del provvedimento hanno preso parte militari dei Comandi Provinciali Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila e dello Squadrone Eliportato CC “Cacciatori” di Calabria.
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