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I vescovi Luigi Renzo e Vincenzo Bertolone

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La chiesa calabrese sta vivendo un periodo di grande intensità, nel corso dei prossimi mesi si svolgeranno ben tre beatificazioni, due nella diocesi di Catanzaro Squillace (Nuccia Tolomeo e Mariantonia Samà) e una nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea (don Francesco Mottola).

La Calabria si conferma, quindi, terra di santi e culla prediletta della fede (ricordiamo anche le diverse cause di canonizzazione aperte su tutto il territorio calabrese e in particolare quella di Natuzza Evolo, la mistica di Paravati nota in tutto il mondo), ma negli ultimi mesi qualcosa, all’interno del mondo ecclesiastico calabrese, ha stonato.

“Dimissionamenti” tra i vescovi calabresi

Negli ultimi due mesi i fedeli calabresi hanno assistito ai “dimissionamenti” a sorpresa di due vescovi particolarmente noti alla comunità regionale. Il primo luglio il vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, Luigi Renzo, ha scoperto che le dimissioni che aveva presentato erano state accolte in meno di una settimana. Dimissioni, tra l’altro, che in sostanza pare gli fossero state chieste da Roma con un anno di anticipo rispetto alla fine naturale del mandato.

Comunque, tempi record in questi casi visto che di solito passano dei mesi prima che una richiesta di chiusura anticipata dell’episcopato trovi accoglimento. Ma, come se ciò non fosse stato sufficiente a far capire che il mandato episcopale era terminato, si aggiunge anche la nomina di un amministratore apostolico diverso (il vescovo di Locri-Gerace, Francesco Oliva) rispetto all’uscente, in contrasto con la prassi.

Alla base di questo sostanziale allontanamento coatto ci sarebbero stati alcuni episodi che per la Santa Sede non sarebbero stati gestiti bene dal presule. Si va dal caso del segretario indagato per estorsione fino alla querelle con la Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Episodi che l’ormai ex pastore della diocesi avrebbe pagato con questo “invito” perentorio a liberar le stanze.

Dopo Mileto stessa sorte per Catanzaro

Neanche passano due mesi e la storia si ripete esattamente con la stessa sinossi. L’arcivescovo di Catanzaro, Vincenzo Bertolone, annuncia che il suo mandato è finito con due mesi di anticipo rispetto a quanto previsto.

E l’annuncio avviene ancora in modo repentino tanto che, anche in questo caso, la missiva ufficiale di congedo, diciamo così, ci mette pochi giorni a partire da Roma e arrivare a Catanzaro.

Tempi strettissimi per comunicare, come nel caso di Mileto, che la decisione era immediata e l’amministratore apostolico sarebbe stato un altro vescovo (nel caso l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Angelo Panzetta).

Anche in questo caso, dietro al formalismo vaticano fatto di ringraziamenti e benedizioni, le ragioni del benservito starebbero in alcuni episodi non gestiti come la Santa Sede si aspettava dall’arcivescovo di Catanzaro. Nello specifico pare che il problema principale risieda nella vicenda del Movimento Apostolico recentemente soppresso.

Il tutto quando per entrambi si era in procinto di un evento storico per le diocesi e per la propria storia episcopale: le proclamazioni di tre beati. Un messaggio chiaro che da Roma è giunto ai due vescovi: la vostra esperienza è finita ed è finita adesso, arrivederci e grazie.

Sono queste le modalità giuste?

Ora, al di là delle motivazioni che hanno portato la Santa Sede e il Santo Padre (ricordiamo che la Chiesa è una monarchia assoluta) a prendere la decisione di “pensionare” anzitempo (seppur di poco ma forse questa è anche un’aggravante) due suoi servitori, ciò che desta perplessità e invita ad una riflessione sono le modalità scelte dalla burocrazia romana per dar seguito ai voleri del Papa.

È questo un comportamento che risponde realmente ai principi d’ispirazione cristiana cui ogni giorno la chiesa richiama i fedeli? Un “licenziamento in tronco” mascherato da dimissioni alla vigilia della fine del mandato e con questi modi non è forse umiliante (e del tutto immeritato in entrambi i casi) per la figura di un vescovo che ha speso la propria vita al servizio della chiesa? E che messaggio si dà alla comunità? Ad ognuno l’onere di darsi una risposta, non crediamo che ne arriveranno di ufficiali.

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