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La direttrice dei parchi di Paestum e Velia Tiziana D’Angelo lancia la proposta di aprire i luoghi della cultura alla comunità e alle persone fragili che hanno difficoltà a visitarli


PAESTUM (SALERNO) – «Questo è un luogo del passato, però nel passato la città si prendeva cura della propria comunità, della propria popolazione. Noi vogliamo che i luoghi della cultura continuino a farlo oggi».

Così Tiziana D’Angelo, direttrice dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, a Paestum, in occasione della XIX Giornata nazionale della Sla, ha raccontato il percorso avviato per rendere il patrimonio archeologico sempre più accessibile e vicino alle persone più fragili. «Vogliamo che questi luoghi si aprano a comunità che possono raggiungerci. Ma anche a visitatori che non possono forse arrivare qui per ragioni di salute», ha spiegato D’Angelo. Ed ha inoltre sottolineato la necessità di superare «l’idea del museo e del parco archeologico come luoghi esclusivamente legati alla conservazione e alla visita».

In questa direzione nasce il progetto “il benessere è un’opera d’arte”. Progetto attraverso il quale, ha spiegato la direttrice, «trasformiamo questi luoghi in luoghi d’incontro. Alcune volte d’incontro a distanza, alcune volte invece creando dei laboratori proprio all’interno dei nostri spazi. Lo facciamo per persone che soffrono di diverse patologie, dal Parkinson all’Alzheimer, malati di lunga degenza». Per rendere concreto questo percorso, però, serve una rete. «Per prenderci davvero cura di queste persone abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una rete di supporto», ha sottolineato D’Angelo, collegando questa esperienza alla collaborazione avviata con Aisla. 

«Quello che stiamo realizzando con Aisla è un passo importante in questa direzione. Perché ci può aiutare a costruire un ponte e portare Paestum e Velia nelle case delle persone che soffrono di Sla, e delle loro famiglie», ha evidenziato. «L’obiettivo è fare del patrimonio culturale uno spazio capace di continuare, anche nel presente, quella funzione di cura della comunità che apparteneva alla città antica. Essere lì per loro, così come questi luoghi hanno curato nel passato, noi vogliamo che continuino a farlo oggi». 

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