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La sora Cecioni interpretata da Franca Valeri

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Tempo di lettura 2 Minuti

A rivederla oggi, in bianco e nero, attaccata al telefono, a sproloquiare con mammà, con le babbucce e i bigodini, sul divanetto, il primo pensiero va a un’antenata. La sora Cecioni è la nonna di tutti noi, che oggi ciondoliamo con il telefonino in mano, senza staccarci un attimo. Per noia, solitudine, insoddisfazione. Franca Valeri, 100 candeline appena spente, ha preceduto tutti, come spesso le è capitato nella sua brillante vita artistica, sotto il segno dell’ironia e dell’intelligenza. Oggi, la sora Cecioni terrebbe banco sui social, avrebbe un blog, non si tirerebbe indietro davanti a una ricetta, a un pettegolezzo, a una di quelle battute che lasciano il segno. Ne avrebbe per tutti. Come è stata lei, Franca, nel secolo di quotidianità che l’ha accompagnata, tra tristezze, depressioni, intuizioni e interpretazioni epiche.

Con quella voce ficcante, stridula si è presa gioco dei vizi e dei difetti dell’Italietta, addolcendo con un sorriso sarcastico i limiti di un Paese semplice, provincialotto. Le telefonate a mammà, in quegli studi televisivi di una Rai ricca di talenti soffocati dal perbenismo, in quelle trasmissioni senza interruzioni di pubblicità, sono state una trasgressione contro il nuovo conformismo che si andava a affermando fuori, nelle piazze, vestito di eskimi e minigonne. Proprio quando le ragazze iniziavano la loro marcia di emancipazione, la pillola, la libertà sessuale, le battaglie per l’aborto, il divorzio, la sora Cecioni aveva il filo diretto con mammà, sulle piccole cose di tutti i giorni, senza una parola su quello che davvero accadeva nelle famiglie immerse nella bufera della contestazione.

In un solo colpo, Franca metteva a nudo due mondi: quello rimasto legato al passato e quello che sgomitava, urlava, protestava per dare più spazio ai diritti. Un femminismo intelligente, senza eccessi e fanatismi. Franca è l’emblema di queste nuove donne. Nel Vedovo con Alberto Sordi, anno 1959, firmato da Dino Risi, c’è l’apoteosi di come si ridicolizza un marito incapace, richiuso sulle sue pochezze esistenziali.

Quel sopranome cretinetti farà epoca: sta a significare l’esclusione dal nuovo mondo, quello del boom, antivigilia del riscatto femminile, il senso di inadeguatezza degli uomini, non in grado di cogliere gli effetti del cambiamento. Quel personaggio di Sordi (proverà a uccidere la moglie) è anticipatore degli uomini imbecilli e sanguinari che oggi si macchiano di femminicidi. Il nuovo odio che alimenta una strage senza precedenti. Una vergogna.


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